Il Darsena

C’era una volta il Grand Hotel Darsena. Quella de “il Darsena” come lo si chiamava noi ragazzi, è una storia per alcuni versi emblematica. E’ la storia della prima moderna struttura ricettiva. Farà conoscere l’Elba nel mondo ma avrà una vita breve. E’ la storia di Giuseppe Cacciò, pioniere del nostro turismo, imprenditore di talento che non farà fortuna… Anzi finirà quasi dimenticato.

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La calata di Portoferraio, alla sinistra il Palazzo dei Merli

Portoferraio, anni 50. Il Palazzo dei Merli è stato centrato da una bomba. E’ uno dei “buchi”, una ferita aperta nel cuore della città. E’ qui, che Giuseppe Cacciò costruisce il Grand Hotel Darsena come ha già promesso nel 47 quando trasforma una villa di Poggio nell’Hotel Fonte Napoleone. Un successo. Giuseppe Cacciò è uno che crede fermamente nella bontà delle sue idee. Pensa in grande e guarda lontano. “Verrà il grande albergo – aveva scritto poco prima – e ne verranno molti altri, verranno le strade asfaltate, verranno le 10 corse giornaliere del piroscafo, verrà il lavoro per due o tremila lavoratori di albergo e mensa, di bagnini, di barcaioli, di pescatori. E tutto questo anche se noi dovessimo crollare”.

Dopo il Poggio è la volta di S. Martino. La villa Demidoff, sottoposta ad un apprezzato intervento di restauro, diventa il prestigioso Albergo Bonaparte (1951), poi tocca a Portoferraio che lui immagina come “il salotto mediceo” del turismo elbano. Dove sorgerà il nuovo albergo del quale ha da tempo il progetto in mano? Alla Linguella, in posizione invidiabile, con il nome di Grand Hotel del Golfo? La scelta è di ricostruire nel bel mezzo della Calata, sulle rovine del celebre palazzo di Coppedè ed il nome (scartati quelli di Cosmopoli, Aiglon, Stella di Mare, Primotel, Scacciapensieri) sarà Grand Hotel Darsena.

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Il progetto, a firma degli architetti Ugo Miglietta e Roberto Lloyd, è pronto da tempo. I lavori iniziano nell’ottobre del 50. C’è sempre una piccola folla per la calata, alle finestre a seguire, commentare quanto fanno gli operai della ditta Fratelli Logi, i tonfi cadenzati del maglio che affonda i tronchi di pino delle fondamenta si sentono da molto lontano. la manodopera è locale: imprese edili, artigiane. Elettricisti, falegnami, fabbri, imbianchini, pittori: Delio Tamberi; Sileno Barbadori; Luigi Capecchi; i fratelli Scotto; Cesare Bandinelli tanto per citare. Manodopera locale, ripetiamo, di prima qualità messa alla prova.

La storia del Grand Hotel Darsena, il primo Albergo di prima categoria “voluto e realizzato come omaggio filiale” da Beppino Cacciò la rileggiamo in un album conservato come una reliquia da Furio Duranti. Assunto in prova, per “curare la segreteria” è il factotum, titolare delle licenze, uomo di fiducia del commendatore. Rimarrà al suo posto fino all’ultimo. Torniamo all’apertura, primo luglio 1952.

Non è difficile immaginare cosa poteva rappresentare, allora, un nuovo grande albergo. Bene, l’inaugurazione fu un vero e proprio evento. Guarda “chi c’era”: questa è la N.D. Olga Ferrari Conti mentre taglia il nastro. Questo è l’arciprete, Don Giuseppe Salesi che dà la benedizione: ecco, Beppino Cacciò e la Signora Celestina, fanno gli onori di casa; questa è la madrina la Signora Anna Graziani… Ed altri volti noti: il commissario prefettizio Mario Cascini, il dott. Salvatore Barbera, i professori Primo Lucchesi, Alfonso Preziosi e Cesare Biagini, il dott. Giuseppe Bandi, Angiolo Gentini, presidente dei commercianti, il cav. Michele Boni, il sor Umberto Villani, il N.H. avvocato Mellini Ponce de Léon, il notaio Jacopo Broccardi, Angiolino Vai…

