Greta Garbo “l’amante elbana” di Napoleone

Portoferraio, 1953. Prima domenica d’agosto. Caldo intenso, aria rovente da far scottare la pelle. Cielo e mare, una sola enorme macchia azzurra, avvolgevano la città medicea arroccata sul promontorio.

Dal Glentor, un elegante panfilo bianco ormeggiato all’antico molo granitico, scese Greta Garbo. Camicetta color canarino, pantaloni azzurri, volto scoperto, senza i soliti occhiali scuri, la bella Greta non sembrò scontrosa come la dipingevano le cronache mondane, tutt’altro. Un misterioso cavaliere l’accompagnava e quell’episodio, di certo unico, sembrò un segnale incoraggiante per un’isola d’Elba ancora in ginocchio per le dure conseguenze della guerra. Il conflitto si era fatto sentire con bombardamenti e battaglie, quindi morti, violenze e distruzioni.

glentor garbo

Erano tempi grigi: chiusi da un anno quelli che erano stati i primi altiforni d’Italia, in progressiva crisi le miniere di pirite riesi, abbondante la disoccupazione nel settore agricolo. Ma il boom turistico era in gestazione, stava per nascere sui moli con l’arrivo dei Vip. Le corse dei traghetti, per la quasi sconosciuta Elba, si moltiplicavano e così gli alberghi. Era in moto una decisa svolta economica per l’isola assetata di benessere.

Non si accesero, quel giorno d’estate, le telecamere per immortalare la mitica attrice. Niente Tv allora, sarebbe nata un anno dopo. In Italia erano in corso le prime trasmissioni sperimentali della futura Rai. In ogni modo la fama della diva era grande e gli elbani riconobbero la protagonista indiscussa del mondo della celluloide, era stata ammirata qualche volta anche nelle proiezioni del cinema Astra.

La notizia si diffuse rapidamente e viaggiò negli altri sette comuni isolani. Greta Garbo sullo “Scoglio”, un evento da non farsi sfuggire e non mancò di farlo Leonida Foresi, nel suo “Corriere Elbano”, il quindicinale di cronache e cultura.

La diva era venuta per ammirare le bellezze paesaggistiche? Forse, ma le riviste parlarono di fuga dalla vita frenetica. A noi piace pensare che l’affascinante donna approdò per cercare nell’isola, romanticamente, lo spirito del “suo” Napoleone, esule all’Elba nel 1814. Un legame particolare esisteva tra i due, seppure nato nella fiction.

Il grande còrso era stato il suo amante in una pellicola girata nel 1937. Un film intitolato “Walewska”, vale a dire Maria la giovane polacca sedotta dall’imperatore e incontrata in segreto, proprio all’Elba. Greta aveva interpretato il ruolo di quella donna e la storia d’amore l’aveva colpita profondamente. Una volta sull’isola volle senz’altro conoscere il luogo che spiò i due amanti. La diva, prima di raggiungere Marciana, non trascurò di visitare le residenze ufficiali del “suo uomo elbano”.

Walewska

Iniziò con la Villa dei Mulini, sulle rocce del Forte Falcone, a picco sul mare. Una struttura oggi magistralmente restaurata dalla Sovrintendenza di Pisa, in grado di ricevere quasi 200.000 visitatori l’anno. Greta pranzò al Garden Roof, il ristorante sulla calata a mare e rimase affascinata dall’antico porto di Portoferraio, fatto a ferro di cavallo, sul quale è sorto un centro storico mediceo unico al mondo. Un’immensa fortificazione, voluta da Cosimo I°, circondata dal mare più blu del Tirreno.

Poi fu alla villa di San Martino, in campagna, al centro dell’isola, in un crocevia di luoghi storici e artistici. Nei pressi della residenza napoleonica esiste un Presidio etrusco, poco più in là il Ripostiglio dei tesori dei nostri antenati, posto sul panoramico colle di Santa Lucia. Due passi ancora e si trova l’Open Air Museum, il giardino dell’arte con 30 sculture moderne di Italo Bolano.

Ma la vera meta della svedese era proprio la zona marcianese.

Raggiunse il romitorio della Madonna del Monte, sulle pendici del monte Capanne, dalla cui vetta s’ammira l’Elba e l’Arcipelago Toscano. In quel luogo avvenne l’incontro tra Napoleone e Maria.

Pensierosa, l’attrice s’immerse nel verde dei boschi e un brivido emotivo la colpì facendola sognare ad occhi aperti. Le apparvero immagini antiche e “vide” i due amanti passeggiare per mano tra i castagni, seguiti da Alessandro, il figlio illegittimo che la bionda polacca aveva dato al militare; quindi abbracci frenetici, sorrisi intensi e passioni. E il suo sogno fu inteso, tanto che quella Maria aveva il volto di Greta.

Ripensò all’episodio storico appreso anni prima dal copione, sul set.

Il generale, da oltre due mesi sull’isola, nell’agosto del 1814 abbandonò Portoferraio. Un probabile caso di meteoropatia: non sopportava la calura estiva aggravata dallo scirocco e, scoperta la zona del romitorio, s’accampò con le sue tende militari tra i castagni, per sconfiggere il disagio climatico.

