UN’ALTRA SCUOLA E’ POSSIBILE
1. Tagli alle ore e agli insegnanti di sostegno e rivisitazione delle modalità di assegnazione
2. Diminuzione delle ore di insegnamento attuata mediante tagli al personale docente
3. Ritardi e caos nelle nomine degli insegnanti e la burrasca non è ancora finita
4. Sorveglianza inadeguata a causa dei tagli dei bidelli
5. Uffici in affanno per inadeguatezza di personale
6. Impossibilità di coprire il personale assente per mancanza di ore a disposizione e di fondi per le supplenze
7. Assenza di risorse economiche per l’acquisto di materiale per il funzionamento
8. Aumento di alunni per classe che rende critica la sicurezza all’interno degli edifici scolastici
Invitiamo tutti coloro che hanno a cuore il funzionamento della scuola pubblica a partecipare alle riunioni del nostro Comitato che verranno comunicate di volta in volta sul nostro sito www.comitatoelbascuole.it
L'Assemblea Provinciale dei Precari della Scuola, indetta dalla Rete Precari Scuola di Livorno e riunitasi a Livorno il 4 settembre 2009, approva la seguente mozion
rilancio della mobilitazione di tutti i precari della scuola contro i tagli stabiliti dal governo, in difesa della scuola pubblica e della dignità del lavoro;
azzeramento dei tagli e immissione in ruolo dei docenti e ATA su tutti i posti vacanti e disponibili;
rifiuto del “contratto di disponibilità” e rivendicazione del diritto al lavoro;
appello ai tutti i docenti affinché rifiutino di accettare orari di lavoro superiori alle 18 ore, in modo da lasciare liberi spezzoni orario per gli insegnanti precari;
L'Assemblea, come prima iniziativa per il rilancio della mobilitazione locale, promuove un Presidio davanti all'Ufficio Scolastico Provinciale di Livorno
Giovedì 10 Settembre a partire dalle ore 14:30.
Livorno, 4 Settembre 2009
Rete Precari Scuola di Livorno
precaridellascuola@inventati.org
LEGAMBIENTE
Comunicati stampa
25/03/2009
Scuola: via 37mila docenti. Conseguenze pesanti soprattutto al Sud e nei piccoli centri
"Un Governo che non investe in istruzione condanna il Paese all’arretratezza”
37.000 posti di lavoro di docenti tagliati nella scuola italiana è il riscontro dell’investimento che questo governo sta facendo sulla scuola. Un indicatore pro-recessione che crea più disoccupazione e precariato e che colpisce le regioni maggiormente in difficoltà come quelle meridionali. Una posizione controcorrente, che disinveste sul sistema di istruzione pubblico mentre altri Paesi considerano proprio l’istruzione uno degli ambiti su cui puntare per uscire dalla crisi: Obama, per esempio, ha investito sulla riqualificazione della scuola americana ben 235 miliardi di dollari.
“L’istruzione - ha sottolineato Vanessa Pallucchi, responsabile Scuola e Formazione di Legambiente - non è solo un costo e i tagli non possono essere effettuati senza tener conto delle conseguenze che avranno sugli specifici contesti territoriali. In particolare, come Legambiente riteniamo che un prezzo molto alto lo pagheranno le aree più marginali del Paese, come i piccoli centri del Sud Italia, dove le percorrenze tra un plesso e l'altro sono ampie e dove i tagli così massicci dell’organico docente metteranno a rischio molte scuole, con la conseguenza di condannare i piccoli cittadini di questi centri ad essere pendolari sin dalla scuola dell’infanzia”.
LA RETE NAZIONALE PRECARI DELLA SCUOLA ADERISCE ALLO SCIOPERO INDETTO DA CGIL E GILDA IL 18 MARZO ED INVITA ALLA MOBILITAZIONE TUTTO IL POPOLO DELLA SCUOLA: DOCENTI, STUDENTI E GENITORI
Nonostante tutte le bugie raccontate ai sindacati, alla stampa ed all'opinione pubblica la tragica verità sta venendo fuori grazie anche ai sit-in organizzati dalla Rete Nazionale Precari della Scuola davanti agli USP:
1) Le richieste delle famiglie nella scuola primaria non verranno soddisfatte malgrado la maggior parte di esse abbia scelto l'iscrizione al tempo pieno.
2) Le operazioni di conferimento degli incarichi annuali subiranno pesanti ritardi con gravi ripercussioni sulla regolare riapertura del prossimo anno scolastico
3) il ddl Aprea trasforma le scuole in fondazioni, sopprime le RSU ed introduce la chiamata diretta dei docenti da parte delle singole istituzioni scolastiche: di fatto privatizzata la scuola pubblica
4) I tagli agli organici nella scuola primaria e secondaria di 1° grado verranno fatti in maniera indiscriminata diminuendo l'offerta formativa, senza tenere in alcun conto la legge 626 sulla sicurezza e le esigenze delle realtà locali e degli alunni disabili. Gli unici insegnanti che si salveranno dai tagli saranno quelli di religione visto che il loro orario non verrà modificato
5) Nessuna certezza sulle immissioni in ruolo: migliaia di precari con 10, 15 anni di servizio invece di essere assunti a tempo indeterminato saranno mandati a casa nonostante la scuola abbia, fino ad oggi, avuto necessità del loro lavoro: ne risentiranno studenti e famiglie di tutta italia!
6) Il governo promette aiuti e l'apertura di cantieri che dovrebbero dare lavoro a migliaia di persone; lo stesso governo licenzia 140.000 precari della scuola aggravando la crisi economica del paese e gettando nella disperazione 140.000 lavoratori e le loro famiglie; visto la pesante crisi in corso è necessaria una seria lotta all'evasione ed all'elusione fiscale.
7) Drammatica la situazione per i precari del Sud: a Napoli e Palermo il prossimo anno scolastico non ci sarà nessun incarico sulla scuola primaria
I PRECARI DELLA SCUOLA CHIEDONO
1) Il pieno rispetto della legge sulla sicurezza 626 e delle richieste delle famiglie al momento dell'iscrizione dei loro figli
2) Un organico adeguato di insegnanti di sostegno in modo da garantire il massimo aiuto a studenti già penalizzati dalla vita
3) La totale copertura di tutte le cattedre a partire dal 1° Settembre, in modo da garantire un regolare inizio del prossimo Anno Scolastico
4) L'assunzione a tempo indeterminato dei precari della scuola su tutti i posti vacanti e disponibili come illustrato nella proposta scientifica per un veloce assorbimento delle Graduatorie ad Esaurimento.
http://www.fasce. it/paolo/ comitatiepetizio ni/comitatopreca riliguri/ files/svuotaregr aduatorie_ lastversion. pdf
5) Il ritiro della legge 133 sui tagli e del ddl Aprea
RETE NAZIONALE PRECARI DELLA SCUOLA
http://docentipreca ri.forumattivo. com/
Allo slittamento del termine delle iscrizioni scolastiche (fino al 28 febbraio) non ha fatto seguito alcun chiarimento sulla organizzazione per il prossimo anno, a pochi giorni dall'inizio delle iscrizioni stesse (1 febbraio). Nella scuola elementare non vi sono neppure i modelli di iscrizione per un’articolazione dell’orario ( 24-27-30-40 ore) che non ha alcun fondamento pedagogico ma
solo la volontà di risparmiare e che ingenera confusione/caoticità a proposito della nuova strutturazione ( insegnante unico, prevalente, due docenti per classe, insegnanti di materie specialistiche). L'unica certezza è che, nonostante la propaganda ministeriale, non verranno attivate nuove classi a tempo pieno e le ulteriori richieste delle famiglie non verranno soddisfatte.
Nella scuola secondaria, lo slittamento di un anno della riduzione degli ordinamenti, degli indirizzi, delle materie e dell'orario, comporta l’ iscrizione al “buio” per centinaia di migliaia di studenti, in particolare per quelli dell’istruzione tecnica e ancor più per quella professionale, destinata alla scomparsa nei piani governativi, in quanto istruzione statale. Poi, alla istituzione dei Centri Provinciali Istruzione Adulti, ai quali è stata trasferita tutta l’istruzione per gli adulti, compresi i corsi serali e l’ istruzione carceraria, non ha fatto seguito alcun chiarimento circa i tempi e le modalità per iscrizioni e trasferimento di risorse e personale.
In cotanto caos/distruzione ci sono almeno quattro certezze: 1) se Gelmini ha cominciato con le grembiulate (alle elementari) e ha concluso con le bastonate (a tutti, dalla materna all'Università), se il risultato complessivo è l'immiserimento ulteriore della scuola pubblica e il caos diffuso, la ragione è che dietro la politica scolastica del governo non c'è alcun progetto didattico che non sia quello, miserabilmente ragionieristico-vessatorio, di Tremonti, e cioè il tagliare il più possibile la già ridottissima spesa scolastica; 2) conseguentemente, resta, secondo gli stessi documenti ministeriali, il taglio di almeno 132.000 posti per il personale precario e la drastica riduzione di spesa per scuola e università; 3) chi per ingenuità o calcolo sostenne che la Gelmini aveva fatto marcia indietro e che avevamo vinto, ora non ha più argomenti e deve prendere atto che purtroppo non è così; 4) l'opposizione parlamentare è inesistente e quella dei sindacati concertativi è svanita rapidamente.
L'unica possibilità per fermare la distruzione della scuola è riprendere subito la mobilitazione unitaria, dalla materna all'Università, di tutte le componenti del popolo della scuola pubblica: e i Cobas, come sempre, vi impegneranno tutte le loro forze.
Piero Bernocchi portavoce nazionale dei Cobas della scuola
Stipendi miserabili in faccia alla crisi
La furtiva firma del contratto-scuola
Si potrebbe dire: "furtivi come ladri nella notte". Praticamente senza uno straccio di vera trattativa, è stato firmato nella notte il contratto-scuola tra governo e i sindacati Cisl, Uil, Snals e Gilda. In realtà il governo si è limitato a comunicare ai cinque sindacati (la Cgil non ha firmato) la miseria che era disposto ad elargire a docenti ed Ata, precisando che non ci sarebbe stata alcuna trattativa; dunque prendere o lasciare e quattro sindacati concertativi su cinque hanno "preso". Ma cosa esattamente? Una miserabile elargizione che sarebbe stata offensiva comunque, ma che diviene grottesca e provocatoria quando, a parere universale, i salariati e i settori popolari stanno per essere investiti da una crisi economica senza precedenti e quando, già ora, numerosissime famiglie non riescono ad arrivare alla quarta settimana del mese, e sovente neanche alla terza. Invece, dunque, di restituire a docenti ed Ata almeno una parte del furto salariale imposto negli ultimi 15 anni (perdita stipendiale di almeno il 20%), il contratto prevede un aumento in cifra netta per i docenti che oscilla tra i 38 (prima fascia elementari) e i 60 euro (ultima fascia anzianità delle superiori) mensili; per gli Ata l'insulto si concretizza in cifre oscillanti tra i 28 euro netti (inizio carriera) e i 40 euro. Gli aumenti partiranno dal 1 gennaio 2009, ingloberanno l'indennità di vacanza contrattuale per il 2008 e non daranno un euro per gli arretrati dl 2008, imponendo di fatto il contratto triennale. Il governo ha giustificato questo sconcio con due argomenti: 1) era impossibile dare alcunchè per il 2008, salvo la vacanza contrattuale, perchè il precedente governo Prodi non aveva stanziato nient'altro nella Finanziaria per il 2008: il che è vero; 2) la cifra per il 2009, "pur limitata, risente anch'essa del non-investimento fatto dal governo Prodi", oltre che della "difficilissima situazione finanziaria", ma comunque andrebbe "apprezzata la celerità (un anno e non gli usuali due anni dei governi di centrosinistra) con cui questa volta il contratto è stato rinnovato". Non abbiamo dubbi sulle gravissime responsabilità dei governi di centrosinistra nell'immiserimento della scuola pubblica e di docenti ed Ata: ma queste cifre gridano comunque vendetta e ci auguriamo che l'intero popolo della scuola pubblica sostenga nelle prossime settimane docenti ed Ata in lotta per salari che siano adeguati ai livelli europei e consentano di fronteggiare il precipitare di una crisi economica senza precedenti.
Piero Bernocchi portavoce nazionale dei Cobas della scuola
Comunicato del movimento insegnanti precari - Roma
alla Rete nazionale dei precari della scuola per rafforzare la mobilitazione.
• Radicalizziamo la mobilitazione.
Il movimento insegnanti precari considera l’accordo sottoscritto giovedì scorso tra governo e sindacati come una reazione del governo all’azione portata avanti dalla mobilitazione della scuola e dell’università che ha investito il nostro Paese in questi mesi. La reazione del governo non è in nessun modo un cambiamento di prospettiva, bensì solo di strategia, allo scopo di spaccare e indebolire la mobilitazione finora dimostratasi unitaria dalla scuola primaria fino all’università passando per le medie e le superiori.
Pensiamo che la reazione del governo, nella sua volontà di dividere le lotte e di disorientare l’opinione pubblica, anche solo per aver alimentato un dibattito tra i soggetti coinvolti nella mobilitazione, apra una nuova fase della mobilitazione. Se finora abbiamo assistito ad una mobilitazione spontaneamente unitaria, ora quest’unità bisognerà costruirla insieme su più livelli.
E’ importante creare un legame più forte rispetto al passato tra le diverse realtà della Rete nazionale dei precari della scuola, dei precari con i coordinamenti di insegnanti di ruolo, con le maestre e i maestri delle primarie in lotta, degli insegnanti con gli studenti medi, che spesso mostrano un livello avanzato di riflessione; ma è essenziale anche il legame tra la scuola e le varie realtà che animano l’università.
Per radicalizzare la lotta dei precari, il movimento insegnanti precari di Roma afferma la necessità di aumentare il livello di approfondimento teorico, entrando nel merito dei contenuti con maggior incisività rispetto al passato. E’ necessario che tutti i soggetti del precariato a partire dalle singole realtà mettano in discussione radicalmente i contenuti della legge 133, della 169 e della pdl Aprea, per ottenere risultati positivi in termini di allargamento e di partecipazione nella mobilitazione nei prossimi mesi. Se, come annunciato, il governo procederà con un’ampia campagna di informazione per far conoscere i nuovi percorsi di studio, è chiaro che su di noi ricadrà il compito di diffondere una reale informazione che smascheri l’effettiva portata dei provvedimenti volti a smantellare l’istruzione pubblica di ogni ordine e grado, facendola diventare il fatto privato di qualcuno.
• Costruiamo alleanze sui contenuti per allargare la protesta.
Ripartiamo dalla lotta alla precarietà a partire dalla scuola fino all’università passando per tutti i luoghi di lavoro, e ribadire l’incostituzionalità stessa della precarietà e di tutte le forme di contratto flessibile in quanto ostacoli sociali ed economici per il pieno sviluppo della persona umana.
Se finora i governi che si sono succeduti hanno avvilito moralmente e materialmente la scuola e gli insegnanti anche attraverso la precarietà, determinando un’indifferenza verso i problemi della scuola statale e spegnendo qualsiasi spirito associativo, noi vogliano affermare attraverso la Rete nazionale dei precari della scuola la necessità e il desiderio di lottare senza tregua, per contribuire a risvegliare negli insegnanti e negli studenti la dignità del loro ruolo e la coscienza dei propri diritti che nessun governo deve ledere.
La nostra lotta di insegnanti precari, partendo dalla specificità delle rivendicazioni, che muovono dal rifiuto categorico della logica dei tagli, alla messa in discussione del precariato in sé, afferma la necessità della centralità della scuola statale nella vita del nostro Paese, e l’importanza di elaborare un modello d’istruzione che sia realmente emancipatrice, e offra a tutti gli studenti e le studentesse la capacità di comprendere la realtà per cambiarla, qualora se ne presentasse la necessità.
Ora questa necessità è impellente; se vogliamo davvero ottenere le nostre rivendicazioni e se vogliamo realmente che il governo faccia concreti passi indietro bisogna metter in campo tutte le nostre forze e capacità per creare, partendo dai nostri territori, un consapevole e largo movimento di opposizione che qualsiasi governo teme per la propria stabilità.
Il movimento insegnanti precari di Roma e la Rete nazionale dei precari della scuola.
• Tra visibilità e partecipazione.
Il movimento insegnanti precari di Roma è consapevole di non aver rispettato in pieno l’impegno preso nell’assemblea nazionale di preparare un’iniziativa per il giorno 16 di questo mese.
La ragione di questo mancato appuntamento non sta in un’assenza di volontà o peggio in un indebolimento del movimento stesso; in quest’ultimo periodo ci siamo impegnati per creare l’alleanza, a cui si faceva cenno sopra, tra i soggetti che operano nella scuola e nell’università in vista dello sciopero generale del 12 dicembre; a questo proposito, rivendichiamo la nostra posizione nello sciopero generale a fianco di scuola e università e dei movimenti che lottano per i beni comuni. Naturalmente il percorso è ancora lungo: non sempre i fini e i metodi sono comuni, ma nessun’azione di massa è possibile se non siamo convinti dei fini che vogliamo raggiungere e dei metodi con cui procedere.
Se è vero, quindi, che oggi non abbiamo preparato un’azione visibile e non prevediamo nell’immediato azioni volti alla visibilità, è altrettanto vero che tanto si sta facendo per costruire la partecipazione, e per sperimentare pratiche democratiche utili a coordinare le lotte. Inoltre, prevediamo come nostro prossimo passaggio, oltre alla costruzione delle alleanze tra scuola e università, l’approfondimento dei contenuti su cui costruire l’unità e con cui allargare la protesta.
Al più presto e coordinati con tutti voi della Rete nazionale dei precari della scuola ci impegniamo ad organizzare azioni comuni che siano realmente frutto della partecipazione senza delega per nessuno.
• Rafforziamo la nostra alleanza: costruiamo il blog.
L’assemblea nazionale ha deciso l’importanza per la Rete nazionale precari della scuola di dotarsi di uno strumento che fosse insieme luogo di discussione e di coordinamento delle diverse realtà, e che contribuisse a costruire una forte alleanza tra di noi scopo ultimo dell’assemblea stessa.
In questo periodo, abbiamo sperimentato l’utilità del forum quale luogo di discussione tra singoli, ma la scarsa utilità al fine di conoscere ciò che ogni realtà organizzata produce e organizza, nonché l’inadeguatezza del forum stesso per coordinare azioni di lotta comuni, prendere decisioni collettive, e quindi stringere l’alleanza tra i soggetti della Rete.
A questo scopo, crediamo sia utile ricostruire il blog, che sicuramente deve avere una pagina iniziale in cui risaltino tutte le realtà del precariato organizzato presenti all’assemblea nazionale a cui si aggiungerà chi lo vorrà. Questo meccanismo garantirebbe a tutti un loro spazio riservato in cui inserire i propri volantini, le proprie analisi e i documenti che desidera, nonché le iniziative che prevede sul proprio territorio, in modo che ogni realtà possa conoscere le attività dell’altra. E’ essenziale che fin dal blog sia visibile l’unità che ci caratterizza. Questo modo di pensare il nostro blog produrrà un livello di analisi, di critiche e di proposte, che nutrendosi del contributo di tutti, sarà realmente più incisivo e radicale.
Resta ancora la necessità di darci uno strumento per prendere le decisioni, fermo restando che le decisioni rilevanti per il futuro della Rete nazionale dei precari della scuola si prendono in una dimensione realmente collettiva che solo un’assemblea nazionale può offrire.
A breve, invieremo il foglio con gli account di posta o le mail delle persone intervenute all’assemblea nazionale in modo da creare una mailing-list puramente comunicativa, che ha il solo scopo di poter contattare direttamente le varie realtà.
Roma, 16 dicembre 2008
movimento insegnanti precari-Roma
Il ministro ha deciso di rinviare l'applicazione della parte relativa alle scuole superiori
Accolte diverse osservazioni venute in queste settimane dalle parti sociali
Scuola, la riforma slitta al 2010
"Maestro unico solo su richiesta"
Confermato il tempo pieno di 40 ore nelle elementari
di SALVO INTRAVAIA
Il ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini
ROMA - Rinviata di un anno la riforma delle scuole superiori. E' il primo risultato del braccio tra mondo della scuola e governo condotto negli ultimi due mesi. Ma dall'incontro con i sindacati a Palazzo Chigi, concluso da poco, emergono altre importanti novità. Salta, in pratica, il maestro unico alla scuola elementare e viene confermato il tempo pieno di 40 ore alla scuola elementare. Le importanti novità, che rappresentano un'autentica marcia indietro dell'esecutivo, sono scaturite da un mini vertice svoltosi ieri tra il premier, Silvio Berlusconi, il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, il collega dell'Economia, Giulio Tremonti e il presidente della commissione Cultura della Camera, Valentina Aprea.
La novità senz'altro più importante è lo slittamento di un anno (al 2010/2011) della riforma delle scuole superiori: licei, istituti tecnici. Per l'istruzione professionale è tutto ancora in alto mare. I regolamenti verranno presentati al Consiglio dei ministri del prossimo 18 dicembre ma la riforma partirà dal primo settembre 2010. "Per dare modo alle scuole e alle famiglie - si legge in una nota del ministero - di essere correttamente informate sui rilevanti cambiamenti e sulle innovazioni degli indirizzi". Sul secondo ciclo "si aprirà un confronto con tutti i soggetti della scuola sull'applicazione metodologico-didattica dei nuovi regolamenti".
I punti principali della riforma prevede "lo snellimento e la semplificazione degli indirizzi scolastici, più legame tra le richieste del mondo del lavoro e la scuola, il riordino degli istituti tecnici e più opportunità per le famiglie". Dagli 820 indirizzi scolastici (tra sperimentazioni e ordinamenti) si passa a 5 licei (classico, scientifico, artistico, delle scienze umane, linguistico e musicale) e 11 indirizzi per quanto riguarda gli istituti tecnici. Inoltre, "saranno messe a regime le migliori esperienze delle sperimentazioni" e verranno aumentate le ore di "studio della lingua inglese, delle discipline scientifiche e di matematica".
La riforma delle scuola primaria (l'ex elementare e media) e della secondaria di primo grado (la scuola media) partirà dal prossimo anno ma rispetto al disegno della Gelmini subirà alcune importanti modifiche. Salta infatti il maestro unico alla scuola elementare (con impegni di 24 ore settimanali) che si trasforma in "maestro prevalente". Come era stato chiesto, infatti, dalla commissione Cultura della Camera l'orario settimanale di 24 ore sarà solo una opzione che le famiglie potranno chiedere accanto alle 27 e alle 40 ore. Nessuno obbligo, quindi, per le scuole.
