Ilva, la regina del tirreno

Tra antichità e ricordi napoleonici. Nel settembre 1996, in occasione dell’uscita nella nuova Guida vacanza del TCI Isola d’Elba e Arcipelago Toscano, fu pubblicato un servizio su Qui Touring, la rivista dedicata ai soci del Touring Club a cura di Anna De Stefano.

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Si dice che da lontano, le isole sono tutte uguali. Come fossero relitti affioranti dal mare e solo avvicinandosi si riuscisse a distinguere di ciascuna il fascino particolare. È una verità che sembra di cogliere mentre il traghetto si avvicina all’isola d’Elba, la regina dell’arcipelago Toscano. Pare quasi di trovarsi di fronte a un mondo nuovo, ammiccante e misterioso, che nasconde ricchezze e sorprese su quelle coste lambite da un mare incredibilmente azzurro.

Ed eccolo lì, improvvisamente, Portoferraio, principale centro e porto dell’Elba, un accesso naturale a quest’isola invitante e maestosa. Situato in un’ampia insenatura, è caratterizzato da una fisionomia di città fortificata: due forti con alte mura bastionate visibili anche dal mare difendono infatti ancora oggi l’abitato da chissà quale pirata immaginario. Giunti a terra, l’animata cittadina, il viavai dei turisti, le sirene dei traghetti, le imbarcazioni e i pescherecci che si affollano nel porticciolo sono l’eredità dell’importanza strategica che l’Elba ricoprì in passato.

Elba, l’isola frugata nei secoli da invasori greci, normanni, saraceni è ammantata di un fascino antico. Sono numerose le leggende che accompagnano la storia di Ilva (antico nome del luogo), molte delle quali legate al periodo della dominazione francese; da quando, cioè, nel 1814, l’isola, insieme a quelle di Pianosa e Palmaiola, divenne un regno indipendente assegnato a Napoleone.

Fu questo un periodo storico di breve durata, del quale rimangono però molte tracce: alcune sono legate alla fantasia popolare, come la “sedia di Napoleone” o lo “scoglio della Paolina” (così chiamato perché si racconta che qui facesse solitamente il bagno l’eccentrica nobildonna francese); altre, invece, sono reali.

Fra queste, la più sorprendete è forse la Messa che ogni 5 maggio (data della morte dell’imperatore) viene celebrata in suffragio di Napoleone nella chiesa della Misericordia di Portoferraio.

Ma i luoghi elbani legati al mito napoleonico sono ancora molti. A Portoferraio si trova infatti anche il più suggestivo ricordo del generale: la Palazzina dei Mulini. Della costruzione colpisce l’atmosfera romantica che ancora vi aleggia, forse data dal fatto che qui l’imperatore incontrò per l’ultima volta Maria Walewska, grande amore della sua vita. La contessa polacca, decisa a condividere la propria esistenza con Bonaparte, fu costretta ad andarsene proprio dall’inflessibile Napoleone.

Ma ci sono altri siti di napoleonica memoria. Alla periferia di Portoferraio, in località San Martino, si trova l’altra villa del generale, la residenza estiva, con la sua stanza da letto ancora intatta, decorata, tra l’altro, con api d’oro e stelle della Legione straniera. Poco lontano si trova la fortezza del Volterraio, posta in cima a una rupe su cui sorgeva l’antica acropoli etrusca: questa, secondo la leggenda, sarebbe stata fondata dalla mitica regina Ilva. Da qui si gode di una magnifica vista sul porto. Non solo: lontano dal centro cittadino, si inizia a notare una realtà differente.

Da Portoferraio la strada si dirama verso Procchio, Marciana e Marina di Campo da un lato, e verso Capoliveri, Porto Azzurro, Rio dell’Elba dall’altro. Si tratta di due percorsi suggestivi, così come le località toccate. Procchio, per esempio, si trova in un’insenatura il cui golfo, visto dall’alto, offre una gamma vastissima di azzurri.