Marciana, Poggio, boschi e sorgenti d’acqua, suggestivi panorami, un insieme che entrò nel cuore del guerriero. Un classico “mare e monti“ e ad ovest si può dare un’occhiata alla vicina Corsica. L’imperatore era quasi a casa.

Anche sua madre, Madama Letizia, alloggiò da quelle parti, in una casa sulle dolci colline a 400 metri sul livello del mare. Un quadretto familiare ameno, completato, in seguito, dalla presenza di Paolina, la chiacchierata sorella del generale. Ma ecco che la situazione improvvisamente si animò: stava arrivando all’isola l’amante polacca Maria Walewska.

Era il primo settembre e Napoleone scrutò più volte, con un potente cannocchiale, il mare; solo lui e i suoi aiutanti sapevano dell’arrivo di Maria e del figlioletto.

Un bastimento apparve all’orizzonte e Bonaparte ordinò: la Walewska doveva giungere nella massima riservatezza sotto la regia del fido ufficiale Bertrand.

Marie Walewska

Niente attracco a Portoferraio per la nave inglese che veniva da Livorno, l’àncora fu calata nei pressi di San Giovanni, nella parte opposta del golfo che fa da ingresso alla città. Altro luogo ricco di storia. Da quelle parti, alle Grotte, sono presenti resti di una villa romana del II secolo, poco profanata da scavi archeologici.

Maria scese a terra con il bambino, sua sorella e il fratello l’ufficiale Laczinski e iniziò la parte finale del lungo viaggio, iniziato a Firenze. Raggiunse, avvolta da un’aria di mistero, l’occidente dell’isola e i non molti presenti che videro la scena dello sbarco, pensarono che quella donna doveva essere Maria Luisa d’Austria. La consorte di Napoleone, infatti, era attesa dal generale e le scriveva continuamente pregandola di raggiungerlo, ma in realtà non mise mai piede sullo Scoglio, non lo accontentò.

L’imperatore aveva conquistato Maria Walewska, unitamente alla Polonia, nel 1807. Lei era sposata con un anziano nobiluomo e cercò di resistere alla corte intensa del generale, ma si arrese alla passione anche perché quelle voglie amorose s’intrecciavano, ancora una volta, con le ragioni della politica. La Polonia aveva bisogno di Bonaparte. Dal flirt nacque qualcosa di serio, tanto che Maria seguì ovunque il condottiero e nel 1810 partorì Alessandro.

Quindi la turista d’eccezione, Greta Garbo, “rivisse” le scene del suo film nell’atmosfera reale e s’immaginò al posto di Maria in quell’incontro.

Saputo dell’approdo di Maria, l’imperatore scese a valle per accogliere la donna e il figlio. Commovente l’abbraccio a tre, certamente prolungato. Quel che avvenne nella notte è facile immaginarlo e il giorno dopo molte furono le ore passate da Napoleone col figlioletto. La vita del còrso però, è ormai dimostrato, non conosceva la pace. Seppe che la gente a Portoferraio, credendo fosse giunta Maria Luisa l’imperatrice, preparava i dovuti festeggiamenti. Bisognava allora porre fine all’idillio. La Walewska e il figlio dovevano andarsene.

Così durarono solo circa 50 ore i momenti d’amore; nella piccola Elba la privacy è quasi impossibile.

Rapidamente, il 3 settembre, fu organizzata la partenza della bionda polacca dal paese di Portolongone, l’odierno Porto Azzurro, il porto nel sud-est dell’isola. In questo modo fu evitato di nuovo Portoferraio, e, soprattutto, il mare infuriato della costa nord. Batteva, infatti, un terribile libeccio ma nonostante ciò Maria accettò l’ordine di partenza. Napoleone, dopo un addio oltremodo struggente, scrutò ancora a lungo il mare dall’alto delle colline marcianesi. Poi, tormentato, decise di dare un contrordine: l’imbarcazione non poteva partire con quelle condizioni atmosferiche, perciò un messo a cavallo fu inviato a Portolongone. Non fece a tempo, quando giunse il bastimento era ormai salpato. Il re dell’Elba sconfisse l’ansia solo dopo alcuni giorni, quando seppe che quel viaggio era finito felicemente.

E Greta Garbo? Tirò anche lei un sospiro di sollievo e pose la sua personale parola fine a quei ricordi, abbandonò i “fantasmi” di Napoleone e Maria così ricchi di sentimento. Qualcuno afferma che i due “spiriti invisibili” s’aggirano, ancora oggi, tra i ruderi intorno alla chiesa o tra i castagni secolari e quel giorno del 1953, seduti su di un masso granitico, osservarono l’attrice allontanarsi per sempre dal bosco.

Stefano Bramanti

  1 commento per “Greta Garbo “l’amante elbana” di Napoleone

  1. giuliano fedeli
    14 dicembre 2014 at 13:02

    Non conoscevo questa bella storia di Greta Garbo all’Elba, all’epoca della sua venuta avevo solo 11 anni, vivevo a Procchio e non avevo molte occasioni di sapere cosa avveniva nella “piccola” isola. Non si vive mai abbastanza per ampliare le nostre conoscenze che se pur mondane si legano alla nostra storia, alla storia vissuta sul nostro territorio. Grazie di avercela fatta conoscere.

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