La scuola dell'infanzia dove erano a rischio le 40 ore settimanali del cosiddetto "tempo normale" resterà praticamente invariata e viene confermato il Tempo pieno con due insegnanti per classe, così come richiesto dal Parere Aprea. Alle medie l'orario settimanale sarà di 30 ore anziché 29 come ipotizzato dal Piano-Gelmini. Il numero massimo di alunni per classe non verrà elevato. Infine, il Governo, si è dichiarato disponibile ad aprire un tavolo sul precariato. La marcia indietro del governo non soddisfa Flc Cgil e Cobas che confermano lo sciopero generale di domani.
(11 dicembre 2008)
Da: Carmelo Lucchesi <carmelolucchesi@libero.it>
Oggetto: [SediCobas] Slitta di un anno la riforma del 2° ciclo
A: sedicobas@googlegroups.com
Data: Giovedì 11 dicembre 2008, 17:22
Dal sito di Tecnica della scuola
Slitta di un anno la riforma del 2° ciclo
di R.P.
Da fonti attendibili si è appreso che la riforma per le scuole superiori slitterà di un anno. A quanto pare hanno vinto le regioni che avevano chiesto al Ministro Gelmini di soprassedere riguardo al piano programmatico e alla attuazione dei nuovi quadri orari.
Alla fine il braccio di ferro fra Stato e Regioni si è concluso con la vittoria di queste ultime: la riforma del secondo ciclo sarà rinviata di un anno, i regolamenti si faranno ma con molta cautela, dopo aver consultato accuratamente tutte le parti in causa.
La notizia è trapelata nelle prime ore della giornata: pare che la decisione sia stata assunta proprio in prossimità del previsto incontro fra Ministro e sindacati, a seguito di una riunione politica ai massimi livelli.
Non è molto contento dell’esito della vicenda il ministro Tremonti che a questo punto incomincia ad avere seri problemi nel far quadrare i conti.
Il risparmio previsto per il 2009 (poco più di 450 milioni) dovrà derivare tutto dal riordino del I ciclo e quindi dalla introduzione del “maestro unico” e dalla riduzione oraria della secondaria di primo grado.
Qualche risparmio arriverà anche dalle operazioni di dimensionamento, ma si tratterà di pochi spiccioli al confronto delle cifre previste dalla legge 133.
La situazione, insomma, è paradossale: il movimento di protesta contro il “maestro unico” che per due mesi ha sconvolto le scuole e le piazze di molte città italiane (persino gli studenti universitari hanno bloccato le attività per sostenere il tempo pieno e per chiedere il blocco dei tagli di cattedre) ha conseguito il risultato di fermare la riforma del secondo ciclo ma non quella del primo !
La prossima settima, infatti, il Governo dovrebbe emanare lo schema definitivo di almeno due regolamenti, quello per il primo ciclo e quello per il dimensionamento delle istituzioni scolastiche.
Dopo di che ci vorranno almeno tre mesi perché si arrivi al testo finale che dovrà essere recepito da un decreto del Presidente della repubblica.
I regolamenti sul secondo ciclo saranno rinviati forse al nuovo anno: d’altronde a termini di legge basta che venga approvati entro il prossimo giugno.
Il rinvio delle iscrizioni di un mese appare dunque superfluo, ma per capire meglio la questione è bene attendere almeno il testo del regolamento del I ciclo.
Intanto le scuole che hanno articolato l’anno scolastico in trimestri sono in difficoltà perché non sanno come debbano essere applicate le nuove norme contenute nella legge 169.
Su questa materia è atteso un decreto ministeriale di cui però non c’è ancora nessuna notizia, né ufficiale né ufficiosa.
11/12/2008
COMUNICATO DOPO SCIOPERO GENERALE 12 DICEMBRE A LIVORNO
Lo sciopero generale di oggi rappresenta un passaggio importante nel percorso di rafforzamento del sindacalismo di base e di lotta nel nostro paese.
Le pratiche con le quali l’attuale governo sta gestendo la crisi economica in corso sono volte esclusivamente a garantire la sopravvivenza a quei soggetti (banchieri e speculatori finanziari in primis) che di questa situazione sono i primi colpevoli.
Ai lavoratori (già prima dell’inizio della crisi in situazione di forte credito nei confronti del padronato) vengono invece riservati ulteriori attacchi, licenziamenti e cassa integrazione.
Il drenaggio di 120 miliardi di euro (l’otto per cento del PIL) dai salari ai profitti ha tolto dalle tasche dei lavoratori 7000 euro all’anno, spostandoli in quelle dei padroni. E l’effetto è lampante in tutte quelle persone che non ce la fanno più a reggere il costo della vita.
Cosa dobbiamo ancora sopportare? Che continuino a togliere a chi ha sempre meno?
I primi a pagare sono sempre i soggetti deboli: i precari, gli stagionali, gli interinali destinatari di mille promesse (anche da parte di Cgil, Cisl e Uil) e poi sbattuti fuori dalle aziende ai primi accenni di difficoltà. Ma oggi a vedere complicarsi le proprie vite sono anche tantissime persone che fino a ieri si ritenevano tranquille del loro posto di lavoro.
Noi non ci stiamo. Riteniamo vitale proseguire le lotte: praticandole realmente nei luoghi lavoro (e non facendo finta), coinvolgendo sempre di più i giovani e gli altri soggetti attivi sui territori, creando in questo modo dei fronti di conflitto con i quali chi governa dovrà necessariamente fare i conti. E’ l’unica strada possibile per invertire una tendenza sempre più insostenibile.
E’ per questo che siamo molto soddisfatti della risposta che è arrivata con il corteo di oggi nella nostra città.
Una città colpita dalla crisi in maniera pesante, con licenziamenti e chiusure di luoghi di lavoro storici, affidamenti sempre più frequenti alla cassa integrazione e moltissime situazioni difficili (anche per colpa delle scelte di una amministrazione che sembra pensare solo ai propri affari immobiliari).
In piazza è sceso insieme a noi tutto quel popolo movimentista e associazionista stanco delle logiche arrendevoli sempre più presenti nel sindacalismo confederale. Ma soprattutto insieme a noi c’erano gli studenti, che hanno dimostrato una grande capacità di analisi della situazione attuale e delle prospettive che li aspettano una volta entrati nel mondo del lavoro.
Proprio una studentessa in un intervento ha detto che per loro questa è una cosa nuova; con orgoglio in queste settimane sono andati davanti alle fabbriche e ai luoghi di lavoro, con il chiaro messaggio di unirsi nella lotta.
Ed è proprio per questo che la data di oggi rappresenta solo un punto di partenza di un cammino lungimirante e ambizioso che dovrà coinvolgere tutti quei soggetti attivi nel voler costruire un tessuto alternativo, sempre coerente con se stesso e soprattutto vincente.
NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO!
Confederazione Cobas Livorno – S d L intercategoriale Livorno
Comunicato Cobas Scuola
Anche i COBAS SCUOLA erano in piazza stamattina: assieme ai tanti studenti hanno sfilato insegnanti ,ata, genitori e precari. Eravamo in piazza contro i tagli e la privatizzazione di scuola e Università; per chiedere la cancellazione della legge 133 e della 169 (ex-decreto Gelmini); affinché si usi il denaro pubblico per forti aumenti salariali e pensionistici e per investimenti significativi per la scuola. Il parzialissimo cedimento del governo in materia di scuola non ci soddisfa dimostra pero' che lotta ha pagato e questo ci impegna ora piu' che mai a tenere alta la vigilanza e la mobilitazione.
Non c'è stata pero' nessuna marcia indietro reale da parte del ministro Gemini, che si è solo limitata a rimandare di un anno i provvedimenti per le scuole superiori, confermare , di fatto lo "spezzatino orario" per le scuole elementari ( 24, 27, 30, 40 ore, su richiesta delle famiglie) e l'opzione "maestra unica".
“congelare" l'aumento del numero di alunni per classe Tutto questo senza intervenire sui tagli al personale (che, ricordiamo sono di 150mila unità) che da soli bastano a garantire la distruzione di ogni serio modello pedagogico di scuola pubblica, oltre ad essere un gravissimo provvedimento contro i lavoratori della scuola.
Elettra Anghelinas
Portavoce provinciale Cobas Scuola Livorno
COMUNICATO STAMPA
La lotta intrapresa dal mondo della scuola ha prodotto risultati non scontati ed in particolare il presidio dei movimenti, costante e di merito, ha sicuramente costretto il Governo a rivedere molte delle sue posizioni iniziali. Permane la necessità di proseguire nelle iniziative di mobilitazion perché i vincoli di natura economica non sono stati rimossi e la scuola primaria rischia di pagare un prezzo altissimo, che non intendiamo in alcun modo accettare. Per questo tutta la cittadinanza, gli insegnanti, il personale ATA, i genitori e gli studenti sono invitati a partecipare alla FIACCOLATA DI PROTESTA che si svolgerà Martedì 16 Dicembre a partire dalle ore 17:30 con concentramento in P.zza Cavour, Portoferraio.
Comitato elbano in difesa della scuola pubblica
Ciao a tutti/e,
a causa dei ricevimenti scolastici, fissati nell'ITC Carducci di Porto Azzurro per martedì 16 e data l'impossibilità di molti di noi di partecipare alla fiaccolta prevista per la stessa data, dopo esserci contattati anche con gli altri insegnati di Campo e Portoferraio, abbiamo deciso che sarebbe meglio rimandare l'inizativa a giovedi 18/12. Per questo abbiamo modificato il volantino, che vi invio come allegato.
Penseremo noi ad avvisare la stampa, dopo che ci avrete confermato l'adesione su questa mailng-list.
Rispondete il prima possibile.
A presto.
Scarica il volatino della fiaccolata
IL TIRRENO - SABATO, 06 DICEMBRE 2008
Pagina 5 - Piombino - Elba
CGIL Sciopero generale, bus dall’Elba
PORTOFERRAIO. La Cgil dell’Isola d’Elba,informa che il giorno 12 dicembre è stato indetto,e confermato, lo sciopero generale di tutte le categorie. Nei prossimi giorni ci saranno varie assemblee (alcune si sono già effettuate) per informare sulle ragioni dello sciopero che riguarda anche le tredicesime.
Il giorno 12 si terrà una manifestazione a Livorno,chi volesse partecipare verrà organizzato un bus con partenza da piombino alle ore 8,15 in coincidenza con la MOBY da Portoferraio delle 7,10 e con la Toremar da Rio Marina delle 6,55.
Per informazioni ed adesioni, telefonare ai seguenti numeri: 0565930014, 3488876545, 3397789624, 3488876695.
IL TIRRENO - VENERDÌ, 05 DICEMBRE 2008
Pagina 5 - Piombino - Elba
Precari della scuola in piazza
PORTOFERRAIO. Ci saranno anche i precari della scuola elbana in piazza il 12 dicembre per lo sciopero generale indetto dalla Cgil e dai Cobas. La decisione è stata presa mercoledì in una riunione dai docenti riuniti nel Comitato per la difesa della scuola pubblica. Decise altre due iniziative di protesta e informazione. Durante la consegna delle pagelline e i ricevimenti generali - che inizieranno propria da questa settimana anche negli istituti elbani - verrà effettuato un volantinaggio per informare i genitori sui rischi legati ai tagli governativi.
Inoltre per martedì 16 dicembre - il No Gelmini day a livello nazionale - è stata organizzata una fiaccolata che partirà da piazza Cavour a Portoferraio alle 17.
LA PROTESTA CONTRO I TAGLI ALL’ISTRUZIONE PUBBLICA PROSEGUE…
MIGLIAIA DI COLLEGI DEI DOCENTI, CONSIGLI D’ISTITUTO, COMITATI DEI GENITORI, COMITATI DI STUDENTI, CONSIGLI COMUNALI E PROVINCIALI, DIRETTIVI SINDACALI HANNO APPROVATO DOCUMENTI CHE ESPRIMONO LA LORO GRANDE PREOCCUPAZIONE PER L’INCERTEZZA DEL FUTURO DELLA SCUOLA PUBBLICA
DOVE VANNO TUTTI QUESTI DOCUMENTI?
RENDIAMOLI VISIBILI!!!
INVIAMOLI TUTTI INSIEME AI GRUPPI PARLAMENTARI DI CAMERA E SENATO (OLTRE CHE A TV, RADIO ECC..) IL GIORNO
12 DICEMBRE 2008
Per spedire puoi fare un copia-incolla dei seguenti indirizzi e allegare il documento prodotto
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NON RINUNCIAMO A UNA SCUOLA PUBBLICA DI QUALITA- DIFENDIAMO LE RISORSE-
Comitati genitori insegnanti della val di cornia e val di cecina (livorno)
La CGIL dell'isola d'Elba, informa che il giorno 12 dicembre è stato indetto, e confermato, lo sciopero generale di tutte le categorie. Nei prossimi giorni ci saranno varie assemblee (alcune si sono già effettuate) per informare sulle ragioni dello sciopero. Il giorno 12 si terrà una manifestazione a Livorno,chi volesse partecipare verrà organizzato un bus con partenza da piombino alle ore 8,15 in coincidenza con la MOBY da Portoferraio delle 7,10 e con la TOREMAR da Rio Marina delle 6,55 . Per informazioni ed adesioni, telefonare ai seguenti numeri:
0565930014,3488876545,3397789624,3488876695.
SCARICA LA LOCANDINA FORMATO PDF
SCARICA IL MANIFESTO FORMATO PDF
05/12/2008 - 15:35 - Anna Rita Taddei scrive:
FLC CGL SINDACATO PROVINCIALE
LIVORNO Via G. Ciardi, 8 – 57121 Livorno
Tel. 0586/228432-30 fax 0586/228431
e-mail livorno@flcgil.it
Livorno 2 dicembre 2008
AI dirigenti scolastici
Alle RSU
Ai Terminali Associativi
A tutto il Personale docente e ATA
CONVOCAZIONE ASSEMBLEE SINDACALI IN ORARIO DI SERVIZIO PER TUTTO IL PERSONALE DELLA SCUOLA
DOCENTI ED ATA
Ordine del giorno:
• sciopero generale CGIL intera giornata del 12 dicembre
• Situazione politico-sindacale
• prosecuzione mobilitazione
MARTEDI’ 9 DICEMBRE – ISOLA D’ELBA
ORE 8,00 – 10,30 : personale della SCUOLA DELL’INFANZIA e SCUOLA PRIMARIA anche degli Istituti Comprensivi.
SEDE: IC Portoferraio – biblioteca via V. Hugo, 38 - Portoferraio
ORE 11,00 – 13,30: personale della SCUOLA SECONDARIA DI I° E II° GRADO anche degli Istituti comprensivi.
SEDE: ITCG “Cerboni” di Portoferraio – Piazzale Buttafuoco, 1
SABATO 6 DICEMBRE
Palazzo dei Congressi - Piazzale Kennedy 1 – Roma
(Metro B fermata Eur Fermi)
in occasione della 7ª Fiera PIÙ LIBRI PIÙ LIBERI
Gli STUDENTI
di Scienze Formazione Primaria Roma3
e del Collettivo studentesco DAMS Roma3
insieme a
INSEGNANTI, GENITORI, BAMBINI E BAMBINE
delle scuole dei municipi XI e XV
dalle ore 14:30
INVITANO I CITTADINI AL
SALTO DELLA COSTITUZIONE
LANCIO DEL DIPLOMA
ed altre iniziative rivolte ai bambini…
In attesa dei provvedimenti attuativi della legge 169 (ex D.L. 137) che faranno luce sui nefasti effetti di tagli mortificanti a danno della nostra scuola
CONTRARI alla scuola dei voti in decimi, del voto in condotta, del pensiero unico somministrato in pillole durante le 24 h del tempo didattico, cui si aggiungerà un indefinito tempo scuola ma non tempo pieno
CONTRARI ad una scuola che impedisce l’ingresso e la stabilizzazione a neolaureati e giovani precari, destinata quindi a stagnare, chiudendosi ad ogni possibilità di rinnovamento in risposta ai decreti per l’università, che tentano di occultare i tagli già stabiliti e frettolosamente approvati dalla legge 133: una corsa ai ripari per mascherare politiche di carattere puramente economico con un’improbabile veste di riforma e rinnovamento
CONTRARI a chi taglia e poi finge di discutere
PROPONIAMO
UN FRONTE COMUNE
di discussione e confronto
GENITORI INSEGNANTI UNIVERSITÀ
ancora e sempre in mobilitazione
NON SI RASSEGNANO
e insieme si preparano allo sciopero generale del 12 dicembre
LA PIATTAFORMA DEL MOVIMENTO INSEGNANTI PRECARI-ROMA.
Il movimento insegnanti precari rifiuta ogni tentativo di ridimensionamento della gestione statale dell'istruzione pubblica, che snatura la scuola statale nella sua funzione costituzionale del superamento delle differenze di sesso, religione, lingua, condizioni psico-fisiche e sociali. Il sistema pubblico è il solo ad essere aperto a tutti, caratterizzato dalla libertà di insegnamento e dal pluralismo; esso è il solo modello che, se ben finanziato, può rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che impediscono l'eguaglianza dei cittadini. Questa funzione di emancipazione della scuola è stata notevolmente ridimensionata dalle politiche di tagli alle risorse destinate all'istruzione pubblica negli ultimi anni, in particolare con l'ultima manovra finanziaria della legge 133 (articolo 64).
La piena attuazione dell'uguaglianza sostanziale richiede che sia assicurato a tutti i cittadini il raggiungimento degli obiettivi dello sviluppo personale e della partecipazione sociale, e ha come passaggio obbligato e ineliminabile la tutela di quanti abbiano minori possibilità culturali ed economiche. La funzione principale che la scuola è chiamata a svolgere dalla Costituzione non è semplicemente quella di valorizzare gli alunni più meritevoli, ma di rendere possibile a tutti, compresi gli alunni più svantaggiati, la partecipazione attiva alla vita della scuola e successivamente della società.
Invece, operazioni quali la reintroduzione del maestro unico, figura superata da decenni, cancellano anni di sperimentazione didattica e pedagogica basati sulla condivisione di responsabilità tra docenti e sugli approfondimenti disciplinari a favore del potenziamento, del recupero e dell'integrazione degli alunni.
"La promozione di una piena concorrenza tra istituzioni scolastiche" (PDL Aprea) che vede in competizione scuole pubbliche tra loro e scuole pubbliche con scuole private è alla base di un processo di destrutturazione del sistema dell'istruzione statale, che si sta evidenziando in maniera crescente. Il ridimensionamento del corpo docenti, l'aumento degli alunni per classe, la riduzione dell'orario d'insegnamento, l'accorpamento delle classi di concorso, la proposta di nuove forme di reclutamento (chiamate dirette dei dirigenti scolastici) e il ritorno del maestro unico, vanno di pari passo con una politica di attribuzione delle risorse modulate in funzione della capacità di ogni scuola di attrarre il maggior numero di studenti.
La funzione emancipatrice della scuola viene condizionata da una logica prevalentemente mercantile dove il preside da primus inter pares, sottoposto alla volontà collettiva degli organi collegiali, diviene come dirigente scolastico un amministratore completamente assorbito dalla spasmodica ricerca di finanziamenti esterni tendenzialmente ridotti nel numero e nell'entità. La proposta d'introduzione delle fondazioni di diritto privato all'interno del consiglio d'amministrazione delle scuole e la conseguente riduzione della rappresentanza dei docenti non è altro che una conseguenza della riduzione dei fondi pubblici e della loro diseguale distribuzione. La paventata competizione tra scuola pubblica e privata si riduce, nei fatti, in una "privatizzazione" della scuola pubblica e dei rapporti di lavoro che in essa si esplicano.
Come insegnanti precari siamo direttamente sottoposti alla mannaia dei tagli. Qualora mantenessimo saltuariamente il nostro posto di lavoro ci troveremmo ad operare in una scuola nella quale i nostri diritti verrebbero ancor più calpestati: l'assunzione diretta da parte dei dirigenti scolastici alimenta quelle tendenze all'arbitrio ed alla mancanza di regole nell'assunzione che già oggi, in alcuni casi appaiono latenti. Quale libertà d'insegnamento ci potrà essere in una scuola nella quale un dirigente scolastico, rafforzato nel suo potere rispetto ad organi collegiali ridimensionati, viene pesantemente condizionato dalle direttive indicate dalle fondazioni private?
La combinazione di autoritarismo all'interno e di mercantilismo e subalternità verso le fondazioni all'esterno sviliscono la qualità della didattica, la scuola come fattore di partecipazione collettiva e di elaborazione di un sapere critico e, quindi, di uno sviluppo sociale ed intersoggettivo della persona. La modificazione dello stato giuridico del docente, accompagnato dalla riduzione del livello della contrattazione nazionale rispetto a quella regionale e d'istituto elimineranno, di fatto, una reale rappresentanza delle RSU nelle scuole. A ciò si accompagna una stratificazione gerarchica delle varie figure di docente (iniziale, ordinario, esperto) la quale fa presagire una futura condizione di cannibalismo e di progressiva erosione di diritti e la ricattabilità continua nei confronti dell'intero corpo docente.
La nostra condizione di precarietà verrà, di fatto, estesa all'insieme dei lavoratori della scuola, eliminando la condizione di pariteticità e cooperazione tra insegnanti, che è la migliore garanzia di qualità ed efficienza nel sistema dell'istruzione. Dietro le roboanti proclamazioni di meritocrazia e lotta ai fannulloni si nasconde un modello di società fondato sulla miope esaltazione dell'individuo decontestualizzato che si traduce, nei fatti, nella svalutazione delle qualità personali e nella conseguente valorizzazione del servilismo, della continua ricerca dell'ambizione individuale e del clientelismo.
L'attacco che riceviamo immediatamente come insegnanti precari si connette, quindi, organicamente con l'attacco che stanno subendo gli insegnanti di ruolo, il personale ATA, gli studenti medi ed universitari e, più in generale, l'intero comparto dell'istruzione e del complessivo mondo del lavoro. L'alleanza tra noi è posta nei fatti. La lotta in difesa della scuola pubblica e della qualità dell'insegnamento, la capacità di emancipazione sociale che la contraddistingue sono direttamente collegate con la difesa dei diritti dei lavoratori che in essa operano, con l'estensione del principio di collegialità tra le sue componenti contro ogni logica di autoritarismo.
