Pagine ignorate di storia dell’Elba

“Isola nota in tutto il  mondo perché Napoleone ne fuggì via”

Che cosa devo dire di questo mio libercolo, dato alle stampe senza alcuna pretesa, che però ha ottenuto un successo insperato? E’ una raccolta di interventi comparsi sulla “Rivista di Studi Napoleonici e di Storia dell’Elba” e anche sulla rivista “Lo Scoglio”. Tutte storie vere, autentiche, riprese in gran parte dagli archivi comunali e ricostruite con esattezza storica, cogliendo, talvolta, il lato ridicolo, quando capitava. Quella delle “Bandiere al vento” fu forse la prima a comparire, quando mi accorsi che Napoleone non dette una sola bandiera, all’Elba, ma ne usò anche una personale, che lasciò a Saint Jouan, dopo la sua fuga, e una mercantile, molto rispettata anche dai barbareschi, che scorrazzavano nei nostri mari.

Nessuno si era mai soffermato sulla “Biscotteria”. Sono partito dalle ricerche di Battaglini e sono arrivato ai giorni nostri ed a certe storie da me vissute. A qualcuno venne il sospetto che l’ammiraglio Orazio Nelson non fosse capitato all’Elba inaspettatamente (ci stette press’a poco quanto Napoleone!). Certo non era ancora divenuto famoso, un semplice Commodoro, anche se al comando di una nutrita flottiglia. E tutti gli storici dell’epoca credettero che il capo della spedizione fosse il maggiore Duncan, sbarcato con un folto gruppo di “marines” all’Acquaviva. Ma come c’era arrivato? Non certo con l’elicottero. Fu dunque Nelson a condurli e a tenere un voluminoso carteggio con il governatore inglese della Corsica, Elliot, con il ministro del granduca Fossombroni, con il governatore toscano Kneisewic e a minacciare di spianare la città di Portoferraio con le sue navi ancorate nella darsena, se non l’avessero fatto sbarcare. Dell’assedio di Portoferraio dirò solo che venne ordinato da Napoleone e si arrabbiò con Murat che non riusciva ad entrare in città. Lo dimostrò a Parigi alla deputazione elbana (Traditi, Pandolfini, Barberi e Senno) alla quale disse che avrebbe dovuto punire i Portoferraiesi per un atto così vergognoso …

Un’altra mia scoperta fu la fornitura della tazza di granito dell’Elba (di San Piero) commissionata dal Giambologna per la sua statua dell’Oceano nel giardino di Boboli. Fu incaricato il Tacca (quello dei “4 mori”) sia del lavoro che del trasporto, da Cavoli a Firenze, risalendo l’Amo. Poiché il fiume era in magra (una estate torrida come questa!), fu giocoforza inoltrarlo via terra. Tutto andò bene finché a Lastra a Signa ci si accorse che il monumentale manufatto non passava dalla porta del paese. Si domandano ancora oggi perché sparirono gli infissi di legno e sono stati scalpellati gli stipiti.

Ho raccontato di alcuni storici personaggi come il generale Jousouf (Giuseppe Vantini, portoferraiese), creatore degli Spahis francesi, del generale Domenico Rusca, primo governatore dell’Elba francese, del generale Giuseppe Leopoldo Hugo e del figlio Victor, che imparò qui l’italiano, (come dice Dumas). Della corrispondenza dei tre maires dell’epoca francese (Vantini, Lapi, Traditi) dirò solo degli equilibrismi, fatti con un certo garbo e disinvoltura, per giustificare tutti i vari cambiamenti di governo, e per difendere forse la sua poltrona, ma anche i suoi concittadini da possibili vendette politiche. Duecentoundici anni fa, di ferragosto, alla presenza dell’Imperatore, in occasione del suo genetliaco, per san Napoleone (aveva infatti inventato anche il suo santo), a Portoferraio fu liberata una mongolfiera. Espressamente da Parigi era giunto monsier De Fabris, esperto in palloni gonfiati…

Troverete interessante il decreto del maire Lapi per la pulizia giornaliera delle strade. Gli spazzini, non ancora netturbini, non possono “smettere i loro travagli finché non avranno totalmente terminato. Se mai qualche pezzo di strada non fosse spazzata nei giorni stabiliti, perderanno la somma di soldi tredici e quattro centesimi”. Il referendum indetto in tutto il territorio francese, nel 1804, servirà soprattutto a ricordare molti antenati e tutte le famiglie elbane ancora qui esistenti. (Qui compaiono: Diversi, Mibelli, Cacciò, Ciummei, Soria, Mellini, Allori, Sassi, Filinesi, Fabiani, Provenzali, Squarci, Chiappi, Pacini, Gasparri, Fantozzi, Broccardi, Prioreschi, ed anche qualche antenato di Teodolindo).

Così le pagine dedicate alla coscrizione militare ed alle imprese napoleoniche, cui parteciparono molti elbani. La vicenda dei quattro cavalli donati all’Imperatore è piuttosto ridicola. Certamente tre di essi finirono a Waterloo; del quarto, mah? , non saprei dirvi come andò a finire.

Nei primi mesi del 1814 venne pubblicata una “Descrizione istoriografa dell’Elba” compilata dal dott. Taddeo Taddei Castelli; una piccola guida di una trentina di pagine, con alcune rime dedicate a Pietro Leopoldo Granduca di Toscana. A libro ormai stampato, l’editore si sentì in dovere di ragguagliare il “benigno lettore” dei mutamenti intervenuti nel dominio dell’isola e di aggiungere una sua protesta. Un avvertimento, insomma, a scanso di equivoci e di rimproveri, perché lui non c’entrava assolutamente!

Dell’Elba francese e dei francesi ( 1802 -1815) ho descritto certe modifiche avvenute nel campo giudiziario, sanitario, culturale, scolastico, contributivo ecc. di notevole interesse e di ammodernamento della pubblica, civica amministrazione. Fu, però, fatto risaltare il loro perentorio “nous voulons” (noi vogliamo) sì che si guadagnarono l’appellativo satirico di “nuvoloni”.

Se, fuggito dall’Elba, l’Imperatore avesse diretto la prua verso la costa italiana, come promesso, e documentato, a Melchiorre Delfico, a Luigi Corvetto ed altri, avrebbe anticipata l’unità d’Italia. Avrebbe avuto forse vita più lunga ed evitato la sconfitta di Waterloo. Ma la storia non si fa con i se e con i ma…

Sarebbe rimasta incompleta, questa mia fatica, se non avessi inserito un diario inedito sui bombardamenti subiti da Portoferraio durante l’ultima guerra. Per l’esattezza 53, con relativi mitragliamenti. Ma il più cruento fu quello terroristico dei nazisti contro una popolazione inerme, colpevole di non volerli sul nostro suolo. Ci costò più di 300 morti; ho ancora davanti a me l’immagine delle vittime sparse per piazza Cavour e via Guerrazzi. Una semplice medaglia di bronzo al valor civile è stata la riconoscenza dello Stato. Avremmo voluto restituirla, ma poi è prevalsa l’idea di aver fatto il nostro dovere. Le medaglie le diano pure agli altri!.

Non voglio annoiarvi ulteriormente con altre e poco conosciute vicende, racconti interessanti e inediti, che compaiono in questo mio libretto.

Questa è la presentazione dell’ultimo libro di Aulo Gasparri così la raccontò l’autore al molo Elba il 12 settembre 2003, riprodotta da Lo Scoglio 1° quadrimestre 2004, anno XXI 

Post navigation

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

cookieassistant.com