Nel 1830 vennero censite oltre 32 milioni di viti ma con una produzione molto bassa: 76.000 enolitri. Si trattava della prima e più cospicua entrata territoriale dell’Elba.
Nel 1855 vi fu un drammatico crollo in conseguenza della comparsa dell’oidio (1) che decimò i vigneti; in seguito si scoprì la cura a base di zolfo che permise la successiva ripresa. Nel 1878 vennero prodotti 123.000 enolitri (circa 20 volte più di oggi). Nel 1882 un altro flagello si abbatté sulla viticoltura elbana, la fillossera (2), distruggendo quasi tutto il patrimonio vitivinicolo.
La grande successiva ripresa, consentita dall’utilizzo del portainnesto americano resistente alla fillossera, riportò la superficie vitata a livelli non molto inferiori ai precedenti: 2000/3000 ettari alla fine degli ’40, primi anni ’50.
Il paesaggio elbano a quell’epoca era molto diverso da quello attuale, e terrazzamenti a vigneto ricoprivano le pendici dei colli fino ad oltre 300 metri d’altezza come nel Marcianese.
A seguito dell’avvento e del successivo sviluppo del turismo, il patrimonio viticolo si è decisamente ridotto, fino a circa 350 ettari attuali, di cui solo 125 iscritti all’Albo per le varie DOC.
Gran parte dei terrazzamenti si sono ricoperti di macchia e di boschi o sono stati cancellati dalle costruzioni e la viticoltura si è ritirata verso zone sempre vocate ma più pianeggianti e adatte alla gestione con i più moderni sistemi.
Nel contempo però, a partire da auna ventina d’anni fa, inizia il cammino verso una riqualificazione del settore vitivinicolo che procede ora con ritmo accelerato.
La riqualificazione del settore è dovuta essenzialmente a poche Aziende organizzate ed orientate verso la qualità della viticoltura e della produzione. Queste si sono quasi tutte riunite nell’Associazione produttori fondata nel 1987, che ha costituito la base per l’organizzazione e il progresso di tutto il sistema, proponendosi per la prima volta come interlocutore riconosciuto da autorità e organizzazione del settore.
Molte e importanti sono state le azioni portate a termine dall’Associazione, in particolare la presentazione del Disciplinare Elba, approvato nel 1994 ed entrato in vigore nel 1999, in sostituzione di quello ormai obsoleto e riduttivo del 1967; il recupero del ben noto moscato dell’Elba tra i vitigni coltivabili, la proposta di una nuova regolamentazione comunitaria per i passiti naturali.
Dal 21 maggio 1999 la rappresentanza del settore vitivinicolo elbano è passata dall’Associazione produttori al Consorzio di tutela del vino dell’Elba, costituito ai sensi della legge 164/92.
Il consorzio raccoglie quasi il 70% dell’uva D.O.C. prodotta e vinificata sull’isola: 7000 quintali nel ’98, pari a 4500 hl.
Il disciplinare Elba in vigore dal 1999 comprende come zona di produzione l’intero territorio dell’Isola d’Elba.
Dati tecnici: | |
| Ettari a vigneto | 268 (censimento agricoltura 2000) |
| Ettari a vigneto iscritti alla d.o.c. Elba | 135 |
di cui a: | |
| Aleatico | 11 |
| Ansonica | 4 |
| Moscato | 2 |
| Elba Bianco | 80 |
| Elba Rosso | 38 |
Si stima seguente produzione di bottiglie per le diverse tipologie:
| Elba Bianco | bott. da 0,750 280.000 |
| Elba Rosso e Rosato | bott. da 0,750 120.000 |
| Ansonica | bott. da 0,750 15.000 |
| Ansonica Passito | bott. da 0,500 2.200 |
| Aleatico | bott. da 0,500 24.000 |
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