Contrastiamo radicalmente la logica che scaturisce dall'articolo 64 della legge 133, dalla legge 169 e dal PDL Aprea e, soprattutto in virtù della nostra condizione di precari, rifiutiamo l'impianto complessivo della riforma della scuola e dell'Università. La possibilità di ottenere dei risultati passa attraverso la nostra autorganizzazione, la costruzione di un movimento unitario di insegnanti precari all'interno del più ampio movimento in difesa dell'istruzione pubblica.
Le nostre richieste più immediate, che sottoponiamo alla discussione di tutte le componenti del precariato della scuola e dell'università, sono le seguenti:
- Abrogazione dell' articolo 64 della legge 133 e della legge 169
- Ritiro della Proposta di legge "Aprea"
- Aumento dei fondi destinati all'istruzione statale
- Ripristino della pluralità docente e attuazione integrale del tempo pieno e modulare garantito nello stesso modo in tutte le regioni e finanziato dalla fiscalità generale
- Difesa dell'organico esistente docente e personale ATA
- Stabilizzazione dei 142.000 posti assegnati a livello nazionale dai vari CSA provinciali attraverso la trasformazione dell'organico di fatto in ruolo
- Stabilizzazione dell'organico di fatto del personale
- Sblocco del turn over sostituendo tutti gli insegnanti in pensionamento
- Abrogazione della modifica del Titolo V della Costituzione che trasferendo le competenze dallo Stato alle regioni, province e comuni nega il principio costituzionale secondo il quale la scuola privata e confessionale è garantita senza oneri per lo Stato (nel rispetto dell'articolo 33 della costituzione).
- Applicazione nelle scuole private e paritarie delle condizioni contrattuali e delle modalità di reclutamento vigenti per i lavoratori delle scuole statali.
- Rafforzamento del potere degli organi collegiali all'interno della scuola e della loro funzione decisionale. - Assegnazione di tutte le cattedre intere e frazionate tramite graduatorie ad esaurimento.
- No al ridimensionamento dei Centri Territoriali Permanenti, che comporta una riduzione delle cattedre con la conseguente congestione delle graduatorie.
PERCHE' UN MOVIMENTO INSEGNANTI PRECARI?
Il movimento insegnanti precari è formato da insegnanti delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado. Esso nasce dall'esigenza degli insegnanti precari di lottare in prima persona per i propri diritti, liberi da ingerenze di qualsiasi tipo. Il nostro scopo è quello di organizzare un movimento ampio ed unitario del precariato della scuola, che si inserisca all'interno della generale mobilitazione della scuola e dell'università, contro i provvedimenti del Governo attuale.
Riteniamo che questa necessità sia oggi più urgente che in passato. Se i tagli alla scuola statale operati dal Governo compromettono pesantemente la qualità della didattica e le condizioni di lavoro di tutti i docenti, il peso maggiore delle riduzioni di spesa ricadrà direttamente sulla nostra pelle: una parte consistente degli insegnanti precari verrà estromessa dall'insegnamento; un'altra parte dovrà elemosinare a vita uno stipendio sempre più scarnificato dalle scuole private, uno stipendio che, già oggi, è ai limiti della sussistenza; un'altra parte ancora vedrà l'assunzione in ruolo come una prospettiva lontanissima. La lotta contro la precarietà assume un significato singolare all'interno delle rivendicazioni generali sulla scuola pubblica.
Come insegnanti precari siamo consapevoli che una scuola che ridefinisce lo stato giuridico degli insegnanti in funzione del nuovo paradigma della flessibilità (vedi proposta di legge Aprea n. 953) è una scuola che fa uso massiccio di precari. La flessibilità associata alle privatizzazioni e allo smantellamento della scuola statale trasforma gli insegnanti in liberi professionisti, che dovranno svendersi alle scuole trasformate in fondazioni, rendendo il precariato una regola.
Insomma, per noi lottare contro la precarietà nella scuola statale vuol dire lottare per una scuola pubblica che possa davvero realizzare il principio costituzionale del superamento di qualsiasi differenza. Lottare contro la precarietà nella scuola vuol dire rifiutare qualsiasi taglio all'istruzione statale, pretendere la trasformazione dell'organico di fatto in ruolo e lo sblocco del turn over, restituendo ai precari il posto lasciato libero dagli insegnanti in pensionamento. Lottare affinché anche gli studenti non debbano subire annualmente il peso degli avvicendamenti in organico.
Non vogliamo più sentirci in esubero. Il lavoro che quotidianamente svolgiamo nelle scuole, in condizioni sempre più difficili, è fondamentale alla formazione degli studenti, e solamente la logica dei tagli, che imperversa da anni nelle politiche sull'istruzione, ci impedisce di lavorare tutti nelle migliori condizioni.
Se vogliamo rafforzare davvero la lotta degli insegnanti precari all'interno della mobilitazione generale della scuola e dell'università, dobbiamo necessariamente coordinarci ed assumerci la responsabilità delle azioni rivendicative da intraprendere insieme.
Non possiamo aspettarci da altri la difesa dei nostri diritti, se non agiamo in prima persona per difenderli. Per questo, richiamiamo tutti i precari organizzati e non, a lavorare per costruire con noi un'assemblea nazionale dei precari per il 30 Novembre in vista delle future mobilitazioni. movimento insegnanti precari
movimentoinsegnantiprecari@gmail.com
riceviamo e pubblichimo dalla FLC CGIL Arezzo - coordinamento genitori - studenti - insegnanti provincia di Arezzo -
coordinamento precari Docenti- ATA
Abbiamo il dovere di salvaguardare una società migliore,
una società in cui la conoscenza sia un patrimonio di tutti
un diritto dovere dichiarato dalla Nostra Costituzione
1) Art. 2 -La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo;
2) Art. 3 – E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto
la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva
partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Tutti i cittadini hanno
pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge;
3) Art. 4 - La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano
effettivo questo diritto;
4) Art. 9 - La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica;
5) Art.10 La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati
internazionali;
Il taglio di 8 miliardi è la vera riforma Gelmini per la scuola con :
1. lo smantellamento del modello della scuola primaria a livelli di eccellenza nel mondo
secondo l’indagine OCSE, del tempo pieno, l’introduzione del maestro prevalente “tuttologo” che avrà la possibilità
di diventare anche docente di lingua straniera con un corso di 150 o 200 ore di formazione;
2. lo smantellamento del modello di qualità della scuola dell’infanzia in cui sarà previsto il
funzionamento con orario antimeridiano;
3. l’eliminazione di 130.000 posti di lavoro con licenziamento in tronco a partire dal 1°
settembre 2009 gettando alle ortiche esperienza e professionalità acquisite;
4. la riduzione delle ore di lezione settimanali e dell’offerta formativa nelle scuole medie e
nelle scuole superiori;
5. l’incremento di un punto del rapporto alunni/docenti da realizzare comunque entro il
2011/2012;
6. il taglio del personale ATA nella misura del 17%, nel triennio 2009/2011;
7. La trasformazione delle università pubbliche in fondazioni di diritto privato.
Questi tagli non risparmieranno nessuna provincia , nessun profilo professionale, coinvolgeranno tutti gli ordini di
scuola. Il diritto costituzionale allo studio è rimesso in discussione.
La conoscenza, è un bene comune per la pace, la democrazia e lo sviluppo.
Non è accettabile il taglio di 8 miliardi di euro fatto sulla pelle dei nostri figli e delle nostre famiglie.
Non è accettabile che i nostri studenti rischino la vita in fatiscenti strutture mentre si pone attenzione ad opere faraoniche
come il “ponte sullo stretto”
Non è accettabile il modello di società proposto con la riforma Gelmini .
passaparola ad amici e conoscenti
sostieni e difendi il diritto alla conoscenza, al lavoro,
invia mail a questi indirizzi
nelle giornate di: giovedì 04 – venerdì 5 dicembre 2008
Presidenza della repubblica : presidenza.repubblica@quirinale.it
Unione europea commissione cultura : eac-culture@ec.europa.eu IP-cult@europarl.europa.eu
Quotidiani : larepubblica@repubblica.it; segreteria_firenze@repubblica.it; interactive@libero-news.it
TV: tg3net@rai.it ballaro@rai.it segreteria@la7.it
con la seguente richiesta
“La conoscenza, è un bene comune per la pace, la democrazia e lo sviluppo. Di fronte alla violazione di diritti
fondamentali, il presente appello si rende urgente e necessario affinché siano ritirati i provvedimenti che riducono
pesantemente la quantità di offerta pubblica di istruzione e di ricerca Italiana, che ne penalizzano la qualità, che
mettono in discussione il diritto allo studio come bene di tutti, e siano tutelati i diritti delle lavoratrici e dei
lavoratori dei comparti pubblici della conoscenza”
Per spedire puoi fare un copia-incolla degli indirizzi sotto elencati
ballaro@rai.it;presidenza.repubblica@quirinale.it; eac-culture@ec.europa.eu;IP-cult@europarl.europa.eu;
tg3net@rai.it;ballaro@rai.it; segreteria@la7.it; larepubblica@repubblica.it; segreteria_firenze@repubblica.it;
redazione@libero-news.eu; interactive@libero-news.it
FLC CGIL Arezzo - coordinamento genitori - studenti - insegnanti provincia di Arezzo -
coordinamento precari Docenti- ATA
RIFORMA, CIOÈ TAGLI...
il Tirreno — 07 novembre 2008 pagina 11 sezione: ATTUALITÀ
Per la riforma dell’ università e della ricerca il governo ha ripiegato sulla strada del disegno di legge. Buona cosa lasciare da parte decreti e voti di fiducia, ma di fatto dopo l’approvazione della legge 133 quello che restano sono i tagli. Un po’ come alla scuola, dove a parte i pannicelli del voto in condotta, del grembiule e del ritorno ai voti (con i quali si potrebbe anche essere d’accordo), resta il taglio del tempo scuola, demandando ai fondi (tagliati) dei singoli istituti eventuali allargamenti. Nell’università pubblica (o di Stato) resta anche l’opportunità di trasformarsi in fondazioni, avvicinandosi così sempre di più alle università private (o libere) orientate verso le finalità didattiche e di ricerca degli sponsor, e libere di adeguare le tasse ai costi di produzione. Produzione che, accanto ad università libere di grande prestigio, vede delle università virtuali, dove si acquistano titoli, buoni per fare carriera nel pubblico impiego. Restano poi la proliferazione di sedi, di insegnamenti, di corsi di laurea che rischiano di essere tagliati con l’accetta in base alla quantità degli studenti, senza valutazione della qualità. Saranno tagliati insegnamenti con uno o due studenti; corsi di laurea con dieci studenti, in cui si sviluppa una didattica ed una ricerca di base innovativa e di eccellenza; a favore di insegnamenti con centinaia di allievi e corsi di laurea con migliaia di discenti, destinati al massimo a qualche contratto nei call-center. Restano gli istituti superiori, con il loro status di università di eccellenza, nicchie ecologiche di pochi eletti, favoriti dalla natura, dalla sorte e dalla politica, come succede nei paesi in via di sviluppo che vogliono emergere. Restano i concorsi truccati, il nepotismo, i bilanci sballati; tutte cose da magistratura contabile, amministrativa e ordinaria. Da colpire puntualmente, ricordando però che non è lecito fare di ogni erba un fascio. Abbiamo sentito esponenti politici e maitre à penser, domandarsi cosa univa nella protesta baroni, baronetti e studenti. Forse il fatto che ci sono baroni e baronetti che fanno lezione, stanno nei laboratori dalla mattina alla sera e a volte anche la notte, che seguono i dottorandi, che fanno progetti e raccolgono fondi nazionali e internazionali per mandare avanti le ricerche degli allievi, coscienti che per essi in Italia non c’è futuro. Ma quale futuro è riservato a quella azienda che spende milioni di euro per formare il proprio personale, e una volta formato, chiude le assunzioni? Dal ddl del governo e dalla discussione in Parlamento capiremo se maggioranza e opposizione, avranno saputo ascoltare i bisogni dell’università, della ricerca e della scuola, che sono i bisogni dei giovani e del Paese. Il rischio grosso è che tutto resti così come è. Con i tagli e senza riforme. - Giuseppe Tanelli
Cari precari/e della provincia di Livorno, Domenica 30 novembre, presso l'aula occupata della facoltà di fisica dell'Università La Sapienza di Roma, si è ufficialmente costituito il Coordinamento nazionale dei precari della scuola, realtà e soggetto politico a cui aderiscono le diverse reti regionali, provinciali e locali di tutta Italia e al quale, ovviamente, si è unita anche la nostra Rete. Sulla base di una Piattaforma proposta dai coordinamenti romani (che vi invio in allegato), e che è stata arricchita dalle proposte avanzate domenica, il Coordinamento nazionale vuole proporsi come entità coordinativa, orizzontale, non rappresentativa né gerarchica, ma comunque realtà concreta in grado di funzionare da organismo complesso che raccolga le iniziative e le proposte provenienti dai soggetti locali e, grazie alla partecipazione e collaborazione delle Reti stesse, riesca a proporre calendarizzazioni, proteste e rivendicazioni condivise. Insomma qualcosa che, direttamente costruito dai movimenti locali, abbia un punto di partenza comune (la Piattaforma appunto) e che sia in grado di organizzare le nostre lotte. La nascita di un Coordinamento di questo genere ha una portata politica e rivendicativa, nonché una forza contrattuale, molto importante. In primo luogo perché non ha precedenti. In secondo perché permette a tutti i lavoratori precari del mondo della scuola di poter finalmente avanzare delle richieste non più in un rapporto individuale con la controparte, né aspettando che lo facciano i sindacati, ma direttamente e collettivamente. Il lavoro che va fatto adesso è dunque determinante. In attesa che venga costruito il sito nazionale e venga istituita una mailng-list di riferimento è utile concentrarsi sulle proposte di lotta più urgenti e a breve termine:
1) organizzazione dello sciopero di Venerdì 12/12/2008 da fare a Livorno (ricordo che per coloro che insegnano fuori,la Cgil ha organizzato dei pullman da Piombino e che possiamo "sfruttare" questa possibilità)
2) Organizzazione di alcune iniziative di protesta da fare nell'ultima settimana prima delle vacanze di Natale Per il momento direi di affrontare il primo punto e di pensare al successivo più tardi. Lo sciopero di Venerdì, indetto da Cgil, Cobas e sindacati di base, rappresenta per noi (Rete docenti precari della provincia di Livorno) un momento molto importante. A livello nazionale, quindi del Coordinamento, l'adesione allo sciopero è stata unanime. Come unanime è stata l'idea di parteciparvi, non sotto le bandiere sindacali, ma con uno spezzone nostro. Adesso, per fare in modo che al suddetto sciopero non ci siano soltanto quattro gatti, è necessario uno sforzo da parte di tutti perché ognuno di noi trovi il modo, il tempo e la voglia di incontrarci prima del 12, di parlare più approfonditamente del Coordinamento nazionale, di ricostruire la Rete locale e di iniziare a pensare seriamente che i posti di lavoro che molti di noi perderanno nel 2009, le prospettive di stabilizzazione, la fine della diseguaglianza economica tra docenti di ruolo e precari, etc. vanno pretese adesso e subito e che l'unico modo per farlo è farlo da noi. I sindacati, dato che dovrebbero rappresentarci, ci verranno dietro. Dunque, tirando le somme, è urgente organizzare un’assemblea. Abbiamo pensato, per facilitare i pendolari che lavorano all'Elba di farne due: una sull'isola, l'altra a Livorno.
Dunque, mi rivolgo adesso ai docenti "elbani": Domani 3 Dicembre presso la Scuola Pascoli di Portoferraio, a partire dalle 17:30 ci sarà l'assemblea del Comitato elbano. In quella sede noi precari ci ritaglieremo uno spazio e organizzeremo lo sciopero. Ai colleghi della provincia di Livorno: è proponibile organizzare un incontro per lunedì 8/12 (lo so che è festa...), magari nel tardo pomeriggio? Fateci sapere rispondendo su questa mailing list ed eventualmente proponendo una data diversa. a presto marco marmeggi sara belleggia
E' NATO IL COORDINAMENTO NAZIONALE DEI PRECARI DELLA SCUOLA. DA ADESSO PIU' FORTI DI PRIMA!
Domenica 30 novembre, presso un'aula occupata della Facoltà di Fisica dell'Università La Sapienza di Roma, si è ufficialmente costituito il Coordinamento Nazionale dei Precari della Scuola, realtà e soggetto politico a cui aderiscono le diverse reti regionali, provinciali e locali di tutta Italia e al quale, ovviamente, si è unita anche la Rete docenti precari della provincia di Livorno.
Sulla base di una Piattaforma avanzata dai coordinamenti romani, il Coordinamento Nazionale vuole proporsi come entità coordinativa, orizzontale, non rappresentativa nè gerarchica, ma comunque realtà concreta in grado di funzionare da organismo complesso che raccolga le iniziative e le proposte provenienti dai soggetti locali e, grazie alla partecipazione e collaborazione delle Reti stesse, riesca a proporre calendarizzazioni, proteste e rivendicazioni condivise. Insomma qualcosa che, direttamente costruito dai movimenti locali, abbia un punto di partenza comune (la Piattaforma appunto) e che sia in grado di organizzare le lotte in difesa della scuola pubblica e, in particolare, dei posti di lavoro e della fine del precariato.
La nascita di un Coordinamento di questo genere ha una portata politica e rivendicativa, nonché una forza contrattuale, molto importante. In primo luogo perchè non ha precedenti. Secondo perchè permette a tutti i lavoratori precari del mondo della scuola di poter finalmente avanzare delle richieste non più in un rapporto individuale con la controparte, nè aspettando che lo facciano i sindacati, ma direttamente e collettivamente.
Prima di riportare integralmente la bozza del testo di partenza del movimento precari (la versione definitiva, arricchita dagli interventi dell'assemblea, non è ancora disponibile), vogliamo comunicare l'adesione della Rete livornese allo sciopero di Venerdì 12 dicembre indetto da Cgil e sindacati di base. Nel corteo che sfilerà a Livorno, i precari che fanno parte del movimento saranno uniti in uno spezzone autonomo, così come avverrà in tutta Italia per quelle realtà autorganizzate che fanno riferimento al Coordinamento nazionale.
Ricordo inoltre che per organizzare la mobilitazione del 12, grazie anche all'appoggio del Comitato elbano in difesa della scuola pubblica, tutti i docenti precari (e non) che lavorano all'Elba sono invitati a partecipare all'assemblea che si terrà Mercoledì 3 Dicembre, presso la scuola Pascoli di Portoferraio, alle ore 17:30.
Rete docenti precari della prvincia di Livorno
LA PIATTAFORMA DEL MOVIMENTO INSEGNANTI PRECARI
Il movimento insegnanti precari rifiuta ogni tentativo di ridimensionamento della gestione statale dell’istruzione pubblica, che snatura la scuola statale nella sua funzione costituzionale del superamento delle differenze di sesso, religione, lingua, condizioni psico-fisiche e sociali.
Il sistema pubblico è il solo ad essere aperto a tutti, caratterizzato dalla libertà di insegnamento e dal pluralismo; esso è il solo modello che, se ben finanziato, può rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che impediscono l'eguaglianza dei cittadini. Questa funzione di emancipazione della scuola è stata notevolmente ridimensionata dalle politiche di tagli alle risorse destinate all’istruzione pubblica negli ultimi anni, in particolare con l’ultima manovra finanziaria della legge 133 (articolo 64). La piena attuazione dell’uguaglianza sostanziale richiede che sia assicurato a tutti i cittadini il raggiungimento degli obiettivi dello sviluppo personale e della partecipazione sociale, e ha come passaggio obbligato e ineliminabile la tutela di quanti abbiano minori possibilità culturali ed economiche.
La funzione principale che la scuola è chiamata a svolgere dalla Costituzione non è semplicemente quella di valorizzare gli alunni più meritevoli, ma di rendere possibile a tutti, compresi gli alunni più svantaggiati, la partecipazione attiva alla vita della scuola e successivamente della società. Invece, operazioni quali la reintroduzione del maestro unico, figura superata da decenni, cancellano anni di sperimentazione didattica e pedagogica basati sulla condivisione di responsabilità tra docenti e sugli approfondimenti disciplinari a favore del potenziamento, del recupero e dell’integrazione degli alunni.
“La promozione di una piena concorrenza tra istituzioni scolastiche” (PDL Aprea) che vede in competizione scuole pubbliche tra loro e scuole pubbliche con scuole private è alla base di un processo di destrutturazione del sistema dell’istruzione statale, che si sta evidenziando in maniera crescente. Il ridimensionamento del corpo docenti, l’aumento degli alunni per classe, la riduzione dell’orario d’insegnamento, l’accorpamento delle classi di concorso, la proposta di nuove forme di reclutamento (chiamate dirette dei dirigenti scolastici) e il ritorno del maestro unico, vanno di pari passo con una politica di attribuzione delle risorse modulate in funzione della capacità di ogni scuola di attrarre il maggior numero di studenti. La funzione emancipatrice della scuola viene condizionata da una logica prevalentemente mercantile dove il preside da primus inter pares, sottoposto alla volontà collettiva degli organi collegiali, diviene come dirigente scolastico un amministratore completamente assorbito dalla spasmodica ricerca di finanziamenti esterni tendenzialmente ridotti nel numero e nell’entità. La proposta d’introduzione delle fondazioni di diritto privato all’interno del consiglio d’amministrazione delle scuole e la conseguente riduzione della rappresentanza dei docenti non è altro che una conseguenza della riduzione dei fondi pubblici e della loro diseguale distribuzione. La paventata competizione tra scuola pubblica e privata si riduce, nei fatti, in una “privatizzazione” della scuola pubblica e dei rapporti di lavoro che in essa si esplicano.
Come insegnanti precari siamo direttamente sottoposti alla mannaia dei tagli. Qualora mantenessimo saltuariamente il nostro posto di lavoro ci troveremmo ad operare in una scuola nella quale i nostri diritti verrebbero ancor più calpestati: l’assunzione diretta da parte dei dirigenti scolastici alimenta quelle tendenze all’arbitrio ed alla mancanza di regole nell’assunzione che già oggi, in alcuni casi appaiono latenti. Quale libertà d’insegnamento ci potrà essere in una scuola nella quale un dirigente scolastico, rafforzato nel suo potere rispetto ad organi collegiali ridimensionati, viene pesantemente condizionato dalle direttive indicate dalle fondazioni private?