E c’è ovviamente il sindaco. Elbano Benassi primo cittadino comunista, ringrazia “l’amico Cacciò e quanti altri hanno voluto che a Portoferraio sorgesse una così magnifica realizzazione destinata a dare lustro e decoro alla nostra amata cittadina” ed a rappresentare nondimeno “…una modesta fonte economica per il nostro depresso paese”. Segue, ovviamente, un memorabile pranzo cucinato dall’ottimo chef Gino Zecchini e, infine, una gara di danza ai ritmi della Vallechiara di Fleris Chionsini, Cenisio Lungonelli, Mario Parlanti, Elbano Conti, Mario Gori ed Enzo Galvani.

Il Grand Hotel Darsena ha 45 camere, ascensore, entrate da via Guerrazzi e dalla Calata Mazzini (con doppia scalinata), terrazza ristorante con vetrage, un’entrata da via Guerrazzi sulla rada, ristorante sulla terrazza, Taverna con American Bar, orchestra sull’attico. Proviamo a ricordare qualche nome dei dipendenti. Intorno al direttore Umberto Chioffi (e in seguito Albino Catenazzi), al segretario Duranti, opera una squadra ben compatta e esperta. Abbiamo detto dello chef Gino (il Norge) che come collaboratori ha Mario Pisani e Paolo Chelucci (chefs de rang). Gli addetti alla portineria sono Vittorio Spicciani e Arnoldo Moretti. Del personale fanno parte anche Umberto Gentini (sarà poi comandante dei Vigili Urbani); Antonio Pisani, Alfredino Manzi, Loredana Gasparri, Anna Ginanneschi, Benito Donati, Maria Amore e, come apprendisti, Pasquale Orzati, Giovanni Anselmi, Luigi Nobili. Ne abbiamo sicuramente tralasciato qualcuno. Restano da citare però, gli allievi del corso di Scuola Alberghiera che aveva una gestione separata: Franco (Sigarino) Bonelli, Giancarlo Boggio, Franco Lucini, Paolo e Piero Pieruzzini, Euro Fanfani, Renzo Bisso, Jack Torino. Diceva bene il sindaco Benassi, il Darsena dà occupazione e crea ottimi professionisti nel settore ricettivo.

luggage_label_darsena_portoferraio“Nel 47 improvvisammo tutto, commentava soddisfatto Cacciò, nel 52 ci presentiamo agguerriti dall’esperienza coronata da successo”. Segnalato sulla Guida Michelin, passerella per il mondo della moda, arte, cultura, cinema, spettacolo, sport, il Darsena è pure il ritrovo di nobili, scienziati, politici, banchieri. Furio Duranti sfoglia l’album delle foto.

Greta Garbo (confesserà che gli spaghetti al pomodoro erano deliziosi); Edward Windsor e Wally Simpson brindano a champagne; ecco Giuliana, Bernardo e Beatrice d’Olanda col fidanzato Klaus von Amsberg… Ecco gli autografi: Enrico Fermi, Teresa e Francesco Alliata di Villafranca, Lucia Rizzoli, Massimiliano Bugatti Rebua, Ferdinand Boyer dell’Ecole des Beaux Artes de Paris, Rodolfo Pacciardi. Leonetto Amadei. Walfredi Toscanini. Lucia Rizzoli. Franca Spalletti. Sforzino Sforza. Flavia della Gherardesca. Philippe Hersent. Harrol Flyn. Franca Marzi. Luciano Virgili. Lauretta Masiero. Helène Rémy. Flavia della Gherardesca. Bruno Dossena. Magali Noel. Sandro Pallavicini. Ettore Manni, Elsa Martinelli, Gino Becchi, Silvio Noto, Sylva Koscina e Guido Carli, Edy Campagnoli, Riva, presidente del Milan (fa la campagna acquisti per telefono).

