Boris Procchieschi e il turismo elbano

L’impegno e l’equilibrio dimostrati da Boris Procchieschi nel suo lavoro all’Isola d’Elba sono stati oggi riconosciuti da Associazione Albergatori e dalle associazioni ambientaliste. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile, non tanto per la sua attenzione all’Elba, al suo ambiente e al suo turismo, ma anche perché con lui se ne va una parte eccezionalmente significativa di un’hotellerie che all’Elba, e forse ovunque, appare purtroppo – per come il turismo è oggi diventato – ormai perduta e non più riproducibile. Classe e tenacia hanno contraddistinto il suo operato e ci piace ricordarlo in un resoconto del Corriere Elbano inserito nella raccolta, curata da Alfonso Preziosi per la sezione elbana di Italia Nosta, intitolata Turismo e difesa dell’ambiente all’Isola d’Elba. Ne esce fuori, in un periodo difficile per l’ambiente e il turismo elbani, tutta la determinazione e la passione dello storico direttore d’albergo immerso nel ruolo di Presidente degli Albergatori Elbani: una relazione lucida che mette tutti operatori e decisori politici, davanti alle proprie responsabilità, il tutto unito dal quel desiderio di unità dell’isola a livello umano e politico. Il resoconto è del 1990 un’analisi sociale e turistica molto lucida e per certi versi, purtroppo, ancora attuale.

Aspre critiche alle forze politiche e amministrative sulle cause del deflusso turistico nella relazione dell’A.A.E.

dal Corriere elbano del 30 ottobre 1990

Nella relazione tenuta ai soci durante l’assemblea annuale, il Presidente dell’Associazione Albergatori Elbani, Boris Procchieschi, ha esaminato analiticamente le cause della recessione del turismo a livello nazionale e locale.

Già in un precedente articolo avevamo anticipato quali fossero – secondo noi – i motivi per cui negli ultimi anni il turismo elbano aveva segnato un regresso, additandone nei prezzi elevati una delle componenti più significative. Ora, dopo aver letto la relazione del Consiglio Direttivo dell’A.A.E., non possiamo negare che il male ha ben più profonde radici, tanto che la giustificazione va ricercata in un complesso di cause concomitanti che nel 1989 anno prodotto un calo del 5% nei pernottamenti e che il saldo valutario si è ridotto a poco più di 6 miliardi, rispetto ai 7 dell’88 e ai 12,300 miliardi dell’85.

E’ vero che il deflusso del movimento turistico elbano risente di una situazione generale che riguarda tutta l’Italia. Che ha visto diminuire del 2,8% le presenze dei con nazionali e del 5,5% quelle degli stranieri; una situazione derivata dalla concorrenza degli altri paesi mediterranei, ma dovuta anche alla mancanza di una politica turistica a livello sia nazionale, sia locale.

All’Elba Infatti il turismo si è sviluppato senza alcuna programmazione e senza interventi pubblici a sostegno delle iniziative private. La crisi delle strutture alberghiere che ha costretto alcuni proprietari a cessare l’attività, altri a modificare l’albergo in appartamenti, oltre ad essere causata dalla pesante incidenza del costo del personale è giustificata anche dall’evolversi in modo abnorme di case e appartamentiprivati destinati ai vacanzieri. Questo ha creato le conseguenze a cui oggi assistiamo, come la mancanza di acqua, le difficoltà dei trasporti, li sovraffollamento, l’inquinamento e il depauperamento ambientale. “Questa ricettività sommersa – si legge nella relazione – che in molti casi fa capo anche a cittadini non italiani, esula da ogni forma di controllo, non contribuisce alla redistribuzione della ricchezza che la stessa produce. E proprio perché non programmata, ed oggi non più controllabile, nella maggior parte dei casi fornisce un servizio talmente scadente da sminuire l’immagine turistica ufficiale (noti sono gli importi degli affitti che raggiungono anche i 10.000.000 per appartamento)”.

Con Luzi e Procchieschi-p[2]

Boris Procchieschi in una immagine del 1994 con Mario Luzi e Italo Bolano davanti all’Hotel Désirée.