La combinazione di autoritarismo all’interno e di mercantilismo e subalternità verso le fondazioni all’esterno sviliscono la qualità della didattica, la scuola come fattore di partecipazione collettiva e di elaborazione di un sapere critico e, quindi, di uno sviluppo sociale ed intersoggettivo della persona.
La modificazione dello stato giuridico del docente, accompagnato dalla riduzione del livello della contrattazione nazionale rispetto a quella regionale e d’istituto elimineranno, di fatto, una reale rappresentanza delle RSU nelle scuole. A ciò si accompagna una stratificazione gerarchica delle varie figure di docente (iniziale, ordinario, esperto) la quale fa presagire una futura condizione di cannibalismo e di progressiva erosione di diritti e la ricattabilità continua nei confronti dell’intero corpo docente. La nostra condizione di precarietà verrà, di fatto, estesa all’insieme dei lavoratori della scuola, eliminando la condizione di pariteticità e cooperazione tra insegnanti, che è la migliore garanzia di qualità ed efficienza nel sistema dell’istruzione.
Dietro le roboanti proclamazioni di meritocrazia e lotta ai fannulloni si nasconde un modello di società fondato sulla miope esaltazione dell’individuo decontestualizzato che si traduce, nei fatti, nella svalutazione delle qualità personali e nella conseguente valorizzazione del servilismo, della continua ricerca dell’ambizione individuale e del clientelismo. L’attacco che riceviamo immediatamente come insegnanti precari si connette, quindi, organicamente con l’attacco che stanno subendo gli insegnanti di ruolo, il personale ATA, gli studenti medi ed universitari e, più in generale, l’intero comparto dell’istruzione e del complessivo mondo del lavoro. L’alleanza tra noi è posta nei fatti.
La lotta in difesa della scuola pubblica e della qualità dell’insegnamento, la capacità di emancipazione sociale che la contraddistingue sono direttamente collegate con la difesa dei diritti dei lavoratori che in essa operano, con l’estensione del principio di collegialità tra le sue componenti contro ogni logica di autoritarismo. Contrastiamo radicalmente la logica che scaturisce dall’articolo 64 della legge 133, dalla legge 169 e dal PDL Aprea e, soprattutto in virtù della nostra condizione di precari, rifiutiamo l’impianto complessivo della riforma della scuola e dell’Università.
La possibilità di ottenere dei risultati passa attraverso la nostra autorganizzazione, la costruzione di un movimento unitario di insegnanti precari all’interno del più ampio movimento in difesa dell’istruzione pubblica.
Le nostre richieste più immediate, che sottoponiamo alla discussione di tutte le componenti del precariato della scuola e dell’università, sono le seguenti:
- Abrogazione dell’ articolo 64 della legge 133 e della legge 169
- Ritiro della Proposta di legge “Aprea”
- Aumento dei fondi destinati all’istruzione statale
- Ripristino della pluralità docente e attuazione integrale del tempo pieno e modulare garantito nello stesso modo in tutte le regioni e finanziato dalla fiscalità generale
- Difesa dell’organico esistente docente e personale ATA
- Stabilizzazione dei 142.000 posti assegnati a livello nazionale dai vari CSA provinciali attraverso la trasformazione dell’organico di fatto in ruolo
- Stabilizzazione dell’organico di fatto del personale
- Sblocco del turn over sostituendo tutti gli insegnanti in pensionamento
- Abrogazione della modifica del Titolo V della Costituzione che trasferendo le competenze dallo Stato alle regioni, province e comuni nega il principio costituzionale secondo il quale la scuola privata e confessionale è garantita senza oneri per lo Stato (nel rispetto dell’articolo 33 della costituzione).
- Applicazione nelle scuole private e paritarie delle condizioni contrattuali e delle modalità di reclutamento vigenti per i lavoratori delle scuole statali.
- Assegnazione di tutte le cattedre intere e frazionate tramite graduatorie ad esaurimento.
- No al ridimensionamento dei Centri Territoriali Permanenti, che comporta una riduzione delle cattedre con la conseguente congestione delle graduatorie.
Alleghiamo il seguente volantino rivendicativo, parte integrante della piattaforma.
PERCHE’ UN MOVIMENTO INSEGNANTI PRECARI?
Il movimento insegnanti precari è formato da insegnanti delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado. Esso nasce dall’esigenza degli insegnanti precari di lottare in prima persona per i propri diritti, liberi da ingerenze di qualsiasi tipo.
Il nostro scopo è quello di organizzare un movimento ampio ed unitario del precariato della scuola, che si inserisca all'interno della generale mobilitazione della scuola e dell'università, contro i provvedimenti del Governo attuale.
Riteniamo che questa necessità sia oggi più urgente che in passato. Se i tagli alla scuola statale operati dal Governo compromettono pesantemente la qualità della didattica e le condizioni di lavoro di tutti i docenti, il peso maggiore delle riduzioni di spesa ricadrà direttamente sulla nostra pelle: una parte consistente degli insegnanti precari verrà estromessa dall’insegnamento; un’altra parte dovrà elemosinare a vita uno stipendio sempre più scarnificato dalle scuole private, uno stipendio che, già oggi, è ai limiti della sussistenza; un’altra parte ancora vedrà l’assunzione in ruolo come una prospettiva lontanissima.
La lotta contro la precarietà assume un significato singolare all’interno delle rivendicazioni generali sulla scuola pubblica. Come insegnanti precari siamo consapevoli che una scuola che ridefinisce lo stato giuridico degli insegnanti in funzione del nuovo paradigma della flessibilità (vedi proposta di legge Aprea n. 953) è una scuola che fa uso massiccio di precari. La flessibilità associata alle privatizzazioni e allo smantellamento della scuola statale trasforma gli insegnanti in liberi professionisti, che dovranno svendersi alle scuole trasformate in fondazioni, rendendo il precariato una regola.
Insomma, per noi lottare contro la precarietà nella scuola statale vuol dire lottare per una scuola pubblica che possa davvero realizzare il principio costituzionale del superamento di qualsiasi differenza. Lottare contro la precarietà nella scuola vuol dire rifiutare qualsiasi taglio all’istruzione statale, pretendere la trasformazione dell'organico di fatto in ruolo e lo sblocco del turn over, restituendo ai precari il posto lasciato libero dagli insegnanti in pensionamento. Lottare affinché anche gli studenti non debbano subire annualmente il peso degli avvicendamenti in organico. Non vogliamo più sentirci in esubero. Il lavoro che quotidianamente svolgiamo nelle scuole, in condizioni sempre più difficili, è fondamentale alla formazione degli studenti, e solamente la logica dei tagli, che imperversa da anni nelle politiche sull'istruzione, ci impedisce di lavorare tutti nelle migliori condizioni.
Se vogliamo rafforzare davvero la lotta degli insegnanti precari all'interno della mobilitazione generale della scuola e dell'università,
dobbiamo necessariamente coordinarci ed assumerci la responsabilità delle azioni rivendicative da intraprendere insieme.
movimento insegnanti precari
Un altro contributo dalle scuole elbane, in questo caso dalla scuole materne che indicano i problemi emergenti in base alla legge Gelmini.
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28/11/2008 - 22:47 - sb scrive:
DOVE VA LA PROTESTA?
MIGLIAIA DI COLLEGI DEI DOCENTI, CONSIGLI D’ISTITUTO, COORDINAMENTI DEI GENITORI, COMITATI DI STUDENTI, CONSIGLI COMUNALI E PROVINCIALI, DIRETTIVI SINDACALI HANNO APPROVATO DOCUMENTI CHE ESPRIMONO LA LORO PREOCCUPAZIONE PER L’INCERTEZZA DEL FUTURO DELLA SCUOLA PUBBLICA
DOVE VANNO TUTTI QUESTI DOCUMENTI?
NOI PROPONIAMO DI INVIARLI TUTTI INSIEME AI GRUPPI PARLAMENTARI DI CAMERA E SENATO IL GIORNO
12 DICEMBRE 2008
UTILIZZANDO GLI INDIRIZZI DI POSTA ELETTRONICA FACILMENTE REPERIBILI SUI SITI E CHE COMUNICHEREMO A BREVE
CHI NON AVESSE LA POSSIBILITA’ DI INVIARLO PERSONALMENTE POTRA’ USUFRUIRE DELLA STRUTTURA PROVINCIALE FLC CGIL AL SEGUENTE INDIRIZZO DI POSTA ELETTRONICA: livorno@flcgil.it
OPPURE FAX 0586228431
Patrizia Villa
Segretaria Provinciale FLC CGIL Livorno
SCUOLE. L'OCCIDENTE ELBANO DICE NO ALLA GELMINI E AGLI ACCORPAMENTI
CRESCE L'ONDA ELBANA, DOPO IL COMITATO AUTONOMO, L'ITCG CERBONI, ENTRA IN GIOCO ANCHE IL COMPRENSIVO DI CAMPO PER DIRE NO ALLA GELMINI
MARINA DI CAMPO. Maxi riunione con circa 200 persone pronte a opporsi ad oltranza all'azione governativa, riguardante il mondo della scuola colpito dalla riforma Gelmini che crea anche la prospettiva di accorpamento tra gli istituti di Marciana Marina e Campo."Porteremo in consiglio comunale il documento emerso dal comprensivo campese, sperando di farlo approvare anche dall'opposizione". Ha detto Antonio Galli sindaco campese, intervenuto insieme al suo collega Luigi Logi, primo cittadino di Marciana, il quale ha proposto un'azione corale nell'interesse di tutta la parte occidentale dell'isola, che teme la scomparsa di uno dei due istituti comprensivi esistenti. L'assemblea ha visto l'introduzione del presidente del consiglio d'istituto Gianna Grandi che ha ribadito come tutto il personale della scuola e le famiglie siano contro una riforma che porta al taglio dell'orario scolastico nelle elementari e nelle scuole materne, un fatto che determina senza dubbio disservizi e minore qualità nella didattica." Sull'isola- ha detto Grandi- la scuola è determinante più che in altri luoghi, visto che occasioni di incontro e di crescita culturale non abbondano e i giovani trovano nella scuola attuale, forte di un arco orario valido, gli stimoli e le occasioni di sviluppo sociale". E sulla stessa lunghezza d'onda si è espresso Ivo Gentili, il dirigente scolastico, " il governo ha fatto una serie di provvedimenti tesi a risparmio e basta, tagli di organico, di orari disinteressandosi del bene reale di ragazzi e della gente. Una cosa sotto gli occhi di tutti. Inoltre il nostro istituto comprensivo è minacciato dal 2011 di una probabile scomparsa, visto che le disposizioni nuove di legge portano ad accorpamenti quando l'istituto non ha almeno 500 alunni. Ecco che il nostro Comprensivo o quello della collega Paola Berti potranno scomparire. Noi rivendichiamo, e il collegio docenti ha approvato un documento in questo senso, il mantenimento dell'autonomia viste le caratteristiche del nostro territorio, considerata l'importanza del fare scuola su di un'isola colpita già da altri disservizi".
Il sindaco Antonio Galli ha fatto notare che l'errore del governo Berlusconi è grossolano. "Non si può andare a colpire un settore importante e delicato come quello della scuola -ha detto- da qui un appello anche all'opposizione campese di centro-destra: quando un governo sbaglia lo si deve riconoscere e porre rimedio".
Si è fatto sentire anche Pierluigi Petri, rappresentante del partito socialista alla provincia, sottolineando come anche il massimo organismo territoriale si stia battendo in tale direzione, per recuperare quanto alla scuola verrebbe tolto dalla legge di recente approvata. infine Gina Denni vice preside, ha ricordato quanto sia attuale il dibattito sul disagio giovanile, quanto sia delicata la formazione dei ragazzi ed è quindi ancora più assurdo che vengano attuate norme che riducono il tempo scuola, togliendo appunto occasioni di crescita sociale e culturale agli studenti. L'assemblea ha infine sottoscritto il documento già approvato dal collegio docenti, che rimarca particolarmente l'importanza di lasciare la compresenza di insegnanti nella scuola elementare, che consente azioni di recupero, di potenziamento e di approfondimento, cose che scomparirebbero con l'attuazione del maestro unico voluto dalla legge Gelmini. La riunione si è conclusa con l'impegno del sindaco Galli di portare al consiglio comunale le determinazioni emerse dall'incontro, tentando un'approvazione all'unanimità del documento emerso dal Comprensivo campese, sottoscritto anche dai genitori, i quali, riuniti in comitato guidati da Laura Checchi, si occuperanno anche di sollecitare altri Consigli d'istituto isolani, affinché inneschino azioni simili, creando un coordinamento tra i vari plessi per dire no alla legge Gelmini.(s.b)
ECCO L'INTERVENTO ATTESO CHE CI PARE DETERMINANTE PER INQUADRARE LA TESI DEL NO ALLA MANOVRA GOVERNATIVA SULLA SCUOLA, ATTENDIAMO ALTRI INTERVENTI A FAVORE O CONTRO...CON MOTIVAZIONI.
“I DANNI DELLA RIFORMA GELMINI”
Sono pochi gli aspetti della scuola che vengono cambiati dalla “riforma Gelmini”.Ma fondamentali
E IN GRADO DI STRAVOLGERE L'ATTUALE ASSETTO POSITIVO DELLA SCUOLA.
Accenno appena alla scuola dell’infanzia (materne) dove si passerà dall’attuale orario di tutto il giorno alle 24 ore settimanali (solo il mattino), salvo eventuali ore aggiuntive su richiesta dei genitori laddove sarà possibile (e… pagate da chi?) e alla scuola media ( anche qui l’orario scolastico sarà ridotto rispetto ad oggi). Desidero soffermarmi in particolare sulle trasformazioni che si verificheranno nella scuola primaria (elementari).
In essa si otterrà:
a) Il ritorno al maestro unico il quale, legge alla mano, oltre a tutto il resto, contrariamente a quanto viene “venduto” su tutte le reti televisive, insegnerà anche l’inglese (dopo l’eccellente preparazione che gli darà un corso di aggiornamento di 120 ore);
b) La riduzione dell’orario di scuola per gli alunni ( dalle attuali 40 ore del tempo pieno e dalle 30 ore del modulo, alle 24 ore settimanali previste dalla Gelmini ( solo di mattina). ( Ed è inutile che le solite 4/5 facce televisive, incaricate di ciò, continuino a ripetere sulle varie reti che il tempo pieno non viene eliminato, anzi aumenterà del 50 per cento. La legge dice, nero su bianco, ( verificare per credere) che il nuovo orario canonico di scuola sarà di 24 ore settimanali (mi pare molto ridotto anche l’orario dei moduli oltre a quello del tempo pieno) e che, su richiesta, le famiglie possono avere delle ore aggiuntive. Laddove sarà possibile realizzarle, queste saranno, per forza di cose, un doposcuola e non la continuazione di un progetto unico con le ore del mattino. Doposcuola che, per quanto riguarda le attività, verrà coperto con ore di straordinario del maestro unico, mentre per quanto riguarda la mensa e la successiva ricreazione, si ritiene che se ne dovranno occupare i Comuni che, come oggi fanno per il cibo, in futuro chiederanno alle famiglie la quota per pagare anche il personale di sorveglianza.
c) La riduzione del numero degli insegnanti ( 87000 in meno),
Tutto questo eliminerà la gestione collegiale della classe, da parte degli insegnanti ma, fatto ancora più grave cui voglio dare particolare rilievo, ritenendolo fondamentale, cancellerà la COMPRESENZA o CONTEMPORANEITA’ di due insegnanti a disposizione della classe per alcune ( poche) ore settimanali.
Ritengo che questa eliminazione trasformerà completamente la scuola elementare, impoverendola e togliendole tutti quegli aspetti che la pongono, da quanto emerge dalle indagini OCSE, tra le migliori a livello europeo e mondiale ( a proposito: i soliti addestrati a ripetere bugie, passando da una TV all’altra, per ottenere il consenso della popolazione, dicono a seconda dei casi, o che siamo tra le ultime scuole europee o che eravamo tra le prime quando c’era il maestro unico e che siamo peggiorati dopo. Non è vero. I dati OCSE, che riportano i risultati di queste indagini, sono recenti.)
Quali sono le attività che tale compresenza permette di fare attualmente e che non si potranno più fare in futuro?
a) Attività di recupero, in appositi laboratori, per i bambini più svantaggiati ( o per maggiori difficoltà di apprendimento, o perché stranieri, o per lunghe assenze, ….)
b) Attività di potenziamento per gli altri che, (nel momento in cui i loro coetanei, col recupero, lavorano su obiettivi minimi) hanno la possibilità e il diritto di lavorare su obiettivi più impegnativi.
Solo quanto detto nei due punti precedenti (a, b) basterebbe per decidere che la compresenza degli insegnanti e la loro condivisione della gestione dei problemi della classe è indispensabile. Ma questa compresenza permette di fare anche altre cose che chi è del mestiere sa essere anch’esse importanti:
a) Realizzare progetti di “lettura del territorio” ( storia, geografia, scienze, studi sociali )con le relative uscite da scuola per visite didattiche, uscite che un insegnante da solo, oggi, non può fare ( classi numerose, bambini vivaci, traffico nelle strade, complessità di vari problemi.)
b) Lavorare nei laboratori didattici: ad esempio, in quello di informatica un maestro da solo non riesce a seguire 20 alunni ( di 6/7/8 anni) nella gestione individuale dei computer; inoltre è difficile trovare nelle nostre scuole laboratori con così tante postazioni.
Ci sono poi alcuni altri aspetti (pochi) della riforma che non ho toccato, su cui sarebbe utile intervenire.
Per terminare, ribadisco che le indicazioni sopra riportate sono vere, anche se in televisione c’è un gruppo di pochi personaggi ( sempre gli stessi) addestrati a dire il contrario.
Per verificare dove sta il vero, basta informarsi procurandosi gli articoli di legge.
NELLO TAREA INSEGNANTE ELEMENTARE CASA DEL DUCA PORTOFERRAIO
IL DECRETO GELMINI E DINTORNI.
le leggi di riferimento sono due:
a) Legge 133 del 6/08/08 (ex Dec. Leg. 112 del 25/06/08)
b) Decr. Legge 137 (Gelmini) dell’ 1/09/08 convertito in legge il 29/10/08
DECRETO “Gelmini” n. 137:
- Introduzione ed. civica (Cittadinanza e Costituzione) (a me sembra che ci fosse già)
- Introduzione valutazione comportamento, in decimi . Se voto insuff., si boccia
- Valutazione discipline in decimi anche nella primaria e alle medie. Per passare ci vuole la suff. In ogni materia
- Nella primaria: maestro unico dal 2009/10 a partire dalla classe prima ( non più i 2 ins. per classe del tempo pieno, né i 3 ins. ogni 2 classi del modulo)
- Materne ed elementari: orario di 24 ore settimanali (solo mattina, Anche alle materne!!!!!)
- A richiesta delle famiglie: si può ampliare orario ( chi pagherà il personale che assisterà i bimbi durante la mensa e la ricreazione??? I Comuni?? Le famiglie??)
- Sul contratto si vedrà come retribuire maestro unico che farà ore aggiuntive insegnamento richieste dai genitori ( riciclando i soldi risparmiati dalla riduzione del n. degli ins.)
- Adozione libri di testo con cadenza quinquennale
- Laurea in scienze della formazione diventa abilitante per materne ed elementari
- Per attuazione questo decreto: niente spese aggiuntive per finanza pubblica.
MOLTO SINTETICAMENTE LEGGE 133 ( alcuni punti che ritengo i principali)
- Taglio fondi alle università
- Università: si trasformino in fondazioni
- Assenze per malattie, penalizzate economicamente
- Aumento n. alunni per classe
- Riduzione personale ATA e Docenti
- Razionalizzazione rete scolastica (sia presidenze che plessi)
- Riduzione anche CTP
- Razionalizzazione classi di concorso alle medie e superiori
- Economie da attuare.
Stiamo assistendo, con l’approvazione della L169 “legge Gelmini”, con la L 133 (in particolare le norme che riguardano i tagli alle università) e, più in generale con gli sconsiderati tagli di questo Governo ai servizi pubblici, allo smantellamento della scuola pubblica.
Cosa comporterà dal prossimo AS l’approvazione della 196?
Per una “migliore qualificazione del servizio scolastico” – cosi’ scrive il Ministro Gelmini- si tagliano 120 mila posti di lavoro nella scuola.
Questo ha come primo effetto l’espulsione di un esercito di precari che si troveranno a dove cercar altrove ( ma dove?) un reddito.
Meno insegnanti quindi, ma anche più alunni per classe.
Meno materie e accorpamento delle cattedre, il che significherà che gli stessi insegnanti, probabilmente con meno ore a disposizione si troveranno ad insegnare più materie.
Meno tempo scuola per tutti, dalla scuola dell’infanzia alla secondaria superiore, quindi.
Niente piu’ tempo pieno alla primaria e niente più tempo prolungato alle secondarie inferiori ( medie)
Nella primaria si smantella , in nome dei tagli e quindi del risparmio, un impianto pedagogico, quello del tempo pieno e del modulo che ha reso famosa nel mondo la nostra scuola.
Infine si introduce la “maestra unica” , un anacronismo che ci riporta indietro di decenni.
Ma il risparmio delle risorse ( servono per le banche e per Alitalia, servono per la guerra e per le imprese) richiede anche la “razionalizzazione” della rete scolastica: così si perdono intere scuole tornando indietro nella storia addirittura fino alla legge Casati. E’ stato infatti nel lontano 1860, all’indomani dell’unità d’Italia che una legge introduceva per la prima volta il principio della territorialità in modo che ogni paese, pur piccolo e isolato che fosse,ogni villaggio di montagna, ogni piccola isola potesse avere la “sua” scuola.
E’inquietante il disegno di un governo che, ponendo la fiducia e in assenza non solo di un dibattito parlamentare ma anche e soprattutto di un confronto nelle scuole e con la società, con i sindacati e le associazioni di categoria, con gli insegnanti i genitori e gli studenti, taglia posti di lavoro, cancella intere scuole, toglie tempo scuola e materie e impone il ritorno a modelli pedagogici obsoleti .
