2008, la Festa dell’Uva vista da Leonardo Preziosi

Nell’ottobre 2008, Leonardo Preziosi raccontò, dalle pagine di Elbareport,  la sua partecipazione alla giuria delle Festa dell’Uva di Capoliveri, un racconto che colpì molto noi di Elbacomunico che, in quel periodo, stavamo iniziando a pensare a Officina Turistica. Questo articolo di Preziosi ispirò la costituzione del primo social media team dedicato a un evento turistico in Italia. Un gruppo di blogger e di professionisti che si cimentò nella narrazione dell’evento capoliverese in occasione dell’edizione 2010. Da quel giorno iniziarono a crearsi i presupposti che poi portarono alla nascita di ViviCapoliveri, il blog dal quale il paese elbano si racconta online da oltre tre anni.

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La Festa dell’Uva

Nel primo week-end di Ottobre ho avuto la fortuna di partecipare, come membro della giuria, alla festa dell’uva organizzata dalla “G.Verdi” di Capoliveri.

Non potendo, per discrezione e riservatezza, soffermarmi a dare dei giudizi pubblici sui singoli temi sviluppati dai 4 rioni, sento però la necessità di esprimere i sentimenti che la manifestazione in generale mi ha sollecitato e di provare ad utilizzarli come paradigma per la costruzione di quella piattaforma di valori comuni a tutti gli elbani che sarebbe, a mio avviso, così utile per essere finalmente uniti almeno sulla valorizzazione delle nostre tradizioni.

Senza invidia e senza troppe esaltazioni, come ho già avuto modo di farlo personalmente, sento di dovermi congratulare con gli organizzatori e di estendere a tutta la popolazione di Capoliveri il mio apprezzamento per la vivacità e l’applicazione che è stata profusa nell’ambientazione dei temi prescelti e nella ricerca così dettagliata di riprodurre gli usi e i costumi dei nostri padri.

Credo che questo impegno così forte nel far rivivere scene di vita quotidiana della nostra isola abbia una duplice valenza: da un lato, storico-sentimentale, perché ci permette di “non dimenticare”, dall’altro, puramente commerciale, perché focalizzare l’attenzione di 4-5 mila persone in una domenica di Ottobre non è poi così banale, specie alla fine di una stagione non particolarmente brillante dal punto di vista delle presenze turistiche.

Di queste manifestazioni l’Italia è ricchissima: vivendo sui Castelli Romani, nel mese di settembre e di ottobre, ho contato almeno 20 località che si sono avvicendate e/o sovrapposte con feste dell’uva, sagre del “fungo galletto”, del “fungo porcino”, della castagna, del “marrone”, della patata e così via. Ne ho visitata qualcuna, tra le più vicine a casa: non ce n’è stata alcuna che sia andata oltre la solita, intendiamoci ben accetta, ma monotona “magnata”.

Chi, invece, ha avuto modo di partecipare alla Festa dell’uva di Capoliveri, sicuramente avrà anche fatto qualche “assaggino”, ma avrà anche apprezzato l’enorme sforzo fatto dai 4 rioni (Baluardo, Fortezza, Fosso, Torre) per coniugare usi, costumi e storicità dei nostri luoghi e della nostra gente con un principio base che ha informato indistintamente tutte le ambientazioni presentate dai singoli rioni.

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L’INVITO, L’ACCOGLIENZA, LA PARTECIPAZIONE

Non a caso tre rappresentazioni su quattro hanno previsto un matrimonio, classico simbolo di allegria, di invito, di condivisione, straordinario mezzo di contaminazione positiva di festosità; il quarto rione ha optato per un fatto di cronaca che comunque ha coinvolto una moltitudine di persone.

La manifestazione ha svelato un aspetto della elbanità che non tutti conoscono, di cui Capoliveri si fa spesso testimone ed ambasciatore.

Capoliveri non è quello del “più letti c’hai e meno dormi”, ma un paese che guarda al futuro senza dimenticare, che trova nel sano antagonismo paesano la molla per differenziarsi e per essere sempre più competitivo, per stare al passo, per trovare nuovi spunti senza snaturare la propria identità.

Questo messaggio deve essere raccolto dagli altri comuni; qualcuno già segue questa deriva e qualcuno tenta di mettersi in scia ma si fa ancora troppo poco.

Per migliorarsi è necessario che ci si riappropri della voglia e dell’orgoglio di essere elbani e le Istituzioni devono fare in modo che ciascun cittadino si senta partecipe di un progetto di riqualificazione del proprio paese: proprio come si sente la gente di Capoliveri che è fiera di questa Festa e di tutto quanto si fa in paese.

Come per altri grandi temi trasversali come la Sanità, la Pubblica Istruzione, l’Ambiente, questi esempi di cultura non possono che unirci; su questi temi non si possono avere opinioni contrastanti, anzi dobbiamo tutti quanti valorizzarli.

Utilizziamo queste esperienze per reiterarle, per creare un movimento culturale elbano ad ampio respiro che abbia questi sani connotati e che costituisca la base di un unico “comune” denominatore che ci contraddistingua e che diventi un’occasione di crescita per noi stessi ma anche per chi viene all’Elba in vacanza.

Questi sono valori inattaccabili: difficilmente in futuro potremmo essere “liquidati” per un biglietto della nave che costa troppo o perché un albergo non ha il servizio atteso.

Leonaro Preziosi

Le immagini sono di Alessandro Beneforti

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