Notevole è anche la delicatezza dei colori dell’insenatura della Biodola, soprattutto con le ginestre in fiore. Continuando sulla medesima strada, si può proseguire fino ad arrivare a Marciana Marina, un antico borgo di pescatori, molti dei quali d’origine ponzese, emigrati qui in cerca di fortuna molti anni or sono. Il paese mantiene ancora oggi un ritmo lento e rilassante, che si può apprezzare meglio durante un’eventuale pausa per assaporare il gustoso pesce del Rendez-Vous, tappa quasi obbligata sul lungomare, caratterizzato dalla bella torre medicea. Lasciata Marciana Marina, il cammino prosegue aggirando il massiccio del Monte Capanne lungo la costa occidentale, attraversando in seguito la parte più aspra e forse incontaminata dell’Isola d’Elba.

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Si arriva quindi a Poggio, borgo antico, dalle strade percorribili solo a piedi, diventato oggi un ottimo punto di partenza per escursioni ai monti Perone e Capanne. Da qui ha inizio infatti un’incessante attività escursionistica ideata e gestita soprattutto all’Associazione Elbambiente, che con le sue numerose iniziative (tra cui Elba a piedi), offre a turisti ed elbani, residenti e no, la possibilità di partecipare gratuitamente a passeggiate guidate e spiegate da esperti locali, in mezzo alla natura.

Questo è solo uno dei tanti progetti nati dalla proficua collaborazione tra operatori turistici, albergatori e associazioni ambientaliste. L’idea, infatti, è quella di proteggere e valorizzare al massimo le notevoli bellezze naturali dell’Elba. Tutto nasce dalla consapevolezza che un maggior investimento per la conservazione dell’isola si può trasformare poi in una interessante fonte di reddito, rappresentato dall’arrivo di turisti in cerca di ambienti incontaminati.

A questi ultimi, nel tentativo di invogliarli a praticare un turismo ecologico che permetta di vivere l’isola la meglio, seguendo ritmi equilibrati e scoprendo gli aspetti più segreti del territorio, vengono quindi offerti servizi di vario genere, spesso gratuiti. Ovviamente tutto questo comporta anche altri vantaggi tra i quali l’utilizzo minimo delle auto e la diminuzione degli sprechi.

L’esperimento, il primo in Italia e forse in Europa, ha dato ottimi risultati, al punto che in molti altri luoghi si sta tentando di emulare l’iniziativa elbana. Si tranquillizzi comunque chi, pur non volendo perdersi nulla di quello che l’isola può offrire, è colto da gravissimi attacchi di pigrizia al solo pensiero di fare 100 metri senza ricorrere all’auto.

Non è obbligatorio andare a piedi: ognuno può scegliere come trascorrere la propria vacanza.

Per tale motivo, ad esempio, bisogna ricordare la comodissima cabinovia che porta al monte Capanne, risparmiando ai meno sportivi una lenta e non sempre agevole ascensione. E per finire, una volta in vetta, oltre a una spettacolare vista che abbraccia l’intera isola, c’è anche la possibilità di gustare una cucina capace di abbinare i sapori del mare con i profumi della montagna.

Da tutto ciò si può vedere come l’impegno principale degli elbani sia quello di preservare e offrire ai turisti in tutta la sua bellezza un’isola decisamente varia, con montagne che superano i 1.000 metri di altitudine, belle coste, calette, porticcioli e un mare straordinario.

Il nostro itinerario prosegue quindi in un continuo variare di paesaggi e di coste scoscese e vertiginose contro cui si infrangono violente le onde.

Il brivido di provare il mal di mare anche stando sulla terraferma, grazie a una strada tutta curve, si stempera con la visita di alcuni fra i borghi più belli dell’Elba. Fra questi, per esempio, da ricordare San Piero in Campo, il paese degli scarpellini, tutto in pietra con la diroccata fortezza degli Appiano, oppure Sant’Ilario in Campo, dalla struttura urbana di probabile origine longobarda, con la torre quadrata di San Giovanni. Gli abitanti di questi incantevoli borghi hanno cercato di rendere ancora più invitante la sosta dei visitatori, abbellendo cortili e davanzali con piante e fiori dai vivaci colori, quasi in una amichevole gara a chi possiede la casa più bella.

Nei vicoli può anche capitare di cogliere scene di vita quotidiana, scorci pittoreschi, discussioni nella tipica, musicale, parlata toscana.

Si va avanti e di nuovo curve fino al mare, dove fra dirupi e rocce grintose si trova Fetovaia, piccola spiaggia in una piccola insenatura, che con le sue pinete riesce ad addolcire la durezza della costa. Dopo aver superato Marina di Campo, frequentata stazione balneare e importante porto di pescherecci, si arriva allo spettacolare golfo di Lacona.