Se è vero che anche i precedenti governi avevano operato tagli ( ricordiamo bene l’ultima finanziaria del governo Prodi con 47mila unità di personale scolastico cancellate) e che la privatizzazione era già da tempo entrata nella scuola , è altrettanto vero che, pur “nel solco dei precedenti interventi” ( è lo stesso ministro ad ammetterlo) i Tagli Tremonti/Gelmini significano il definitivo smantellamento della scuola pubblica e dell’università pubblica.
Inoltre nel prossimo futuro ci attende l’approvazione del DDL Aprea, se non sapremo contrastarlo, se non sapremo rimandare a casa il Ministro e questo Governo che trasformerà la scuola in fondazione gestita da un consiglio di amministrazione affidato in parte a privati e che introdurrà l’assunzione a chiamata diretta da parte dei dirigenti scolastici.
La scuola sarà allora definitivamente una azienda e l’istruzione una merce.
Invece la scuola è un servizio pubblico e l’istruzione/educazione un diritto costituzionale.
Sulla scuola si deve investire; la scuola e l’università sono il terreno privilegiato sul quale vanno spese le risorse dello stato.
Avremo una scuola povera, invece.
Meno tempo scuola, meno insegnanti e meno materie, insieme all’ “assottigliamento “ dei curricoli ( iniziato con la Moratti che ha riformato i programmi, avanzatissimi della scuola elementare)
Avranno come esito
una scuola classista , una scuola che non ha risorse per colmare gli svantaggi, una scuola che non ha risorse per l’integrazione dei migranti, che non può permettersi di investire per i disabili.
Sarà la scuola del pensiero unico ( contro il pensiero critico e divergente) la scuola delle infarinature di saperi ( contro l’approfondimento e la ricerca), una scuola perfetta, insomma per vivere in un regime….
Chiediamo che questo Consiglio Comunale e Provinciale prenda una posizione netta e precisa contro i “tagli” alla scuola pubblica
Chiediamo a questo Consiglio Comunale e Provinciale di operare nei limiti delle proprie possibilità per contrastare con forza ,in ogni sede istituzionale, qualsiasi norma che leda il diritto all’istruzione costituzionalmente garantito.
.Chiediamo un impegno concreto verso tutte le scuole della provincia: nessun accorpamento, nessuna classe in meno!
Chiediamo che Provincia e Comune continuino ad impegnarsi, adesso con maggior forza e maggiori investimenti, nel garantire l’adeguamento dei locali scolastici alle necessità delle scuole , che continuino a garantire e , se necessario, si impegnino a potenziare, le mense scolastiche e il trasporto degli alunni, perché le famiglie non si sentano scoraggiate nel richiedere tempo lungo e tempo pieno.
Questa mattina le componenti filo governative presenti in consiglio hanno avuto bisogno di portarsi le loro “truppe” da fuori Livorno per cercare di contrastare la nostra voce dimostrando cosi'la loro debolezza .
Gli insegnanti e gli ata, gli studenti e i genitori, i cittadini di Livorno hanno già dimostrato , riempendo le piazze , scioperando e mobilitandosi sul posto di lavoro, quale sia la risposta da dare a chi “taglia “ la scuola pubblica. Continueremo le mobilitazioni,e il prossimo appuntamento nazionale, ma con mobilitazioni regionali sarà lo sciopero generale del 12 Dicembre che anche COBAS SDL e RDB CUB indicono per il 12 dicembre.
Elettra Anghelinas
Portavoce provinciale dei Cobas Scuola
COMUNICATO STAMPA
In questo momento, in cui la visibilità dei movimenti legati alla contestazione della contro-riforma Gelmini e dei tagli previsti da Tremonti è passata in secondo piano e appare più sfumata, è necessario rilanciare una campagna di lotte in difesa della scuola pubblica che sia capace di ridare attualità ad una serie di iniziative informative sulle conseguenze e le ricadute concrete che i tagli del governo avranno sugli studenti, sulle famiglie, sui docenti e sulla società nel suo complesso. Per raggiungere questo obiettivo, il Comitato elbano in difesa della scuola pubblica ha organizzato una mobilitazione per Domenica 23 novembre ’08, in Piazza Cavour a Portoferraio, dalle 16:00 fino alle 23:00. L’iniziativa, SCUOLA IN PIAZZA, vedrà la partecipazioni di diverse realtà legate al mondo della scuola: docenti, genitori e studenti. La serata si articola in due parti. Nella prima, dalle 16:00 alle 18:00, verranno proposti ai bambini della scuola materna e delle elementari diversi laboratori creativi ideati e coordinati dalle insegnati della scuola dell’infanzia, della primaria e della secondaria di primo grado. In più, nel corso della manifestazione, verrà offerta una merenda pomeridiana. La seconda parte è caratterizzata da un concerto in piazza, in cui si esibiranno i gruppi musicali degli studenti e alcune band elbane. I concerti saranno intervallati da una serie di interventi dal palco in cui verranno denunciati, attraverso i racconti delle esperienze di docenti, studenti e genitori, i cambiamenti radicali che subirà la scuola pubblica all’indomani dei provvedimenti governativi. Questa manifestazione vuole proporre, pubblicizzare e rilanciare alcune iniziative di sensibilizzazione sul territorio che verranno organizzate nelle prossime settimane. Altresì vuole dimostrare che il dissenso e la mobilitazione contro il Ministro Gelmini e i provvedimenti finanziari di Tremonti è ancora forte, generalizzata e diffusa. Non ci fermeremo adesso. Lotteremo in tutti i modi con lo scopo di bloccare la demolizione della scuola pubblica statale.
Comitato elbano in difesa della scuola pubblica
Oggetto: PIANO PROGRAMMATICO: PRIMI PARERI
A: comitatoscuolapubblica@googlegroups.com
Data: Sabato 15 novembre 2008, 20:29
14/11/2008. PIANO PROGRAMMATICO: PRIMI PARERI
Dopo la modifica all'art. 3 del DL 154/08, si è aperta finalmente la strada per la Conferenza unificata che era chiamata a esprimere il proprio parere sul Piano programmatico Gelmini-Tremonti sulla scuola. L'esito della conferenza, tenutasi ieri, ha visto una sostanziale bocciatura del Piano a causa degli effetti devastanti prospettati. Parere negativo è stato espresso dalla maggioranza delle Regioni (no di quelle di centro-sinistra, sì di quelle del centro-destra, ma con astensione della Sicilia), dai Comuni e dalle Comunità Montane.
L'Unione delle Province ha espresso invece un sì condizionato però all'apertura di un tavolo di confronto e ad un regolamento sulla razionalizzazione dell'edilizia scolastica.
In questa settimana era atteso anche il pronunciamento delle Commissioni Cultura di Camera e Senato, le quali si sono però sostanzialmente poste in stallo, in attesa, appunto, del parere della Conferenza unificata (che per prassi anticipa sempre quello parlamentare). Le Commissioni potranno quindi esprimere il proprio parere solo la prossima settimana, anche se non sono attese particolari opposizioni al provvedimento (vista l'egemonia parlamentare della maggioranza), se non qualche appunto relativo alla scuola dell'infanzia (parere favorevole con condizioni).
Tutto intanto procede speditamente per la riforma della scuola secondaria, vista la determinazione ministeriale nel far partire le modifiche alle classi prime di licei, tecnici e professionali già da settembre 2009, in parallelo al maestro unico.
Confindustria mette le mani sugli Istituti: compra a costo zero dalla Gemini gli Istituti tecnici e professionali!
Scuola Governo delle scuole separato dalla partecipazione democratica e controllo da parte di consigli di amministrazione aziendalisti su gestione della scuola, assunzione degli insegnanti e valutazione degli studenti. Questo il programma di Confindustria per l’istruzione tecnica.
Secondaria superiore. Confindustria: a chi l’istruzione tecnica? A noi!
13-11-2008 |
Alcuni giorni fa, per l’esattezza l’8 novembre, i giornali hanno riportato la notizia di un incontro tra il Ministro Gelmini e Confindustria da cui sono stati allontanati i giornalisti, compreso persino quello del Sole 24 Ore. Come dimostra il più noto e recente invito a Palazzo Grazioli che ha coinvolto i segretari di Cisl, Uil e Confindustria, usciti dalla porta di servizio, gli incontri segreti sono diventati la modalità prediletta da questo governo.
Fatto sta che per questo motivo non sappiamo che cosa si sia discusso in quella sede tra Gelmini e Confindustria. Ma crediamo di non andare lontano dal vero se pensiamo che l’argomento prescelto sia stato quello dell’istruzione tecnica e della sua trasformazione in un docile strumento di quest’ultima per procurasi gratis quadri aziendali il più possibile sottomessi alle scelte produttive delle aziende.
Tutto ciò è desumibile da un documento di Confindustria ufficialmente non ancora reso pubblico, ma che ha cominciato a circolare.
Il documento di Confindustria è definito “Action Plan”, come piace dire all’organizzazione degli industriali, alla quale piace anche chiamare l’educazione “Education”. E quella del lessico è una attenzione che va sottolineata visto che da un lato Confindustria, contraria alle due lingue straniere, sostiene che basta l’inglese ed anzi anche che un’altra disciplina (Matematica? Scienze? Storia?...magari pure Italiano) va insegnata in inglese (come se l’anglofonia fosse così di casa nel nostro Paese!), dall’altro perché per attenuare gli allarmi, soprattutto quelli intorno alla trasformazione del Consiglio di Istituto in un Consiglio di Amministrazione aziendalista, Confindustria pensa che sia sufficiente dargli un altro nome “meno aziendale”, come se il mondo della scuola fosse fatto di stupidi che guardano ai nomi e non alla sostanza.
Ma andiamo con ordine.
L’Action Plan è diviso in tre sezioni: contenuti, governance (ah, l’inglese!!!! ) e risorse umane.
Sui contenuti si prevede:
* contenimento del numero delle materie
* 32 ore settimanali ma non predefinite: 2-3 devono essere in piena disponibilità delle scuole
* istituzione della disciplina di scienze integrate che raggruppa fisica, chimica, biologia e scienze della terra
* una sola lingua straniera
* insegnamento di un’altra disciplina in inglese.
Sulla governance si prevede:
* affiancare al dirigente scolastico un consiglio di amministrazione con forte presenza di esterni (aziende, professioni) con poteri effettivi di governo
* separare il CdA dagli organismi partecipazione democratica
* dare eventualmente al CdA un nome più accattivante (sic!)
* inserire un rappresentante aziendale nelle commissioni di esame
* strutturare il previsto Comitato Nazionale per l’Istruzione Tecnica in sottocomitati che controllino strettamente gli indirizzi.
Sulle risorse umane si prevede:
* Scelta del personale docente teorico e pratico ad libitum della scuola, fuori da graduatorie e classi di concorso
* Scelta del personale da inserire negli spazi di flessibilità (20%-30%-35% dell’orario) ad libitum della scuola
* Eliminazione degli insegnanti tecnico pratici e loro sostituzione in laboratorio con “personale di provata esperienza lavorativa”.
Ma è evidente che il cuore del problema per Confindustria è il controllo sull’istruzione tecnica, che Confindustria limita al settore tecnologico (industriale, per intenderci), tralasciando quello economico (amministrativo- commerciale, sempre per intenderci), e vuole riportare ad una funzione di formazione di quadri aziendali, con un sistema persino peggiore di quello dei consigli di amministrazione dell’istruzione professionale in vigore nel nostro Paese fino agli anni sessanta. Un deja-vu in peggio!
E’ significativo che Confindustria sia disinteressata ai comitati tecnico-scientifici , ritenuti uno strumento troppo debole rispetto alla forza di un consiglio di amministrazione così come viene delineato nell’Action plan. Tanto più che quel consiglio di amministrazione appare qualcosa di più che la trasformazione in senso aziendalista dell’attuale consiglio di istituto: Confindustria insiste sulla separazione tra partecipazione democratica e sedi delle decisioni. E’ come se agli attuali organi collegiali si dicesse: voi discutete pure quanto vi pare, poi il consiglio di amministrazione decide.
Le mire di Confindustria si articolano e si diffondono soprattutto sulla governance (consiglio di amministrazione a fianco del DS), sulla scelta del personale tecnico (fuori da graduatorie e classi di concorso e privilegiando le esperienze aziendali), e sulla valutazione degli alunni in uscita (con la presenza di suoi rappresentanti nelle commissioni di esame).
Interessante è anche il modo in cui Confindustria pensa di arrivare a tutto ciò. Propone tre vie (in combutta con l’on. Aprea a quanto dice esplicitamente il documento):
* un provvedimento normativo specifico che ricalchi quanto previsto dall’Action Plan
* una autonomia “statutaria “ (In grassetto nel testo. Ah! La forza degli aggettivi!): ogni scuola si fa il suo statuto (sic!)
* le fondazioni come ultima ratio.
Insomma Confindustria è aziendalista ma non stupida: perché mettere dei soldi privati nelle fondazioni quando la scuola può essere gestita privatamente gratis attraverso consigli di amministrazione, scelta degli insegnanti e iniezioni d personale delle aziende, facendo pagare tutto allo Stato, cioè alla collettività?
Ma neanche i lavoratori della scuola, gli studenti e i cittadini sono stupidi!
… Prepareremo una rivoluzione! !! …E’ giunta l’ora di dire basta. Via i politici dalla “cosa pubblica” , via il Governo, via il Parlamento e soprattutto via Confindustria! !!
Roma, 13 novembre 2008
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Di seguito viene riportato il documento di Confindustria!
E’ allucinate!! !! ….
IN TALE DOCUMENTO SONO SPECIFICATAMENTE DETTATI GLI ORDINI DELLA MARCEGAGLIA ALLA GELMINI (la ministra-burattino di Tremonti-Brunetta)
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CONFINDUSTRIA EDUCATION
Ottobre 2008
LINEE DI INTERVENTO PER IL RIORDINO DEGLI ISTITUTI TECNICI
L’ ACTION PLAN PER L’ISTRUZIONE TECNICA, elaborato da Confindustria con la collaborazione di un gruppo di esperti e di dirigenti di qualificati Istituti tecnici di tutta Italia nel corso del 2007 e suddiviso in tre sezioni:
- Contenuti
- Governance
- Risorse umane
Questa proposta va realizzata attraverso alcune azioni immediate.
Contenuti
- contenimento nel numero delle materie
Il numero delle materie deve essere ridotto e gli orari di ciascuna di esse devono essere significativi negli istituti tecnici. Il limite di 32 ore settimanali non deve essere superato e deve includere spazi per l’autonoma progettazione delle scuole.
- spazio per l’autonomia delle scuole
Le 32 ore non devono essere tutte predefinite nei quadri orario. Alle scuole, dentro le 32 ore, deve essere affidato uno spazio (2-3 ore, circa il 10%) che esse devono organizzare in autonomia, per rispondere ai bisogni individuati in sede locale;
- istituzione dell’insegnamento di Scienze integrate
che riunisca tutti gli insegnamenti a carattere scientifico. Non occorre a questo livello di età un approfondimento specialistico, ma una visione di insieme ed una metodologia di base; tale insegnamento comprende chimica, fisica, biologia e scienze della terra e può essere attribuito attraverso il ricorso alle “classi atipiche” per evitare le rigidità delle attuali classi di concorso che vanno riformate e semplificate;
- insegnamento in lingua inglese
possibilmente, oltre all’insegnamento della lingua inglese in quanto tale, un altro insegnamento dovrebbe essere svolto in lingua inglese;
- una sola lingua straniera
non è realistico prevedere l’insegnamento di una seconda lingua straniera.
Governance
- istituire (solo per gli Istituti tecnici) un Consiglio di Amministrazione,
in cui vi sia una presenza significativa di soggetti esterni alla scuola, espressione del mondo della produzione e/o dei servizi, in relazione agli indirizzi di studio;
- attribuire al Consiglio poteri effettivi di governo
tale organo deve affiancare il dirigente (i cui poteri non vanno ridotti) e deve avere la responsabilità complessiva per l’indirizzo generale, il piano di sviluppo pluriennale della scuola, il programma annuale ed i rapporti con le imprese e le aziende che costituiscono i naturali interlocutori di ciascun Istituto;
- separazione dei compiti di partecipazione da quelli di governo
il Consiglio di Amministrazione non sostituisce gli organi di partecipazione democratica; ma la partecipazione deve essere tenuta distinta dalla gestione, dall’indirizzo tecnico e dal governo;
- il problema non sta nel nome
se il termine Consiglio di Amministrazione “disturba”, se ne può trovare un altro, ma non si può prescindere da uno specifico modello di governo degli Istituti tecnici, data la loro precisa missione (che non è uguale a quella dei licei): formare i quadri intermedi che devono contribuire allo sviluppo delle aziende di produzione e servizi.
Risorse umane
- scelta del personale docente e tecnico
gli istituti tecnici debbono poter scegliere in autonomia (ed in raccordo con le imprese di produzione e servizi più vicine al proprio indirizzo di studi) almeno il personale che deve svilupparne la missione specifica: insegnanti di materie tecniche, tecnici di laboratorio, ufficio tecnico. Questo personale deve essere svincolato dalle classi di concorso e dall’assegnazione centralizzata;
- autonomia reale nella gestione della quota di flessibilità
perché la flessibilità ipotizzata (fra il 20% ed il 35%) abbia un senso, il personale destinato a coprirla non deve essere già predeterminato nei quadri orari e negli organici. Sono gli istituti tecnici che devono individuare il fabbisogno di materie/attività corrispondenti e scegliere se richiedere agli uffici scolastici insegnanti “tradizionali” o se chiamare esperti esterni qualificati, con procedure trasparenti ma libere.
A LIVELLO LEGISLATIVO:
- emanare un provvedimento normativo specifico (questa seconda soluzione è considerata dall’On. Aprea più realistica rispetto alla prima)
che preveda:
- istituzione del Consiglio di Amministrazione (o denominazione alternativa) solo per gli Istituti tecnici
- rinvio a successivi decreti (da emanare in tempi brevi) per quanto riguarda la definizione di struttura, poteri e raccordo con gli altri organi collegiali degli Istituti in questione
- criteri generali cui devono ispirarsi i decreti in questione (vedi scheda 1 e Action Plan per l’Istruzione Tecnica)
oppure:
- attribuzione agli Istituti tecnici di autonomia statutaria
- rinvio allo statuto dei singoli istituti dell’istituzione dei propri organi di governo
- criteri generali cui gli statuti dovranno ispirarsi (fra cui la presenza di un organo come il Consiglio di Amministrazione, comunque denominato – per il resto vedi scheda 1 e Action Plan)
oppure, in ulteriore subordine:
- sperimentazione nazionale di autonomia statutaria per quegli Istituti tecnici che si colleghino con il mondo della produzione e dei servizi ed il territorio e promuovano intorno al proprio progetto di qualità formativa una fondazione dotata di risorse “esterne” per un importo minimo predefinito (ad es. 50.000 euro). Il riferimento è al modello delle Foundation schools inglesi
A LIVELLO DEL REGOLAMENTO (di cui all’art.13 della legge 40/2007)
Le proposte seguono lo schema della bozza di regolamento predisposta dal MIUR e sono raggruppate sotto i titoletti del documento MIUR intitolato “Documento di base per la discussione”.
Identità degli istituti tecnici
I profili attualmente individuati sono definiti in modo generico. Modificarli coinvolgendo nella loro riscrittura esperti dei settori economici e produttivi interessati (è quanto già stiamo realizzando) .
I profili vanno associati alla chiara definizione di standard minimi irrinunciabili di competenze chiave.
Non sono noti il numero e l’articolazione dei sotto-indirizzi. Si ribadisce che non deve esservi proliferazione di micro-piani di studio, tutti definiti in modo rigido dal centro e differenziati solo da uno o due insegnamenti.
Le opzioni che “specificano ulteriormente gli indirizzi” non vanno determinate dal centro. Vanno individuate dalle scuole, in raccordo con le realtà economiche e produttive del territorio. Se mai, possono essere previste linee guida generali di coerenza per l’equivalenza sostanziale dei percorsi e dei titoli di studio finali.
Non sono noti i quadri orario. Ferme restando le 32 ore complessive, al loro interno va ricavato uno spazio di autonomia effettiva per le scuole (2-3 ore non devono essere predefinite dal centro).
Organizzazione dei percorsi
Il numero complessivo delle materie va contenuto al massimo. Si deve pensare nel primo biennio ad un insegnamento di Scienze integrate, che riunisca tutti gli insegnamenti scientifici.
Si deve esplicitamente indicare fin dal primo biennio l’uso sistematico del laboratorio e di metodologie problem solving, sia per l’insegnamento che per le verifiche.
I laboratori devono essere adeguatamente attrezzati e dotati di un tecnico di laboratorio che affianchi il docente e che sia in possesso di comprovata esperienza di lavoro nell’ambito relativo. Va eliminato il doppione costituito dall’insegnante tecnico-pratico, che è quasi sempre un generico diplomato privo di esperienze concrete.
Si deve prevedere fin dal primo biennio il raccordo con il mondo esterno tramite incontri con le aziende del territorio, visite di esperti e visite aziendali.
La ripartizione oraria indicata per il primo biennio (65% materie generali comuni – 35% materie di indirizzo) può andar bene.
Sarebbe auspicabile che per il secondo biennio le materie di indirizzo salissero dal 55% (circa) attualmente indicato al 60%.
Per il quinto anno, le materie di indirizzo non possono essere inferiori al 65% del totale orario. Non ha senso articolare il triennio finale in 2+1 se poi la struttura degli
insegnamenti non si differenzia in alcun modo. Il quinto anno deve preparare in modo mirato all’inserimento lavorativo o alla prosecuzione di studi ben individuati. La reversibilità delle scelte – a questo livello – è solo uno spreco di tempo e di risorse.
Per il secondo biennio e soprattutto per il quinto anno dovrebbe essere prevista una soglia minima di ore da destinare ad attività di stage e tirocini.
Gli “spazi di autonomia” indicati (20%-30%-35% ) possono andar bene. Ma devono essere “reali”, cioè non occupati già nei quadri orario da insegnamenti predefiniti rigidamente dal centro. Al massimo questi spazi possono essere individuati come “ambiti di competenze” che gli istituti tecnici devono riempire con insegnamenti ed attività scelti in accordo con il mondo economico e produttivo di riferimento.
