Ancora un suicidio, ancora una vita stroncata, una storia... tante storie di giovani che non vengono ascoltate… ma solo raccontate dopo, quando ormai è troppo tardi.
Fortunatamente c'è ancora chi ha il coraggio di rompere i tabù, le paure culturali, psicologiche, come quelle legate al suicidio e ai tentativi di suicidio, dati alla mano all’isola d’Elba sembra che questo comportamento distruttivo sia poco affrontato, in aumento, altamente devastante e senza attualmente una vera e propria possibilità preventiva.
Il suicidio lo si può desiderare, evocare, pensare come soluzione all'angoscia, al dolore interiore tremendo, lo si può tentare come strumento, come un urlo nella tragedia del silenzio degli altri o dell'anima, di amori finiti, solitudini che ti sottraggono a quella voglia inevitabile di vivere che è ritenuto un istinto naturale dell'umanità, non trovare spazio di aggregazione. Voler morire spesso significa non trovare dentro di te soluzioni a problemi complessi, non trovare strumenti per assolverti o assolvere una visione della vita spesso infantile, tendente al perfezionismo o all'ossessione demagogica , mentre nelle persone anziane da uno stato derivante una emarginazione... È chiaro che chi tenta o annuncia il proprio desiderio di morte usa la voce, la parola per sentirsi restituire coraggio, soluzioni, talvolta anche sottili ricatti a collocarsi nel centro del mondo di altri, magari troppo indifferenti o alieni alla solidarietà o alle sensibilità. La giovinezza si porta dentro tutte queste declinazioni dell'anima e della visione dell'esistenza che ognuno di noi costruisce nel corso della sua evoluzione. Nell’anziano invece è probabilmente la delusione di essere stato dimenticato dopo una vita dedicata a figli, nipoti, parenti ed amici. Desiderare la morte è anche un pesante pensiero sulla propria onnipotenza, un giudizio insanabile che si formula dentro l'esistenza stessa che è fatta spesso di razionalità, imprevedibilità, incoerenza, ma nello stesso tempo sono proprio questi passaggi che ti fanno amare, comprendere e affrontare la vita. Gli adolescenti, i giovani desiderano morire quando hanno costruito un'idea di se stessi e del mondo esterno in modo troppo rigido, severo, con poca flessibilità, quando si applica in modo unilaterale ciò che sappiamo di noi e degli altri. Gli anziani quando si rendono conto di essere considerati inutili, incapaci di far parte di quel quotidiano che spesso l’ignora. Non si muore per malinconia, non per infelicità, ma per la paura di deludere o di deludersi, di aprirsi e venire rifiutati, per incapacità all'ascolto, alla critica, per indifferenza e superficialità degli altri, per il modo come spesso si liquida la sofferenza interiore, l'angoscia di vivere.
Anche l’ultimo suicidio di un giovane è passato sotto silenzio , presente solo nel dolore di chi è rimasto a domandarsi perché morire nel fiore della vita.
Le nostre istituzioni da sempre rimangono assenti, nemmeno una parola, una via di fuga, una mano tesa che si protenda come ancora di salvezza nel momento del naufragio interiore.
Non cerchiamo spiegazioni, cerchiamo solo di capire rimanendo infine con i nostri perché che in una maniera o nell’altra ci ha visto e ci vede colpevolmente assenti.
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