Il lungo promontorio di monte Capo di Stella divide il golfo di Lacona dal golfo Stella, ed è in queste due insenature che si trovano le più belle spiagge dell’isola. Lo spettacolo diventa indimenticabile se goduto sugli scogli di punta Zanca e Sant’Andrea, sui quali la luna calda dell’imbrunire crea un effetto quasi magico, grazie alle rocce di arenaria che si tingono di colori ora rosati, ora lilla, ora violacei.

In uno scenario come questo si confondono la sagoma di una barca a vela che scivola sull’acqua al tramonto e le figure di pazienti pescatori, con le lunghe canne che si stagliano contro l’orizzonte. Oltre, Capoliveri è un altro luogo interessante. Grazie alla sua posizione, lo sguardo riesce a spaziare oltre che sui due golfi anche sulle isole di Pianosa e di Montecristo e, meno lontano, su due verdi scogli chiamati Gemini.

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La vicina Porto Azzurro, invece, è uno dei più rinomati centri balneari e d’estate il suo porto diventa punto di arrivo e partenza di numerosissime imbarcazioni per giri turistici dell’isola. Le barche regalano alla cittadina una vivace e colorata atmosfera che è forse più palpabile guardando l’abitato dall’alto della Fortezza di Portolongone.

Appena fuori Porto Azzurro, un cartello colpisce l’attenzione: è la Piccola miniera, ricostruzione fedele e suggestiva, anche se in scala ridotta, di una delle miniere che sfruttavano i giacimenti dell’Elba, per decenni la più importante voce economica dell’isola. Sembra un nome appropriato per una vecchia storia d’oltre oceano e richiama alla mente filoni d’oro e miniere abbandonate in un’America ottocentesca.

Invece, la Piccola miniera si trova proprio qui, nell’isola d’Elba, in Toscana, in Italia. Da questo lembo di terra veniva una gran parte del ferro estratto nel nostro Paese fino a qualche anno fa. Oro per queste isole, come il turismo di oggi.

La miniera è situata all’inizio della vecchia zona di estrazione e insieme agli altri scavi, quelli a cielo aperto, offre un paesaggio spettacolare: enormi ferite, in una terra resa rossa dalla notevole presenza di ferro e di minerali di altro genere. Uno di questi giacimenti ha regalato ai turisti una meta alternativa alla spiaggia: il laghetto di Terranera, che, con la sua acqua verde dalle proprietà termali, riesce ad attrarre più bagnanti del mare stesso, dal quale è separato solo da due metri di sabbia. Tutt’intorno, aggrappati alle rocce, appassionati collezionisti di tutt’Italia passano ore, armati di martelletto, alla ricerca di qualche frammento dei numerosi minerali presenti sull’Elba.

Colori forti, quindi, in queste zone, in certi luoghi addirittura entusismanti, come nel caso del Santuario della Madonna di Monserrato, così chiamato perché ospiterebbe una copia della Madonna Nera di Monserrat, in Spagna. L’edificio, di dimensioni modeste, è posto sul colmo di un poggio, circondato da alte e rossastre pareti rocciose. In questo luogo suggestivo, in certe ore del giorno la luce provoca contrasti violenti, mentre riluce il verde argentato delle agavi e il blu del cielo si satura fino a diventare quasi nero. Proseguendo lungo la strada si arriva a Rio nell’Elba, quasi incastonato nella terra, e alla vicina Rio Marina. Paesini suggestivi meno frequentati di altri, che una volta erano i principali centri elbani dell’estrazione mineraria. Continuando in direzione di Cavo si incontra un vecchio, grande lavatoio pubblico, ancora in funzione, simbolo di un tempo andato ma tuttora in grado di trasmettere anche ai più giovani antiche nostalgie.

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Infine, eccoci a Cavo, il borgo situato sulla punta più settentrionale dell’Isola: qui scegliere un posto appartato per fare il bagno, in mezzo a tanta bellezza, non è un problema di scelta. Diverse sono infatti le spiagge dalle quali il mare limpido e in taluni punti trasparente chiama a sé i bagnanti e noi, dopo aver percorso l’isola in lungo e in largo decidiamo di “lavare i panni” in Tirreno. Perché l’Elba è finita e il viaggio pure.

 

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