Gli insegnamenti ed attività individuati dalle scuole nell’esercizio dell’autonomia di cui sopra devono essere affidati a personale individuato dalle stesse (eventualmente, ma non necessariamente, anche attraverso richiesta agli uffici scolastici territoriali, per le materie più “tradizionali”). Le classi di concorso e le graduatorie non devono costituire un vincolo in tale area.
Vanno bene i dipartimenti didattici, ma le “linee-guida definite a livello nazionale” rischiano di burocratizzarne ed irrigidirne il funzionamento.
Il comitato tecnico-scientifico non può sostituire uno specifico organo di governo (consiglio di amministrazione o simile) che restituisca agli istituti tecnici la capacità di interpretare in modo efficace la propria missione fondamentale, attraverso la collaborazione privilegiata con il mondo della produzione e dei servizi.
Comunque, se deve esistere: a) gli esperti esterni non possono essere “in numero contenuto” e cioè minoritario; e b) i docenti interni non possono essere né in maggioranza numerica né “designati dal collegio docenti”, per evitare logiche politiche o sindacali anziché la valutazione delle loro competenze. La scelta va affidata al dirigente, su criteri indicati dal consiglio di amministrazione (o organo equivalente, se costituito). Se non c’è, al solo dirigente.
Agli esperti esterni individuati dal comitato tecnico-scientifico debbono poter essere affidate anche attività didattiche curricolari, cioè facenti parte dei quadri orario e non solo insegnamenti aggiuntivi o opzionali.
L’Ufficio Tecnico deve essere dotato di competenze e risorse in misura adeguata ad assicurarne l’efficace funzionamento, anche in raccordo con le imprese esterne di riferimento.
Valutazione e titoli finali
Le certificazioni finali devono indicare non solo le materie seguite ma le competenze effettivamente acquisite in relazione all’indirizzo tecnico di studi prescelto.
Della commissione d’esame deve far parte anche un rappresentante designato dalle realtà economiche e produttive del territorio con comprovata esperienza di lavoro nell’ambito cui si riferisce il titolo finale.
Le prove di esame devono includere: a) prove pratiche che dimostrino le competenze operative e b) la presentazione di un progetto applicativo che dimostri la capacità di
utilizzare il complesso delle conoscenze acquisite per la risoluzione di un problema concreto.
Collegamenti con il territorio e la specializzazione tecnica superiore
Fare esplicito riferimento alla collaborazione nei poli anche con gli Istituti professionali, oltre che con le strutture formative accreditate dalle Regioni.
Superare per gli Istituti Tecnici Superiori il vincolo dei sei ambiti attualmente indicati e quello della struttura obbligatoria come fondazioni di partecipazione.
Strumenti giuridici per un ordinamento flessibile
Non si ravvisa la necessità di definire in sede contrattuale i profili professionali delle figure da utilizzare nell’Ufficio Tecnico. Si tratta di competenze tecniche che vanno individuate dal dirigente e dai docenti dell’area di riferimento.
“Ambiti, criteri e modalità per l’articolazione degli indirizzi in opzioni, nonché per l’utilizzazione degli spazi di autonomia previsti” vanno lasciati appunto all’autonomia degli istituti, entro linee-guida molto generali. Altrimenti, non ha senso parlare di autonomia e di raccordo con il territorio per il supporto allo sviluppo delle realtà economiche e produttive ivi esistenti.
Il costituendo Comitato nazionale per l’Istruzione tecnica, per adempiere efficacemente agli obiettivi indicati, deve essere costituito (o almeno operare) per sotto-comitati, corrispondenti agli indirizzi di studio. Altrimenti finirà con il limitarsi a generiche raccomandazioni prive di incidenza e significato reale. L’aggiornamento periodico non deve riferirsi genericamente “ai percorsi” ma concretamente agli “standard professionali e formativi” Del Comitato e dei sotto-comitati debbono far parte esponenti del mondo economico e produttivo.
Monitoraggio e valutazione di sistema
Va bene la valutazione esterna, ma:
- richiamare per gli istituti tecnici l’obbligo di una propria autovalutazione, svolta in raccordo con il mondo economico e produttivo del territorio coerente con l’indirizzo di studi;
- richiamare la necessità che di tale autovalutazione faccia parte il monitoraggio degli esiti post-diploma dei propri studenti (tasso di passaggio al lavoro, tempi per trovarlo, prosecuzione negli studi in settori coerenti con gli studi seguiti, ecc.);
- richiamare la necessità che gli esiti dell’autovalutazione e del monitoraggio sugli ex-studenti vengano utilizzati per l’aggiornamento del piano di sviluppo
Oggetto: report assemblea delle scuole ( FIRENZE)
A:
Data: Domenica 16 novembre 2008, 16:22
Breve report delle decisioni prese all'assemblea delle scuole nazionale che si è tenuta a Firenze sabato.
La piattaforma è questa:
1) richiesta di abrogazione degli artt 16, 64, 66 e 71 della legge 133 della L 169 e il ritiro del ddl Aprea;
2) rifiuto di qualsiasi forma di privatizzazione e aziendalizzazione della scuola pubblica;
3)campagna per le iscrizioni con riferimento a tutti gli ordini di scuola... .
Per le iniziative : proposta di fare in tutte le realtà locali il NO Gelmini day il 16 di ogni mese fino alla fine dell'anno.
Le date di mobilitazione proposte dai comitati locali sono per ora il 22 (Lucca e Pisa), il 29 e il 6 dicembre (Firenze)
PS:Noi potremmo unirci a Lucca e Pisa...
Oggetto: [Precaridellascuola] Fwd:[precariscuolaveneto] Vogliono abolire le GRADUATORIE: tutti a CASA!!!
Data: Sabato 15 novembre 2008, 18:46
Ragazzi, mala tempora currunt! Un collega precario di reteprecarissis ci comunica la seguente azione scellerata del Governo, l'ennesima, stavolta contro le nostre Graduatorie ad esaurimento.
14 novembre 2008
Per gli istituti tecnici confindustria detta alla Gelmini le linee guida per la chiamata diretta. Nel frattempo si consuma l'ultimo tradimento ai danni dei Precari e qualcuno suggerisce l'abolizione delle graduatorie permanenti.
Ricordate l'incontro tra la Gelmini e Confidustria durante il quale il Ministro ha fatto cacciare i giornalisti? Mi chiedo a cosa possa servire un simile gesto se poi Confindustria fa circolare la bozza dettata alla Gelmini. www.orizzontescuola.it
La bozza riguarda le "Linee di intervento per il riordino degli istituti tecnici" che prevede l'istituzione di un Cda negli istituti tecnici con il compito di nominare i docenti tecnici degli istituti relativamente alle materie tecniche, i tecnici di laboratorio e l'ufficio tecnico. Un Cda composto da membri esterni alla scuola, uomini di fiducia di confindustria, che governeranno, insieme ai Presidi, l'assunzione dei docenti aggirando le graduatorie. Prove tecniche di chiamata diretta.
Tra le novità anche l'eliminazione degli insegnanti tecnico-pratici che dagli esperti di Confindustria vengono considerati "doppioni".
Nel frattempo c'è chi suggerisce il seppellimento dei precari nella fossa delle graduatorie per dimenticare "errori del passato".
Si tratta di Giovanni Cominelli, nel suo profilo leggiamo "Esperto di politiche scolastiche", che in un articolo apparso su "Il sussidiario" sostiene che la necessità dei risparmi "obbligano" "allo scioglimento rapido delle graduatorie permanenti", perché, continuiamo a leggere "il diritto al lavoro non equivale al diritto al posto".
Purtroppo dobbiamo ravvisare due imprecisioni nell'articolo del Cominelli. Difatti afferma che lo "scioglimento" delle graduatorie era stata rinviata da Fioroni al 2011. Non comprendiamo a quali graduatorie si riferisca. Infatti le graduatorie provinciali sono state trasformate in graduatorie ad esaurimento (senza data di scadenza), le graduatorie regionali, frutto dell'ultimo concorso, scadranno nel momento in cui sarà bandito un nuovo concorso.
Nonostante l'effetto serra "scioglimenti" di graduatorie all'orizzonte non se ne vede traccia. Nella mente del Cominelli il prossimo turn over (che si prevede di circa 300.000 nei prossimi 10 anni) dovrà essere colmato soltanto attraverso il nuovo sistema di reclutamento, seppellendo sotto lo "scioglimento" dei ghiacciai i Precari attualmente iscritti nelle Graduatorie.
"Ecco una provocazione che viene da Verbania. Una tabella che fa capire cosa si fa oggi nella scuola primaria italiana, quello che non si faceva ai tempi dell'insegnante unico che il governo ha voluto riesumare con la legge Gelmini...e quindi una serie di interrogativi nello spazio riservato alla scuola di domani, perchè il futuro è fatto proprio di incertezza rispetto alle conquiste fatte fino ad oggi."
scarica la tabella in formato PDF
E' stata rimandata a domenica 23 novembre la manifestazione in difesa della scuola pubblica organizzata dal comitato elbano contro la riforma Gelmini. Il comitato di cui fanno parte insegnanti, personale Ata e genitori ha rimandato di una settimana l'iniziativa per far partecipare anche gli studenti che, tramite i loro rappresentanti si sono resi disponibili a partecipare, salendo sul palco con le loro band. La manifestazione che si svolgerà nel centro storico di Portoferraio dalle ore 16 del 23 novembre sarà un appuntamento importante per informare le famiglie che si apprestano ad iscrivere i loro figli alla scuola materna ed elementare. Gli organizzatori pensano di allestire un gazebo con banchetti informativi. Sul palco in Piazza Cavour ai gruppi musicali locali si alterneranno docenti e cittadini che racconteranno la scuola e quello che potrebbe perdere con l'attuazione del decreto Gelmini. Si parlerà insomma della "scuola dell'impegno e dell'entusiasmo" con banchetti informativi , ludico- creativi e didattici. I partecipanti più piccoli potranno partecipare anche ai laboratori organizzati da esperti ed insegnanti. E poi merenda per tutti. Il Comitato si riunirà lunedì prossimo, alle 17,30 presso la scuola media Pascoli di Portoferraio per definire l'iniziativa per cui è richiesta la massima partecipazione possibile.
Comitato elbani contro la riforma Gelmini
14/11/2008 - 19:21 - Marco Marmeggi scrive:
Ecco il volantino della manifestazione:
ok, ecco la novità, evento cittadino sul mondo della scuola spostato al 23. Più unità di intenti tra Comitato e Movimento studentesco elbano. E' un passo molto importante. Ora di nuovo la parola a voi per dare altri dettagli sulla manifestazione e comunciare le vostre posizioni alternative alla legge Gelmini, sul vissuto della scuola e magari interventi degli studenti per sentire il loro pensiero su tutto ciò, grazie e buon lavoro ...
"salve, una veloce informazione cui probabilmente seguiranno altri dettagli....oggi (giovedì 13.11) ci siamo visti di nuovo nell'aula della scuola media di viale elba, noi docenti, genitori e studenti rappresentanti del liceo foresi.
abbiamo così deciso che per organizzare al meglio la manifestazione, che si terrà domenica 23 novembre e non sabato (domani), ore 16. in pratica ci uniamo con i ragazzi che suoneranno durante le nostre attività ricreative e d'informazione per gli utenti.ci ritroviamo di nuovo lunedì 17,11 alle 17:30 nella stessa aula in viale elba
(anna rita)"
Il giorno 12/nov/08, alle ore 14:33, marco marmeggi ha scritto:
Salve a tutti/e,
l'appuntamento di Sabato 15 è stato rimandato a Domenica 23 (data comunque da confermare all'assemblea di giovedi 13).
Il motivo principale è stata l'impossibilità di organizzare il concerto dei gruppi musicali. Per farlo ci volevano delle concessioni e permessi che non avevamo.
I vigili sono stati avvertiti ed è stato possibile rinviare la domanda per l'uso del suolo pubblico, etc. che avevamo già inoltrato. In più, l'ufficio tecnico del comune ci ha informato su tutta una serie di autorizzazioni indispensabili per poter portare un po’ di musica in piazza (geometra, Enel, Siae, etc.).
Giovedì ci organizzeremo.
Abbiamo contattato gli studenti, i quali, non solo verranno giovedì, ma si occuperanno di contattare i gruppi musicali,
pensare alla strumentazione, coinvolgere le scuole di musica, etc.
Il numero di laboratori creativi destinati ai bambini della materna e delle elementari intanto è salito a 4/5.
Abbiamo tempo per organizzare un banchetto informativo dettagliato e per aprire uno sportello scolastico di consulenza per le famiglie che devono iscrivere i figli ai diversi gradi di scuola o che hanno bisogno di chiarimenti specifici sulle situazioni scolastiche che più le interessano.
Il volantino è già stato preparato, basta soltanto confermare la data e può essere distribuito a partire da questo fine
settimana. Questo ci permette di dare massima visibilità all'iniziativa.
Se sfruttiamo bene il tempo a nostra disposizione è possibile organizzare un serata di protesta molto significativa e di
successo. Momento con il quale ci riprendiamo una visibilità sopita e con il quale rilanciamo una campagna di assemblee nelle scuole, banchetti informativi nei paesi, apertura di sportelli di consulenza, etc.
E' un occasione importante. In piazza ci saranno gli studenti con gruppi e concerti, i docenti e i cittadini del comitato che interverranno dal palco, le famiglie, i bambini che parteciperanno ai laboratori, gli sportelli e i banchetti informativi
e la cittadinanza tutta. Sarà una domenica di protesta e attivismo civile.
A giovedì 13/11, dopo le 17:30, presso la IC Pascoli di Portoferraio
Il professor Giuseppe Tanelli rinnova i suoi interventi sulla questione università contribuendo al dibattito in corso
L’ ONDA 5
E’ un aspetto positivo del governo avere seguito la strada del decreto legge nel tentativo di correggere le storture della L.133/08 e di demandare ad un disegno di legge le più consistenti riforme per l’università e la ricerca.
Buona cosa è avere recuperato risorse per le residenze e le borse di studio per gli studenti, poiché erano state ridotti del 60 % i fondi per il diritto allo studio e poiché , in linea con una interruzione della proliferazione di sedi distaccate. Buona cosa è anche lo sblocco nelle assunzioni dei ricercatori negli enti di ricerca ed il riservare il 60% delle nuove assunzioni nelle università ai ricercatori , così come il prevedere che una quota dei finanziamenti ordinari sia ripartita sulla base dei risultati dei processi formativi e delle attività di ricerca scientifica , nonché della riduzione dei corsi di studio e delle sedi didattiche.
Detto questo ci sono poi della “ buone cose virtuali” se non proprio dannose. La prima riguarda le riassunzioni di docenti, ricercatori e personale tecnico-amministrativo , già previsto sulla base di un turn-over del 20% per tutte le università, ed ora portato al 50%, ma solo per quegli atenei che impiegano meno del 90% del fondo ordinario per le spese del personale. Per gli altri blocco totale. E’ indubbio che una economicità del sistema universitario deve essere uno degli obiettivi della riforma, ma non può essere limitata agli aspetti contabili senza considerare la qualità della didattica e della ricerca. Esistono molte istituzioni nazionali ed internazionali che classificano le università del mondo in base ad una articolata serie di parametri che riguardano: didattica, ricerca e servizi.
L’ Università di Shanghai pubblica annualmente quella che a livello internazionale è considerata la più curata ed attendibile classifica delle università del mondo ( www.topuniversities.com) . La prima università italiana , quella di Bologna compare al numero 192 , altre sei università ( La Sapienza, Politecnico di Milano, Padova, Pisa, Firenze, Federico II di Napoli) sono incluse fra 200-e 400 . Sono poi citati altri tredici atenei italiani, oltre il quattrocentesimo posto, poi basta. Nel complesso sono censite 21 università, del centinaio che formano il panorama italiano fra pubbliche e private. Non sono numeri esaltanti e gratificanti, ma non c’è da sperare di più visti i fondi messi a disposizione per l’ università e la ricerca nel nostro paese ( Stati Uniti : 2,9 % del PIL: media OCSE : 1,5 % ; UE : 1,3%; Italia : 0, 9 ). E’ una guerra fra poveri. Ma comunque con il criterio del 90% , università come Pisa e Firenze, sono tagliate, favorendo atenei neanche menzionati nelle classifiche internazionali.
Il decreto riguarda inoltre nuove disposizioni per i concorsi dei ricercatori, e dei professori ordinari ed associati, in attesa delle procedure di riordino. Possiamo solo sperare che queste procedure di riordino arrivino in tempi brevi, poiché quelle contenute nel decreto non servono certamente per contenere i casi di illegalità e/ o malcostume dei concorsi universitari, molto probabilmente, là dove esistono, li allargheranno.
Meccanismi concorsuali, che a parte gli aspetti di competenza della magistratura, o di una etica accademica da conquistare, con il loro carattere locale e la possibilità di fare degli idonei oltre il vincitore, hanno formato con la “3+2 “, il mixing che ha contribuito marcatamente alla proliferazione di corsi di laurea ed insegnamenti e alla provincializzazione degli atenei. I vecchi meccanismi, potevano certamente essere aperti alle cordate, ma per lo meno avevano un carattere nazionale, erano proclamati dei vincitori pari al numero dei posti banditi, i quali per tre anni dovevano prestare servizio nella prima sede in cui venivano chiamati. Esistono altri meccanismi. Quello tipicamente seguito nelle università anglosassoni, nelle quali , in un pieno regime concorrenziale, i singoli dipartimenti hanno la responsabilità nella chiamata dei docenti; oppure, in una visione più realistica ed auspicabile per il contesto italiano, una lista nazionale di idonei a numero chiuso e scadenza, all’ interno della quale i singoli atenei chiamano i docenti.
Comunque sia, i meccanismi concorsuali sono un aspetto di quella responsabilità, giustamente definita “ ibrida”, fra atenei e ministero che caratterizza l’ autonomia universitaria voluta da varie riforme del passato, ma rimasta a metà strada. L’ autonomia senza responsabilità e senza etica è stata la causa di molti guasti nel sistema universitario dalla quale sarà difficile uscire se una nuova cultura non penetra nell’ accademia, nella politica e nella burocrazia. Una nuova cultura che dobbiamo acquisire, a prescindere dai futuri disegni sull’ assetto della governance delle università, se vogliamo rispondere concretamente ai bisogni del Paese e delle nuove generazioni.
Giuseppe Tanelli (Università degli Studi di Firenze)
10/11/2008 - 21:24 - Anna Rita Taddei scrive:
Lun 10/11/08, sarabelleggia <sarabelleggia@libero.it> ha scritto:
Da: sarabelleggia <sarabelleggia@libero.it>
Oggetto: [ComitatoElbano] Scuola in piazza il 15 novembre
A: "comitatoelbano" <comitatoelbano@inventati.org>
Data: Lunedì 10 novembre 2008, 21:11
Il 15 novembre, sabato prossimo, il comitato propone un sabato pomeriggio dedicato alla scuola che viviamo, a quella che vorremmo e a quella che, purtroppo, vorrebbero imporci.
La festa-protesta si svolgerà in questo modo: allestiremo dei gazebo con banchetti in piazza Cavour e monteremo un piccolo palco da cui suoneranno gruppi locali e da cui si faranno interventi che racconteranno la nostra scuola, quella dell'impegno e dell'entusiasmo, non quella degli sprechi ;-)
I banchetti saranno:
1-informativi
2-ludico-creativi e didattici (Sabrina, che si occupa di questo aspetto, necessita, per far costruire dei fiori alle bambine e ai bambini che parteciperanno di: cellophane, tappi di sughero, fil di ferro e contenitori per le uova.
Chi può darle una mano, proponendo anche altre attività, la contatti al numero:3468789684)
3-mangerecci ;-) dobbiamo cucinare tutte e tutti qualcosa... L'ideale sono torte, pizze, pane e pomodoro e tutto il necessario per una bella merenda per grandi e piccini..
Abbiamo bisogno anche di qualcosa da bere,qualcuno può occuparsene?
Dal punto di vista della diffusione quanto prima verrà mandato un volantino da stampare e distribuire davanti alle scuole, nei bar, nei supermercati e ovunque ci venga in mente...
Sarà necessario anche postarlo ad ElbaComunico, Elbareport e chi più ne ha più ne metta...
Ovviamente ci rivedremo prima di sabato per controllare lo stato dei lavori in corso... L'appuntamento è giovedì alle 17.30 alle scuole Pascoli...
Buon lavoro a tutte/i ;-)
A presto
non c'e' incertezza sulla sede della riunione perché Nello Tarea ha fatto richiesta scritta alla media Pascoli del Comprensivo per tale scopo ed ha avuto conferma che va bene...
09/11/2008 - 14:18 - s.b. scrive:
Un consiglio spassionato … Gli attivisti del Comitato Elbano in difesa della scuola contattino anche di persona gli studenti che vorrebbero fare la manifestazione per domenica 16 … Forse lo state già facendo … e sarebbe da valutare il fatto che gli studenti partecipino all’evento programmato dal Comitato per il 15 e quelli del Comitato poi potrebbero restituire la cortesia andando alla manifestazione del 16 promossa dagli studenti … due manifestazioni possono essere meglio di una … se ben gestite.
E poi certo, vedere di camminare insieme nel futuro e coordinarsi … tutto è possibile se ci sono intese … mas cercate anche di spiegare massicciamente su questo forum cosa proponete nel dettaglio per una scuola migliore e perché la Gelmini sbaglia. (s.b.)
Venerdì 7 novembre 2008, 19:51
Da: "marco marmeggi" <stil1@hotmail.it>Visualizza dettagli contatto
A: comitatoelbano@inventati.orgAvviso a tutti/e,
1) l'incontro di lunedì 10/11 è confermato a partire dalle 17:00. C'è ancora un pò di indecisione sul luogo dell'incontro, ma sarà sicuramente o presso l'Istituto Comprensivo di Portoferraio o presso l'ITC Cerboni, domani al massimo lo sapremo (sulla stampa locale è stato pubblicizzato il Cerboni, eventualmente dovessimo spostare la sede, qualcuno di noi andrà a prendere quelli che dovessero trovarsi all'ITC).