E ancora Renato Rascel, Marisa Allasio, Silvana Pampanini, Ezio Radaelli, Carlo Campanili, Walter Chiari, Milva, Rita Pavone, Nico Fidenco. La firma di Pippo Baudo è della primavera del 72.

Sulla cresta dell’onda fino al 58, il Darsena opera come albergo-ristorante fino al 72 per chiudere ufficialmente il 30 settembre 1974. “Cacciò mi convoca dopo la prima stagione, racconta Furio Duranti, e mi chiede com’è andata. Commendatore, visto che ancora può farlo, lo trasformi in residence. Un albergo estivo, senza spiaggia vicina, privo di parcheggi non ha futuro. Ma per i primi anni funzionò, eccome”.

Perché, uno come Beppino Cacciò si imbarca in un’impresa tanto difficile, soprattutto considerati i tempi? Anche, certo, per “tappare un buco”, risanare cioè quell’area in Calata ma anche perché è fatto così, è un imprenditore pieno di idee e di cultura, ma forse senza il pallino degli affari, come si dice. Ci rimette le fornaci di Roma e i terreni della campagna portoferraiese.

Il Darsena nasce con la “Grandi Alberghi sul Golfo” s.r.l. di Giuseppe Cacciò (Amministratore delegato) e Celestina Brady (sua moglie). Presidente è Umberto Villani. La società passa poi ad un gruppo di imprenditori milanesi (Porrino, Campagna ecc.) e diventa Monte Perone s.p.a.

La Monte Perone (Amministratore delegato il fiorentino Ugolini) fa gestione diretta. Subentrano quindi altre gestioni rappresentate dai fratelli Carlo e Florio Pagnini, da Scacciati, da Leo Foresi. Ceduta ad un gruppo imprenditoriale tedesco, il pacchetto azionario è infine acquistato da una società controllata da Franco Gasparri. L’Albergo è stato quindi ristrutturato ad uso residenziale e commerciale.

“L’ora dei pionieri è finita” scriveva Beppino Cacciò. Un grande elbano, un uomo di grande levatura. Che impegna tutte le sue forze (comprese le fornaci a Roma e i terreni della campagna portoferraiese). Un uomo che abbandona la scena con grande dignità quando è lasciato solo. Abbiamo un debito di riconoscenza. Nel 1976 l’Eve gli ha conferito una medaglietta grossa come 1 euro. Una viuzza di Portoferraio è intitolata al suo nome.

Marcello d’Arco
Tratto da “Lo Scoglio” Anno XXI – I quadrimestre

  2 commenti per “Il Darsena

  1. Omero Papi
    9 aprile 2017 at 05:39

    L’articolo di Marcello d’Arco e’ molto bello, ricco di nomi e di notizie, scritto col cuore oltre che con la ragione: mi complimento davvero con lui. Confesso che pur avendo via via acquistato tutti i numeri de Lo Scoglio (dal Numero unico – Primavera/Estate 1983 al numero 108, Quadrimestre 3/2016) non ricordo di aver letto “Il Darsena” nella nostra rivista. Approfondendo la ricerca tra le mie tante d’arte di ricordi elbani, non ho ritrovato ben 3 numeri della rivista: il 72 quadr. 3/2004, il 93, quadr. 3/2011 e appunto il 101, quadr. 2/2014. Se qualche amico de Lo Scoglio, a cominciare dal Direttore Responsabile Luigi Cignoni, mi legge e me li fa inviare saro’ ben lieto di corrispondere l’importo previsto per i numeri arretrati.

  2. 19 maggio 2017 at 15:52

    Carissimo Omero, l’articolo di Marcello è tratto dal n. 70, un numero importante nel quale si annunciava la scomparsa di Aulo Gasparri, fondatore de Lo Scoglio e persona che ho avuto modo di conoscere e frequentare ai tempi in cui collaboravo con la redazione del L’Isola. Spero che Cignoni raccolga il suo appello e le spedisca i numeri che mancano alla sua eccezionale collezione.

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