La relazione elenca quindi una serie di concause sulle quali non possiamo non essere d’accordo, a cominciare dalla stazione di Piombino, che – come ha il primato fra i porti turistici italiani per movimento passeggeri (2.700.000 passaggi l’anno) – “possiamo sicura-mente attribuirgli anche il primato per Ia disorganizzazione ed inefficienza di tutte le aree portuali italiane”. La variante dell’Aurelia, sulla quale si discute da anni, è anch‘essa “una dimostrazione tangibile dell’inefficienza della Pubblica Amministrazione”. Secondo Il relatore anche “l’inefficienza della biglietteria Toremar di Piombino… danneggia la nostra immagine e la nostra economia”, mentre un meritorio riconoscimento è rivolto alla Navarma che si è dimostrata “più flessibile e disponibile, più sensibile alle esigenze” della categoria degli albergatori, permettendo loro di “far fronte alle carenze della Soc. Pubblica”.

Il relatore si diffonde poi ad esaminare le difficoltà attraverso le quali la categoria e chiamata adoperare: la burocrazia “sempre più artificiosa e farraginosa, la tassazione sempre più severa” e le continue verifiche del Vigili del Fuoco, USL, NAS, Tributaria. Accenna quindi alla situazione dell’Azienda di Promozione Turistica, che “dopo oltre 15 anni di commissariamento, per negligenza partitica si continua a mantenere agli stessi limiti dell’efficienza operativa”. Né manca un velato accenno alla Comunità Montana, allorché parla della mancanza di “una vera politica promozionale tale da armonizzare lo spirito campanilistico, in più occasioni dimostrato delle otto Amministrazioni comunali quando devono assumere iniziative collegiali nell’interesse dell’Elba”.

Avviandosi alla conclusione, il relatore afferma che tra le principali prospettive della categoria si pone quella del recupero della bassa e media stagione. Altri importanti argomenti sono l’ammodernamento dell’aeroporto, il Parco Nazionale dell’Arcipelago, la pulizia e l’accesso alle spiagge. la riqualificazione dei centri storici, la fruibilità dei musei. Infine c’è molto da operare nel settore della ristrutturazione orazione, “ove l’improvvisazione, l’assenza di una seppur minima professionalità, eccetto qualche caso, dequalifica l’immagine Elba”. Né manca, nella relazione, la critica ad alcuni membri dell’Associazione “nella politica dei prezzi che molto spesso produce concorrenza sleale nei confronti delle categorie inferiori”; nell’albergatore si richiede invece “maggiore attenzione al rapporto servizi offerti e prezzo richiesto” e ognuno dovrebbe “imparare a rinunciare allo sfrenato individualismo”.

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Nelle pagine conclusive sono enunciati provvedimenti che secondo il Consiglio Direttivo dell’AAE – dovrebbero essere presi dalle autorità per arginare il deflusso del movimento turistico. Il primo posto spetta alla salvaguardia dell’ambiente, quindi il contenimento dello sviluppo urbanistico, il recupero del cliente straniero, I’apprestamento dei bisogni primari, le fruibilità dei trasporti. Per conseguire questi obiettivi occorre anzitutto “superare l’individualismo delle amministrazioni locali, USL e Comunità Montana comprese e degli stessi privati, arginare lo sviluppo residenziale, non consentire aumento dei posti tenda nei campeggi, rendere agibili le spiagge attualmente irraggiungibili via terra, assicurare il buon funzionamento degli impianti di depurazione e delle fosse a tenuta di tutte le attività ed abitazioni private In prossimità delle località marine”.

Il problema più grave, quello dell’approvvigionamento idrico, è trattato per ultimo: viene suggerito un censimento dei pozzi presenti all‘Elba da utilizzare in casi di necessità, e la sostituzione delle condotte più obsolete che presentano accertate forme di dispersione”.

La lunga, circostanziata relazione sl conclude con un appello alle forze politiche e amministrative che non possono “sottrarsi alle loro responsabilità” sull’andamento futuro del turismo elbano.

Photo credits: Elbareport e Pisa Today

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