2) mi è giunta voce che gli studenti vorrebbero organizzare qualcosa per domenica 16/11, sempre a Portoferraio. Se qualcuno dei suddetti stesse leggendo questa mail, sarebbe auspicabile ci contattasse su questa mailing-list. Ci pare abbastanza autolesionista pensare due eventi così vicini, che trattano le stesse tematiche, per fini e obiettivi comuni, ma che mancano di una organizzazione condivisa e un sostegno reciproco. Dunque sarebbe effettivamente intelligente che gli studenti partecipassero alla preparazione del 15/11 con noi (data irrimandabile perchè abbiamo già chiesto e ottenuto i permessi) e che, eventualmente, ci coinvolgessero per una loro iniziativa specifica da proporre successivamente.
A lunedì.
--- Mer 5/11/08, Elettra Anghelinas ha scritto:
Da: Elettra Anghelinas
Oggetto: [Precaridellascuola] R: il Governo ritira l'articolo 3 sul dimensionamento della rete scolastica
A: precaridellascuola@inventati.org
Data: Mercoledì 5 novembre 2008, 22:44
--- Mer 5/11/08, Elettra Anghelinas ha scritto:
Da: Elettra Anghelinas
Oggetto: il Governo ritira l'articolo 3 sul dimensionamento della rete scolastica
A: comitatoscuolapubblica@googlegroups.com
Data: Mercoledì 5 novembre 2008, 22:42
E' ufficiale: il Governo ritira l'articolo 3 sul dimensionamento della rete scolastica da Tuttoscuola, 5 novembre 2008
Somiglia tanto a una vittoria per gli Enti Locali (Regioni, Province, Comuni) quella avvenuta oggi nella partita sul dimensionamento della rete scolastica.
Il governo infatti si è impegnato a presentare al Senato un testo sostitutivo dell'art. 3 che tante proteste aveva suscitato presso le autonomie locali.
Il nuovo testo prevede: 1) accorpamento della dirigenza scolastica per l'anno 2009 - 2010; 2) dimensionamento della rete scolastica a decorrere dall'anno 2010 - 2011, mediante un'intesa in sede di Conferenza unificata. Il governo intende raggiungere questi obiettivi, procedendo insieme alle Autonomie tanto che, a conferma della disponibilità in questo senso, è stata eliminata l'ipotesi di commissariamento.
"Il percorso individuato stamattina grazie alla disponibilità del ministro Gelmini e dei sottosegretari all'Economia - ha dichiarato il ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto - consente al tempo stesso di confermare e garantire il raggiungimento degli obiettivi di bilancio stabiliti in Finanziaria, di perseguire la definizione dei piani di dimensionamento delle istituzioni scolastiche, ma anche di recepire le istanze di Regioni e Autonomie Locali. Si tratta quindi di una soluzione positiva che, siamo certi, possa segnare una convinta ripresa del percorso di dialogo all'interno della Conferenza Unificata".
Canta vittoria l'opposizione del Partito Democratico, i cui senatori Mariapia Garavaglia, ministro dell'Istruzione del governo ombra, e Antonio Rusconi, capogruppo del Pd in commissione Istruzione hanno dichiarato: "Il governo è stato costretto, dalla linea unanime delle Regioni e dalla posizione ferma del Pd a difesa dei piccoli comuni montani e delle periferie a rischio, a ritirare nei fatti l'articolo 3 del dl 154 che imponeva commissari ad acta alle Regioni inadempienti su una riduzione delle dirigenze scolastiche e sulla chiusura dei piccoli plessi".
--- Gio 6/11/08, marco marmeggi <stil1@hotmail.it> ha scritto:
Da: marco marmeggi <stil1@hotmail.it>
Oggetto: [Precaridellascuola] corso di perfezionamento
A: precaridellascuola@inventati.org
Data: Giovedì 6 novembre 2008, 10:16
A tutti i docenti precari e non dell'Isola d'Elba, presso l'IC G. Pascoli di Portoferraio è stato attivato un corso di perfezionamento, "Nuovi saperi e nuove competenze per l'insegnante della scuola dell'infanzia, primaria e secondaria", della Facoltà di Scienze della Formazione di Firenze. Il corso ha una durata di 200 ore (100 didattica frontale, 60 didattica interattiva, 30 studio individuale, 10 elaborazione di questionari e prove finali) e si svolgerà nel periodo Dicembre-Maggio 2009. Il corso accredita 20 CFU e il punteggio relativo nelle graduatorie per l'insegnamento (1 punto). Il termine di scadenza della domanda è il 18/11/2008. Il costo del corso è di 400 euro.
Per maggiori informazioni:
Segreteria Didattica: Facoltà di Scienze della Formazione Via Pordenone 7 - 50123 Firenze Tel. e Fax: 055-281676 Cell. 334/2321376 e-mail: perfezionamento.elba@unifi.it Sede del corso Istituto Comprensivo G Pascoli Viale Elba - 57037 Portoferraio (LI)
--- Gio 6/11/08, sarabelleggia <sarabelleggia@libero.it> ha scritto:
Da: sarabelleggia <sarabelleggia@libero.it>
Oggetto: [ComitatoElbano] Fwd:[precariscuolaveneto] Comitato Scuole Superiori Genova
A: "comitatoelbano" <comitatoelbano@inventati.org>, "precar* precar*" <precaridellascuola@inventati.org>
Data: Giovedì 6 novembre 2008, 19:55
Comitato Scuole Superiori di Genova
COMUNICATO STAMPA
Oggi, lunedì 3 novembre 2008, nell´aula magna dell´ I.S.S.S. Firpo - Buonarroti di Genova si è svolta un´assemblea autoconvocata di insegnanti e personale ATA delle scuole superiori genovesi.
Erano presenti oltre 70 tra insegnanti e ATA in rappresentanza di 19 istituti superiori e precisamente:
1) L.c. D´Oria
2) L.c. Colombo
3) L.s.s. Cassini
4) L.s.s. L. da Vinci
5) L.s.s. M.L. King
6) L.s.s. Lanfranconi
7) I.M. Gobetti
8) I.M. Pertini
9) L.A. Klee
10) I.P. Agrario Marsano
11) I.P. Alberghiero M. Polo
12) I.P. Industriale Odero
13) I.P. Industriale Calvino
14) I.S. Tecn. Comm. Abba
15) I.S. Tecn. Comm. Montale
16) I.Tecn. Comm. Ind. Majorana
17) I.S. Tecn Turist. Geom. Firpo-Buonarroti
18) I.S. Tecn. Comm. Primo Levi
19) I. P. Tecn. Ind. De Ambrosis-Natta
Al termine dell´assemblea è stato votato all´unanimità un documento che chiede il ritiro dell´art. 64 della Legge 133/2008 e della Legge Gelmini.
L´assemblea ha anche deciso di aderire al Coordinamento SOS Scuola Genova e di sostenere tutte le forme di protesta che verranno deciso all´interno di esso.
Inoltre, come forma di mobilitazione l´assemblea rivolge a tutte le scuole superiori genovesi e a tutti gli insegnanti l´invito a:
1) bloccare i viaggi di istruzione e le uscite didattiche per l´a.s. in corso;
2) bloccare le nuove adozioni dei libri di testo;
3) agli insegnanti a tempo indeterminato a non svolgere corsi di recupero per fare in modo che tale incarico vada ai docenti precari.
A seguire inviamo il testo completo del documento votato dall´assemblea.
Info:
- prof. UgoGabaldi (RSU L.s.s. Leonardo da Vinci) tel. 010-2476278
- prof. Guido Bonomi (RSU L.s.s. Leonardo da Vinci) tel. 010-8395434
- prof. Gianfranco Di Pasquale (L.s.s. Leonardo da Vinci) tel. 334-1981581
Documento dell´assemblea del personale docente ed ATA delle scuole superiori genovesi.
L´attuale governo, in linea con i precedenti, con il Decreto Legge n. 112/2008 e con la sua Legge di conversione n. 133/2008, il Decreto Legge n. 137/2008 appena approvato e il disegno di legge Aprea (DL 953/2008) prosegue una drastica politica di tagli e privatizzazione che, se attuata nella misura prevista, assesterà un colpo durissimo e definitivo alla scuola pubblica italiana così come la conosciamo (con tutti i suoi problemi) e come è definita dalla Costituzione.
La strategia del governo segue diversi binari: da un lato, l´odiosa delegittimazione di docenti ed ATA (e di tutto il Pubblico Impiego in genere) presentati come una massa "di fannulloni per di più anche troppo pagati" e provvedimenti di facciata ( grembiule, voto in condotta, etc.), sul cui merito si può essere d´accordo o meno, ma che certamente non risolvono affatto i veri problemi e servono soltanto a creare una fittizia facciata di serietà e ad avere una facile presa su un'opinione pubblica confusa e passiva; dall'altra una politica di tali indiscriminati che risponde alla volontà dei ministri Tremonti e Brunetta e non certo alle vere necessità del nostro sistema dell'istruzione.
L´art. 64 della Legge n. 133/2008 "Disposizioni in materia di organizzazione scolastica" prevede: il taglio di 87.000 cattedre nel triennio 2009/2011 attraverso:
a) a partire dall´a.s. 2009/2010 l´incremento di 1 punto del rapporto alunni/docenti (classi di 34-35 alunni);
b) la razionalizzazione e l´accorpamento delle classi di concorso;
c) la ridefinizione di curricoli, piani di studio e relativi quadri orario:
- orario massimo di 30 ore nei licei classici, scientifici e delle scienze umane;
- orario massimo di 32 ore nei licei artistici;
- orario massimo di 32 ore (comprensive dei laboratori) negli istituti tecnici e professionali;
- la riduzione degli indirizzi e riduzione del 30% delle compresenze degli ITP e revisione delle mansioni di ITP e Assistenti Tecnici;
- la sospensione di tutte le sperimentazioni da 2009/2010;
- la revisione dei criteri e dei parametri degli organici ATA per giungere nel triennio 2009/2011 ad una riduzione complessiva del 17% dell´attuale organico (oltre 40.000 unità di personale in meno);
Particolarmente pesante è poi la prevista riorganizzazione della rete scolastica: per mantenere o acquisire l´autonomia tutte le scuole dovranno avere una popolazione scolastica compresa tra 500 e 900 alunni nell´ultimo quinquennio. Questi parametri potranno essere superati nelle aree ad alta densità demografica, specie per quegli istituti secondari che richiedono beni strutturali, laboratori e officine di alto valore artistico o tecnologico. Nelle piccole isole e nei comuni montani, invece, l'indice minimo è ridotto fino a 300 alunni m solo se si tratta di istituti comprensivi (scuola dell'infanzia, primaria e media) o IISS (istituti di istruzione secondaria superiore) con corsi o sezioni di diverso ordine e tipo. In pratica, verranno chiuse parecchie centinaia di scuole. (alcune stime sono nell'ordine di 2000 scuole).
Insomma, tutta una serie di provvedimenti la cui unica ragione di essere è risparmiare (cioè tagliare) ben 8 miliardi di euro in tre anni e tagliare oltre 80.000 cattedre e 40.000 posti ATA.
Non dimentichiamo, poi, l´incostituzionale ed odioso Decreto Brunetta che trasforma la malattia in una colpa da sanzionare riducendo i già miseri stipendi di docenti e ATA.
Le prospettive sono, quindi, cupe: sovrannumerarietà per molti docenti e ATA di ruolo, perdita del posto di lavoro e impossibilità di stabilizzazione per moltissimi precari, classi sempre più numerose ed ingestibili, fine delle sperimentazioni,...
Che fare? Il 17 ed il 30 ottobre ci sono stati due riuscitissimi scioperi della scuola e in tutta Italia si sono moltiplicate le proteste ma ora bisogna continuare la lotta, che non sarà di breve durata, "inventandosi" anche altre forme di mobilitazione.
Soprattutto, ci sembra che la storia insegni che la protesta ottiene risultati se e quando va a colpire interessi ben definiti in modo da fare diventare (come in effetti è) quello della scuola un problema di tutti e non soltanto di chi ci lavora.
Bisogna contribuire a creare una unica grande opposizione a queste leggi che unisca nella lotta insegnanti ed ATA di tutti gli ordini di scuole (dalla materna all´università), studenti , famiglie e cittadini tutti, consapevoli che una miope difesa del proprio orticello è già in partenza perdente.
Bisogna poi fare un grande sforzo di informazione rivolto a spiegare alle famiglie e a tutti gli studenti quanto sta accadendo , proprio con l´obbiettivo di coinvolgerli nella difesa della scuola pubblica che è la scuola di tutti.
In questo senso, ci sembra che l´esperienza del Coordinamento SOS Scuola Genova (che vede uniti docenti ed ATA, sindacati, genitori, associazioni, studenti universitari, etc.), sorto negli ultimi mesi nella nostra città, rappresenti lo strumento in questo momento migliore per continuare, coordinare ed allargare la protesta.
Tutti sappiamo che intorno alla tanto bistrattata scuola pubblica italiana girano interessi economici miliardari, dai libri di testo al turismo scolastico. Forse è giunto il momento di mettere da parte ogni altra considerazione è cercare di andare a colpire questi interessi, per esempio bloccando i viaggi di istruzione e tutte le uscite didattiche.
Questa proposta nasce da quanto sopra ma anche dalla convinzione che la nostra professionalità (che esiste e non è poca) si esplica soprattutto nell´ordinaria attività didattica, nel confronto quotidiano in quanto educatori con i nostri alunni e nel faticoso lavoro sommerso che accompagna tutto ciò ( preparazione delle lezioni, elaborazione e correzione delle verifiche, aggiornamento professionale e culturale), mai riconosciuto né economicamente né professionalmente.
Pertanto, in qualità di insegnanti delle scuole superiori genovesi, chiediamo:
a) l´abrogazione dell´art. 64 Legge 133/2008;
b) l´abrogazione del DL. 137/2008;
e decidiamo:
1) di aderire, partecipare e sostenere le iniziative di mobilitazione organizzate dal Coordinamento SOS Scuola di Genova;
2) di bloccare i viaggi di istruzione e le uscite didattiche;
3) di bloccare le nuove adozioni di libri di testo.
Invitiamo tutti i colleghi e tutte le scuole ad unirsi alla nostra protesta.
Genova, 3 novembre 2008
--- Gio 6/11/08, sarabelleggia <sarabelleggia@libero.it> ha scritto:
Da: sarabelleggia <sarabelleggia@libero.it>
Oggetto: [ComitatoElbano] Fwd:[precariscuolaveneto] CoordTempoPieno - > riunione il 29 a Bologna
A: "comitatoelbano" <comitatoelbano@inventati.org>, "elettra anghelinas" <elettraanghelinas@yahoo.it>, "ico ico"
<ico.campo@tiscalinet.it>, "precar* precar*" <precaridellascuola@inventati.org>
Data: Giovedì 6 novembre 2008, 20:00
Coord. Nazionale in difesa del Tempo Pieno e Prolungato
Contrastare la politica scolastica della Gelmini e difendere il vero Tempo Pieno
Cosa intendiamo noi con il termine Tempo Pieno
Il Tempo Pieno è un modello di scuola nato sperimentalmente con la Legge 820 del 1971 e poi cresciuto nel ventennio successivo fino a coprire circa il 20% delle scuole elementari italiane.
La classe a tempo pieno funziona per 40 ore di scuola settimanali ed è affidata a due docenti contitolari che hanno a disposizione 4 ore di compresenza.
Dal 1990 l'espansione del modello è stata bloccata e negli anni del ministro Moratti si è tentato di trasformare il Tempo Pieno in una somma di ore (27 obbligatorie + 3 facoltative + fino a 10 per mensa e dopo mensa) distruggendone di fatto l'impianto unitario. Le lotte dei genitori e degli insegnanti hanno permesso nella gran parte dei casi una resistenza che ha avuto successo e che ha poi trovato una sponda normativa nella nuova legge 176/2007: essa reintegra il Tempo Pieno come modello di scuola, anche se la sua esistenza rimane sempre subordinata alla disponibilità di organico.
Cosa intende il governo in carica con il termine Tempo Pieno
Le numerose uscite pubbliche del ministro Gelmini e di Berlusconi sul Tempo Pieno non devono ingannare: quello che hanno in mente non è il modello didattico a 40 ore con due insegnanti e compresenze! Questo è chiarissimo. Prima di tutto le compresenze nel loro progetto sono eliminate in ogni situazione ("Superamento delle attività di co-docenza", Schema di Piano Programmatico). Poi il modello di scuola cui vogliono uniformare la scuola italiana è quello con il maestro unico o prevalente, quindi la titolarità della classe rimarrà a solo un docente che potrebbe insegnare al mattino. Infine l'arco temporale di funzionamento della classe a "Tempo pieno" modello Gelmini potrà arrivare a 40 ore ma potrà anche ridursi progressivamente avvicinandosi alle 30 settimanali (eventualmente integrate da interventi di privati finanziati dai genitori e dalle amministrazioni comunali o interamente a carico dei genitori).
Nelle conferenze stampa abbiamo avuto conferma che nel progetto dei legislatori le attività del mattino e quelle del pomeriggio non hanno pari dignità, ma che al pomeriggio gli alunni faranno i compiti e attività ricreative ("ore di lezione per fare i compiti [.] il doposcuola dei nostri tempi", Berlusconi, 22 ottobre 2008). In pratica quando Gelmini e Berlusconi parlano di Tempo Pieno intendono il Doposcuola degli anni Sessanta del secolo scorso: qualche compito, qualche gioco, un parcheggio che in alcuni casi potrà essere finanziato in parte con fondi pubblici, in parte a carico delle famiglie.
Come avverrà probabilmente il tentativo di applicazione di questi cambiamenti?
Presumibilmente nelle prossime settimane il governo tenterà di varare i regolamenti applicativi di questa legge. Il suo fine è rendere praticabile il taglio degli insegnanti previsto nei prossimi 3 anni (in realtà diventeranno 5 per completare il ciclo) nella legge 133.
In quali situazioni concrete ricadranno queste ondate annuali di tagli però non lo sa bene neppure il governo (e non è elemento che gli interessi minimamente). Infatti se riuscirà a rendere operativi i regolamenti per il periodo della destinazione di organico (pressappoco marzo) avrà raggiunto il suo scopo. Toccherà poi alla catena di comando suddividere questa quota insufficiente di insegnanti tra le regioni, tra le province e poi tra le singole istituzioni scolastiche.
Sarà solo a quel punto che le scuole si ritroveranno a fare i conti con gli insegnanti in meno e a vivere la distruzione della scuola pubblica contro cui stiamo scendendo in piazza quotidianamente.
Facciamo l'esempio di una scuola con due sezioni a tempo pieno che quindi funziona quest'anno con 20 insegnanti di classe, un insegnante di religione, un insegnante specialista di inglese. Il prossimo anno sulla base del piano governativo potrebbe avere solo 18 insegnanti e perdere anche l'insegnante specialista. E' evidente che in queste condizioni (senza contare l'aumento di alunni per classe) non si potrebbe parlare più di tempo pieno. Ma non per
Gelmini-Berlusconi! Infatti nelle prime andrebbe un insegnante fisso al mattino a coprire 22 ore; la cancellazione delle compresenze di tutti gli altri docenti produrrebbe in tutto 32 ore che usate in collage sulle mense e sui pomeriggi delle prime porterebbe l'apertura a 38 ore. Le ultime due ore sarebbero agevolmente svolte dall'insegnante di religione senza preoccuparsi di chi decidesse di fare attività alternativa.
Un'altra sistemazione di questo Tempo Pieno alla Gelmini-Berlusconi potrebbe essere: 10 docenti prevalenti che fanno 22 ore in classe; 8 docenti che spalmerebbero le loro ore sui pomeriggi di 2 classi tra mensa e compiti; le ultime 4 ore come prima coperte dall'insegnante di religione oppure con una riduzione dell'orario pomeridiano delle classi prime di due ore un giorno alla settimana. A tutto ciò si deve ovviamente aggiungere la problematica dell'inglese (insegnamento da parte dei non abilitati, corsi obbligatori, scambi acrobatici di classi per massimizzare l'utilizzo di chi ha l'abilitazione)
Come si vede questo caos organizzativo e didattico è lontanissimo dal Tempo Pieno della legge, ma è coerente con ciò che stanno promettendo dal governo: un becero doposcuola di pessima qualità.
Inoltre questa simulazione misura l'impatto del primo anno di tagli, ma a regime (cioè tra 5 anni) le cose andranno molto peggio: l'apertura pomeridiana dovrà passare in parte ai privati, oppure dovrà venire ridotta (ad esempio a 35 ore).
Cosa possiamo fare
Questa è una battaglia che non si vince da soli: o vinciamo tutti insieme e respingiamo il tentativo di distruggere scuola e università e di privatizzarle, oppure la mazzata sarà talmente grande sull'intera società che sarebbe risibile pensare alla salvezza della propria scuola o alla propria classe.
Però è anche vero che molte delle iniziative che si devono fare per contrastare questo attacco vanno fatte a livello locale, scuola per scuola, genitore per genitori, per spiegare, contestare, ostacolare lo zelo dei dirigenti e dei colleghi, pretendere i diritti che ancora ci rimangono e denunciare chi ce li toglie ingiustamente.
Un momento fondamentale di questa battaglia si concentrerà in occasione delle iscrizioni, a partire dalle riunioni indette dai dirigenti, dalla formulazione dei modelli di iscrizione, dalla compilazione di modelli di garanzia per richiedere il Tempo Pieno secondo le caratteristiche della legge 176/2007 e per richiederne la conferma dove c'è attualmente, passando per iniziative di coinvolgimento (o contestazione) degli enti locali al fine di porre in evidenza le contraddizioni e le aberrazioni di questo progetto elmini-Tremonti.
I comitati che nel passato hanno praticato tale lotta sanno già che da dicembre diventerà quotidiana e che la sensibilizzazione anticipata dei genitori e degli insegnanti, la raccolta di contatti con i giornali locali, la pressione su assessori e dirigenti farà la differenza.
Come Coordinamento Nazionale in Difesa del Tempo Pieno e Prolungato abbiamo indetto una riunione nazionale, sabato 29 novembre dalle ore 10 a Bologna, per confrontarci sui materiali messi a punto per questa battaglia, per coordinarci, per tentare una diffusione più ampia possibile.
Invitiamo ad essere presente chiunque - insegnante, genitore, studente/essa, cittadino/a - sia interessato a portare il proprio contributo.
