MARCIANA MARINA. Vedere l'arte con le mani in un museo subacqueo. Sembra di parlare di magia ma si tratta di una realtà. Da ieri infatti i fondali marini dell'isola d'Elba si sono arricchiti di una nuova attrattiva: l'"Oasi degli dei" il primo museo subacqueo del Mediterraneo. E i primi visitatori sono stati un gruppo di sub non vedenti della scuola Albatros-Progetto Paolo Pinto. Il museo è nato grazie a un'idea del sommozzatore professionista Giorgio Verdura che da anni organizza un simposio d'arte dedicato a Mariano Lazzarini a Marciana. Coniugando lo spirito di questa esperienza - che ha attratto artisti da tutto il mondo - con la sua passione per il mare Verdura ha lanciato questo progetto. Sul fondale di Patresi, di fronte a Punta Polveraia a Marciana (nel versante ovest dell'isola), verranno depositate dieci statue in marmo bianco di Carrara realizzate da artisti provenienti da Francia, Germania, Ecuador. Gli dei - le statue rappresentano divinità - resteranno su quel fondale tra 12 e 14 metri di profondità. Il giardino sommerso sarà quindi attrezzato per permettere la visita di turisti, amanti dell'arte e sub.
Senza dimenticare le persone disabili. E proprio per evidenziare quest'ultimo aspetto ieri mattina i primi visitatori del nuovo museo (provvisoriamente "aperto" nel porto di Marciana Marina causa maltempo) sono stati alcuni sub non vedenti. I ragazzi dell'associazione Albatros si sono tuffati verso le 13. In testa c'erano Antonio Tramacere e Elisabetta Franco - due sub non-vedenti - e con loro gli istruttori Manrico Volpi e Nicola Fanelli. La dolcissima labrador Kilt, la cagnetta che accompagnava Elisabetta, è rimasta a riva. I due sub hanno così potuto girare attorno a sirene e dei adagiati sul fondale. Un'esperienza a 360 gradi. «Noi non possiamo vedere le statue nei musei - spiega Antonio - e spesso non ci è nemmeno permesso di toccarle. In questo modo ci è possibile godere delle opere d'arte in una maniera totale, in 3D». «Non ci si deve stupire che un non vedente vada sott'acqua - spiega l'istruttore livornese Manrico Volpi - tutti i giorni si immergono nelle difficoltà che questa condizione impone. Ma questi ragazzi alla fine sott'acqua riescono a vedere più degli altri sub». Volpi sottolinea l'uso del termine "vedere".
«I ragazzi - aggiunge - attraverso il tatto e gli altri sensi riescono a ricreare un'immagine mentale delle cose con cui vengono in contatto. L'approccio tattile diventa visivo per loro e non si perde nella visione superficiale come succede ai sub normo-dotati». Il presidente di Albatros Angela Costantino mostra un libricino impermeabilizzato su cui sono rappresentate alcune specie marine con il nome in braille. In questo modo - e con l'ausilio delle guide - i non vedenti possono esplorare il fondo del mare. E adesso anche visitare un museo sottomarino. «Ma i ragazzi - spiega la Costantino - hanno già fatto immersioni in cerca di relitti e persino in un lago ghiacciato a 2100 metri di altitudine».
Tratto da Il Tirreno - 6 ottobre 2008
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