COORDINAMENTO NAZIONALE IN DIFESA DEL TEMPO PIENO E PROLUNGATO
c/o Cesp Bo - cespbo@iperbole.bologna.it www.cespbo.it
via San Carlo, 42 Bologna - tel 051.241336
Contributi cc postale n. 49062961 Cesp-Centro Studi per la
Scuola Pubblica-Bologna con causale "Tempo Pieno"
Un altro prezioso intervento della Signora Anna Rita Taddei che segnala impegni di livello nazionaleda cui scaturisce la necessità di creare un coordinamento tra tutte le iniziative del genere, fino ad arrivare ad una manifestazione di livello nazionale fissata per il 30 novembre. (nota dei moderatori)
Da: sarabelleggia <sarabelleggia@libero.it>
Oggetto: [Precaridellascuola] Fwd:[Precariscuolaveneto] Proposta assemblea nazionale 30 Novembre e resoconto riunione
A: "precar* precar*" <precaridellascuola@inventati.org>
Data: Giovedì 6 novembre 2008, 20:08
Proposta di una assemblea nazionale aperta all'intero movimento dei precari
Dopo la manifestazione del 30 ottobre, nella quale eravamo presenti con uno spezzone di insegnanti precari, riteniamo sia essenziale far emergere con una maggiore visibilità ed un crescente grado di organizzazione il movimento degli insegnanti precari, con le sue specifiche ragioni ed i suoi problemi.
Se vogliamo affermare con forza le nostre rivendicazioni dobbiamo aumentare il livello di coordinamento e, con esso, la capacità di organizzare una nostra mobilitazione.
L'emergenza della situazione ci spinge ad invitare tutte le organizzazioni e i singoli precari a costruire collettivamente una assemblea nazionale, che proponiamo per il giorno 30 novembre (luogo da stabilire).
Il Movimento Insegnanti Precari
La signora Taddei ci invia alcuni appunti interessanti reperiti in rete. (nota del webmaster)
--- Gio 6/11/08, sarabelleggia <sarabelleggia@libero.it> ha scritto:
Da: sarabelleggia <sarabelleggia@libero.it>
Oggetto: [ComitatoElbano] Fwd:Assemblea 16 novembre alla sapienza
A: "comitatoelbano" <comitatoelbano@inventati.org>
Data: Giovedì 6 novembre 2008, 20:09
Eccovi il comunicato ufficale dell'assemblea di movimento del 16
Elettra Anghelinas
Comunicato dalla Università La Sapienza occupata e in mobilitazione
Gli studenti e le studentesse della Sapienza rilanciano la grande manifestazione del 14 novembre a Roma e le manifestazioni locali previste per il 7 novembre in ogni città.
L'onda non si ferma e il 15 e 16 sarà in assemblea nazionale alla Sapienza di Roma. Un'assemblea nazionale delle facoltà in lotta perché il movimento non si arresterà fino al ritiro totale dei tagli contenuti nella legge 133 e del decreto 137. L'onda anomala che attraversa le università di tutta Italia è la stessa che vede mobilitarsi le maestre elementari contro la distruzione del tempo pieno e del modello pedagogico della scuola primaria, la stessa che parla alle centinaia di migliaia di insegnanti precari delle scuole superiori che perderanno ogni speranza di lavoro e stabilizzazione a causa dei tagli di Tremonti e Gelmini, la stessa che sta mobilitando i ricercatori precari dell'Università e degli enti di ricerca per rivendicare la stabilizzazione e il rilancio della ricerca pubblica.
Per questo nella giornata di domenica 16 novembre, a partire dalle 11:30, vogliamo costruire una grande Assemblea nazionale di tutto il mondo della scuola e della formazione, con la partecipazione di studenti medi ed universitari, maestre, insegnanti, ricercatori, perché l'onda anomala continui a portare in piazza la rabbia dell'intero mondo della formazione. Perché scuola ed università sono "beni comuni" che non vogliono pagare la crisi.
Studenti della Sapienza in Mobilitazione
contatti: Giorgio Sestili - 3498414017
Comunicati stampa
06/11/2008
Scuola, la chiusura dei piccoli istituti slitta al 2010
Legambiente: "Bene la proroga, ora si apra il dialogo"
"Soddisfatti della proroga concessa alle regioni, ora si inizi un nuovo percorso di dialogo tra Governo ed enti locali sul riordino della rete scolastica".
Così Legambiente ha commentato il rinvio del Governo al 2010 della chiusura dei plessi scolastici con meno di 50 alunni e l'obbligo per le Regioni di presentare il piano entro il 30 novembre 2008. Una decisione che avrebbe comportato, a partire dal prossimo anno scolastico, la chiusura di 4200 plessi a danno delle aree più marginali del Paese come le regioni del Sud e le Isole, lasciando 800 piccoli comuni senza scuola.
"Un risultato importante – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – che speriamo dia inizio ad una migliore riorganizzazione dei servizi scolastici territoriali nella tutela del diritto all'istruzione in tutto il territorio italiano. In questo senso, speriamo si possano istituire tavoli di confronto con gli enti locali per un nuovo piano di dimensionamento, aperto alle esigenze dei piccoli comuni e delle periferie a rischio. Qui la scuola, infatti, rappresenta ancora di più un elemento di aggregazione sociale, fondamentale per contrastare il crescente abbandono dei paesi e delle comunità montane verso più grandi centri urbani, ma anche per far si che questi preziosi presidi culturali sopravvivano. Proprio per questo l'imposizione di obiettivi numerici a scala regionale, senza distinzioni, rischierebbe di creare situazioni di svantaggio rispetto alla piena garanzia del diritto allo studio per i cittadini di questi comuni".
Ufficio stampa Legambiente: 06 86268353 - 99 - 79 – 76
La signora Taddei ci invia alcuni appunti interessanti reperiti in rete. (nota del webmaster)
Mer 5/11/08, Elettra Anghelinas ha scritto:
Da: Elettra Anghelinas
Oggetto: il Governo ritira l'articolo 3 sul dimensionamento della rete scolastica
A: comitatoscuolapubblica@googlegroups.com
Data: Mercoledì 5 novembre 2008, 22:42E' ufficiale: il Governo ritira l'articolo 3 sul dimensionamento della rete scolastica
da Tuttoscuola, 5 novembre 200
Somiglia tanto a una vittoria per gli Enti Locali (Regioni, Province, Comuni) quella avvenuta oggi nella partita sul dimensionamento della rete scolastica.
Il governo infatti si è impegnato a presentare al Senato un testo sostitutivo dell'art. 3 che tante proteste aveva suscitato presso le autonomie locali.
Il nuovo testo prevede: 1) accorpamento della dirigenza scolastica per l'anno 2009 - 2010; 2) dimensionamento della rete scolastica a decorrere dall'anno 2010 - 2011, mediante un'intesa in sede di Conferenza unificata. Il governo intende raggiungere questi obiettivi, procedendo insieme alle Autonomie tanto che, a conferma della disponibilità in questo senso, è stata eliminata l'ipotesi di commissariamento.
"Il percorso individuato stamattina grazie alla disponibilità del ministro Gelmini e dei sottosegretari all'Economia - ha dichiarato il ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto - consente al tempo stesso di confermare e garantire il raggiungimento degli obiettivi di bilancio stabiliti in Finanziaria, di perseguire la definizione dei piani di dimensionamento delle istituzioni scolastiche, ma anche di recepire le istanze di Regioni e Autonomie Locali. Si tratta quindi di una soluzione positiva che, siamo certi, possa segnare una convinta ripresa del percorso di dialogo all'interno della Conferenza Unificata".
Canta vittoria l'opposizione del Partito Democratico, i cui senatori Mariapia Garavaglia, ministro dell'Istruzione del governo ombra, e Antonio Rusconi, capogruppo del Pd in commissione Istruzione hanno dichiarato: "Il governo è stato costretto, dalla linea unanime delle Regioni e dalla posizione ferma del Pd a difesa dei piccoli comuni montani e delle periferie a rischio, a ritirare nei fatti l'articolo 3 del dl 154 che imponeva commissari ad acta alle Regioni inadempienti su una riduzione delle dirigenze scolastiche e sulla chiusura dei piccoli plessi".
Nello Tarea, docente delle elementari di San Giovanni, ex presidente del distretto scolastico 34, fornisce una sintetica ma preziosa schematizzazione della Legge Gelmini e probabilmente seguirà un suo nuovo contributo con il quale commenterà la nuova legge. (nota del webmaster)
IL DECRETO GELMINI E DINTORNI.
le leggi di riferimento sono due:
a) Legge 133 del 6/08/08 (ex Dec. Leg. 112 del 25/06/08)
b) Decr. Legge 137 (Gelmini) dell’ 1/09/08 convertito in legge il 29/10/08
DECRETO “Gelmini” n. 137:
- Introduzione ed. civica (Cittadinanza e Costituzione) (a me sembra che ci fosse già)
- Introduzione valutazione comportamento, in decimi . Se voto insuff., si boccia
- Valutazione discipline in decimi anche nella primaria e alle medie. Per passare ci vuole la suff. In ogni materia
- Nella primaria: maestro unico dal 2009/10 a partire dalla classe prima ( non più i 2 ins. per classe del tempo pieno, né i 3 ins. ogni 2 classi del modulo)
- Materne ed elementari: orario di 24 ore settimanali (solo mattina, Anche alle materne!!!!!)
- A richiesta delle famiglie: si può ampliare orario ( chi pagherà il personale che assisterà i bimbi durante la mensa e la ricreazione??? I Comuni?? Le famiglie??)
- Sul contratto si vedrà come retribuire maestro unico che farà ore aggiuntive insegnamento richieste dai genitori ( riciclando i soldi risparmiati dalla riduzione del n. degli ins.)
- Adozione libri di testo con cadenza quinquennale
- Laurea in scienze della formazione diventa abilitante per materne ed elementari
- Per attuazione questo decreto: niente spese aggiuntive per finanza pubblica.
MOLTO SINTETICAMENTE LEGGE 133 ( alcuni punti che ritengo i principali)
- Taglio fondi alle università
- Università: si trasformino in fondazioni
- Assenze per malattie, penalizzate economicamente
- Aumento n. alunni per classe
- Riduzione personale ATA e Docenti
- Razionalizzazione rete scolastica (sia presidenze che plessi)
- Riduzione anche CTP
- Razionalizzazione classi di concorso alle medie e superiori
- Economie da attuare.
Ci pare opportuno riportare anche una riflessione di Gisella Catuogno sull'impegno degl'insegnanti, impegno che da molti è considerato di serie B. (nota del webmaster)
Io lavoro dal 1985 in un Istituto tecnico commerciale, dopo un soggiorno alla scuole medie di alcuni anni da precaria, tre concorsi di cui uno riservato, abilitante, e due ordinari. Ho vinto la cattedra sia alla scuola media che al superiore, ho scelto quest’ultimo perché mi permetteva di lavorare dove abito. Non so quantificare a quanto ammonti effettivamente il mio orario di lavoro perché, a quello ufficiale, occorre aggiungerne uno sommerso, al nero, che tutti gli insegnanti svolgono a casa: correzione dei compiti, preparazione delle lezioni e una mole notevole di documentazione di vario tipo –programmazione per materia, per classe, per ogni singolo progetto- che negli anni è lievitata a dismisura. Per non essere generica, parlo del corrente anno scolastico. Ho quattro classi, di cui una (una quarta) di 29 alunni, dove insegno Italiano e Storia…e sono sempre sommersa di verifiche da correggere, di griglie di valutazione da riempire. Per non parlare di tutto quello che c’è oltre la didattica: verbali dei consigli di classe, dei collegi docenti, dei consigli d’istituto. Insomma, il lavoro non finisce con l’orario scolastico, anzi direi che non finisce mai…I mesi di vacanza, se si fanno gli Esami di stato e si rientra come quest’anno a fine agosto, per gli esami di riparazione, si riducono a ben poco. Ma poi, avete presente cosa significa riuscire a calamitare l’attenzione di una trentina ragazzi!? Riuscire a far dimenticare, per un’ora o due, amori, impegni sportivi, cellulari, problemi con i genitori, tempeste ormonali, tentazioni trasgressive; e farli concentrare sul medioevo, la rivoluzione francese, la riforma protestante oppure Dante, Petrarca, Boccaccio, Ariosto, Machiavelli, Tasso!? Occorre un amore sconfinato per quello che si fa!! Io per fortuna credo di averlo e vi assicuro che per me ogni anno sono incontri sempre graditi e nuovi quelli che da vent’anni vivo con questi autori o con questi argomenti. Non ci si stanca di parlare dei propri oggetti d’amore, ma occorre autorevolezza per suscitare interesse. Eppure vi assicuro, e questo ha stupito anche me, che un paio di settimane fa, quando leggevo, nella quarta di 29 studenti, un passo della Gerusalemme liberata, in cui Tancredi uccide inconsapevolmente Clorinda, non volava una mosca: perché la poesia di Tasso, come quella di tutti i grandi, quando esprime amore, dolore o ogni altro sentimento, è universale e senza tempo; questo i ragazzi lo avvertono, ma bisogna prenderli per mano e accompagnarli nella scoperta. Quello che sostiene un insegnante, secondo me, è credere in ciò che fa e il rapporto con i suoi ragazzi, da cui, se dà rispetto, lo ottiene. Ma occorre svolgere il proprio ruolo di educatori senza complicità eccessive, consapevoli che tali ruoli sono ben distinti, come le età, anche se si è molto giovani ( quando si comincia lo scarto tra un ragazzo di quinta e il docente può essere di una manciata d’anni…). L’insegnamento è una responsabilità bellissima e terribile al contempo: hai davanti creta da plasmare e perciò, oltre ai contenuti della materia, devi trasmettere valori. Per questi motivi, è fortissimo il disagio che provo di questi tempi, con una “riforma Gelmini”che ci vuole riportare indietro di decenni, che annulla con un colpo di spugna conquiste che sono costate battaglie epocali: dal tempo pieno alle elementari e alle medie, al moltiplicarsi dell’offerta formativa con il passaggio da un maestro unico al modulo a tre (indispensabile in una società complessa come la nostra, in cui è impensabile pretendere da un docente d’essere tuttologo) a un sostegno concreto ai portatori d’handicap. Per non parlare dei rischi che corre l’università, tempio del sapere libero e dello spirito critico, dove potrebbero inserirsi delle fondazioni private con effetti devastanti. Non si può migliorare, come pretendono i “riformatori”, sottraendo 8 miliardi alla scuola pubblica. Quindi, per concludere un docente lavora senz’altro di più di quanto certa opinione pubblica pensi e per uno stipendio che, come si sa, è tra i più bassi d’Europa. Per fortuna, c’è anche gente che questo lo sa e ci apprezza. La manifestazione del 25 a Roma me lo conferma, per non parlare di quella altrettanto grandiosa del 30, dove non c’erano solo insegnanti a difendere il posto di lavoro, ma anche tanti genitori e gente comune che ha a cuore il futuro delle giovani generazioni e la sorte di questo Paese. Gisella Catuogno
Tutti in piazza contro la Gelmini
il Tirreno — 31 ottobre 2008 pagina 05 sezione: PIOMBINO
PORTOFERRAIO «Il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini». E poi «Noi la crisi non la paghiamo». Sono alcuni degli slogan scanditi dai circa 300 manifestanti che ieri mattina hanno percorso le strade di Portoferraio. Studenti delle scuole medie inferiori, quella del comprensivo di Portoferraio e quelli delle superiori come dire liceo Foresi, istituto tecnico Cerboni, Ipsia. Ma anche tanti genitori e docenti. Tutti uniti per richiedere l’abrogazione della legge Gelmini, quella che è stata approvata ieri dal Senato. Marco Marmeggi docente in servizio alla media di Poro Azzurro è uno degli animatori del neonato Comitato elbano. Dice: «Avremo un incontro anche mercoledì presso la sala della Provincia di viale Manzoni. Una assemblea autogestita, la quale oltre che perfezionare il coordinamento del Comitato elbano in difesa della scuola pubblica, presenterà una serie di proposte concrete per azioni locali, regionali e nazionali da effettuare nel mese di novembre». Intanto la prima protesta. Una manifestazione, che ha preso vita in parallelo con quella nazionale svoltasi a Roma, è avvenuto davanti all’istituto professionale Brignetti di Concia di Terra. «I partecipanti,- fa notare Marmeggi - inizialmente saranno stati sui 200, sono aumentati lungo il percorso che ci ha portati a raggiungere Piazza della Repubblica nel centro storico». La parte del leone nel corteo l’anno fatta i giovani, il grosso plotone era costituito prevalentemente da studenti, quindi docenti ed anche qualche genitore. Al corteo si è aggiunto anche il sindaco di Portoferraio, Roberto Peria, e lungo strada non sono mancati gli applausi e gli incoraggiamenti delle persone incontrate. Il traffico è stato bloccato per almeno un’ora e mezza e lentamente la manifestazione è giunta davanti al Comune alla Biscotteria. «Nel corso della manifestazione si è consolidata la convinzione - ha concluso Marmeggi- che questo sia solo l’inizio di una serie di iniziative di protesta che verranno organizzate sul territorio. Puntiamo oltre che all’abrogazione della legge Gelmini, degli articoli in finanziaria che riguardano la scuola e l’università, e chiediamo l’apertura di un tavolo di confronto con i protagonisti del mondo scolastico, docenti in primis, con le organizzazioni sindacali, con il mondo della ricerca pedagogica».
Stefano Bramanti
MI PARE NECESSARIO, INTANTO, RIBATTERE COL DOCUMENTO APPROVATO DAL COLLEGIO DOCENTI DELLA MIA SCUOLA L'ISTITUTO TECNICO PER GEOMETRI E RAGIONIERI CERBONI DI PORTOFERRAIO
NO allo smantellamento della scuola pubblica
La finanziaria 2008 del ministro Tremonti ha imposto tagli miliardari alle scuole pubbliche di ogni ordine e grado e alle università. Questi tagli sono stati contrabbandati come “riforma” della scuola, ma in realtà portano solo alla dequalificazione e all’impoverimento culturale della scuola pubblica. Il maestro unico fa piazza pulita di importanti conquiste didattiche e sociali come la scuola modulare e il tempo pieno trasformato nel vetusto “doposcuola”, mentre vengono introdotte classi-ghetto per i figli degli immigrati.
La diminuzione delle ore di insegnamento nella scuola secondaria , la scomparsa delle sperimentazioni, l’aumento degli alunni per classe, la “razionalizzazione” degli indirizzi che porterà ad una drastica riduzione delle scuole professionali, tutto questo si traduce in diminuzione dei posti di lavoro, nell’impossibilità per i giovani laureati di trovare occupazione nella scuola per gli anni a venire e nel peggioramento dell’offerta formativa.
Le stesse università, “templi del sapere e della ricerca”, vedono tagliare in modo cospicuo i fondi necessari per il loro funzionamento e sono destinate a trasformarsi in fondazioni accettando il contributo dei capitali privati a cui poi saranno asservite.
Siamo di fronte ad un durissimo attacco alla scuola pubblica di ogni ordine e grado e all’università, un attacco a quello “sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica” (art. 9 della Costituzione) che dovrebbe garantire il futuro del nostro paese.
Chiediamo quindi il ritiro dell’abrogazione della LEGGE 133 del 6/8/2008 e 137 del 29/10/08
Documento approvato dal collegio docenti dell’ITCG Cerboni di Portoferraio (seguono 38 firme)
IL DECRETO GELMINI: I PUNTI SALIENTI
La Camera dei Depunti ha approvato il decreto Gelmini di riforma della scuola. Ecco i punti salienti.
1) Il decreto contiene poche innovazioni, ma chiare. Come ha affermato il ministro, obiettivo del decreto non è una riforma strutturale della scuola, ma una serie di provvedimenti concepiti per aggiustare, sistemare, riordinare quel che bastava per iniziare a mettere al centro della scuola non lo Stato, e neanche i problemi sociali, bensì l’educazione dell’alunno e dello studente.
2) Il centro del decreto è l’introduzione del maestro prevalente. Il principio – ribadito dal ministro e dal Pdl e sostenuto anche dalla Lega e, fino al momento del voto, dall’Udc – obbedisce ad una concezione per cui l’educazione si fonda su un rapporto personale unico. Ciò non esclude l’insegnamento dell’inglese o dell’informatica con un docente specifico, qualora lo stesso insegnante dominante non sia in grado di attrezzarsi al riguardo. Certo, questo provocherà risparmi, liberando risorse in un bilancio per la scuola dove gli stipendi del personale assorbono oggi il 96,98 per cento (!) del budget complessivo. D’altra parte, i maestri modulari (tre ogni due classi) sono stati introdotti per ragioni sindacali e di welfare (ossia per dare occupazione a giovani laureati), oltre che in omaggio ad una pedagogia del doppio o triplo "punto di vista" da proporre ai bambini (così che possano crescere nel dubbio…). Nella scuola italiana, a fronte di una mancanza quasi completa di investimenti infrastrutturali e nella didattica, si contano ben diecimila classi con meno di dieci alunni.
3) Il decreto punta a rinforzare il principio di autorità nella scuola, indebolitosi pericolosamente negli ultimi anni. Il voto in condotta, da solo, non può certo risolvere il problema del "bullismo", ma fornirà al docente e all’istituzione scolastica uno strumento che permetta al ragazzo e alla famiglia di riconoscere in chi lo impugna un’autorità. "Autorità", nel senso etimologico, indica qualcuno che parla con certezza di che cosa sia il bene e il male, e su questa base richiede la disciplina.
4) L’introduzione di corsi in "Cittadinanza e Costituzione" non ha come obiettivo una sorta di "educazione statale" che si suppone neutra, bensì l’educazione allo stare insieme attraverso la comunicazione dei caposaldi della vita comune: il rispetto reciproco, la cura di chi è diverso, ma anche il non sporcare i muri, l’alzarsi in piedi quando in classe entra un adulto, e così via.
5) La reintroduzione del voto in decimali mira a ripulire i giudizi sull’italiano e la matematica dagli psicologismi e da sforzi espressivi spesso poverissimi, a benefico della semplicità e della chiarezza.
L’obiezione che lo scopo del decreto sia "uccidere la scuola", "togliere il tempo pieno" o "licenziare i maestri" è assai povera. In realtà le famiglie potranno scegliere liberamente se lasciare i figli a scuola 24 o 27 o anche 40 ore alla settimana. Perché opporsi alla libertà di scelta? E’ davvero necessario che tutti siano obbligati per legge ad inviare i figli a farsi indottrinare anche di pomeriggio, anche quando le scuole sono dominate da ideologie "progressiste" che nei fatti fanno progredire solo l’ignoranza?
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