1896, il Sindaco di Rio Marina scrive al Prefetto di Livorno

Rio Marina, 24 settembre 1896

Ill/mo Sig. PREFETTO – LIVORNO

E’ tanto nobile e santo lo scopo che si prefigge la S.V. Ill./ma che chiunque ha sentimenti umanitari e liberali, non solo deve gioirne, ma deve cooperare con tutte le sue forze alla rinascita del medesimo. Così ben volentieri presterò la mia debole opera per contribuire anche in minima parte a sollevare le classi lavoratrici per strapparle dalle mistificazioni degli adulatori del popolo, per mire egoistiche e ambiziose e fin d’ora porgo vivissime grazie alla S.V. Ill.ma perché mi offre il mezzo di spendere la mia parola in pro dei miei amministrati.

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La classe operaia a Rio Marina è composta di marinai e cavatori delle miniere. Prima della rottura del trattato di commercio con la Francia l’intera popolazione viveva col mare e forniva gli equipaggi ai numerosi bastimenti del proprio paese, comandati da capitani paesani che facevano il trasporto del minerale di ferro dall’Elba in Francia. Il periodo dal 1870 al 1881 fu molto prospero per questo paese per lo sviluppo importante che ebbero le miniere: in poco volgere di tempo la popolazione si duplicò, i pochi e piccoli bastimenti divennero numerosi e potenti per tonnellaggio, tanto ché la nostra marina a vela occupava uno dei primi posti tra quella nazionale; si abbandonarono completamente gli altri traffici (e ciò fu un danno) per quello del minerale, perché era più remuneratore. Alla prosperità del paese contribuiva la maggior produzione che aveva annualmente raggiunto cifre favolose: nel 1881 furono prodotte ed esportate oltre 400 mila tonnellate di ferro; e le nuove opere d’arte che venivano costruite per incrementare i lavori delle miniere ed in quel periodo di tempo sorsero ponti metallici, funicolari, officine, vie ferrate, moli, moletti, piani inclinati: affluivano da ogni parte gli operai della vicina Toscana e potevano lavorare nella miniera oltre 200 condannati ai lavori forzati distaccati dal Bagno penale di Longone ed i domiciliati coatti che in quell’epoca venivano qui inviati, insieme ad oltre 2.000 operai liberi, quasi tutti di Rio nell’Elba, senza che mai un lamento o una protesta si levasse contro quella concorrenza. Tutti guadagnavano ed erano contenti e gli eterni sobillatori del popolo trovavano perciò le nostre popolazioni refrattarie ai loro falsi miraggi.

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Dopo il 1881 lo stato di benessere di questa popolazione cominciò a decrescere, la rottura del trattato di commercio con la Francia rendeva impossibile il traffico del minerale in Francia e la limitazione nella produzione annua del minerale, portata a ton. 180.000 obbligava gli affittuari delle miniere a licenziare i condannati ed a diminuire ulteriormente il personale. A poco per volta sparirono tutti i bastimenti , sopraffatti anche dalla concorrenza dei vapori molti capitani rimasero e sono tuttora disoccupati e consumano ora, stentando la vita, i risparmi ammassati con tanti stenti, sudori e rischi; i marinai furono costretti a rimanere a terra e sollecitarono, e pochi si chiamarono fortunati , d’essere ammessi a quei lavori delle miniere che prima disdegnavano e rilasciavano ai loro confratelli di Rio nell’Elba. Una buona parte di questi marinari, i più giovani, s’imbarcarono e navigarono nei mari lontani e pericolosi, stando per anni lontani dal paese natio e dai genitori; ma i più anziani, non più adatti a tanti strapazzi si trovavano sempre disoccupati, languono nella miseria e non rifuggirebbero dal mestiere più vile e peggio sarebbe per loro se l’affittuario delle miniere non li adibisse nei lavori della caricazione che sono però incostanti e saltuari e non possono perciò offrire una risorsa sicura pei il mantenimento della famiglia tutto l’anno: Attualmente trovansi in Rio Martina circa cento di questi disoccupati, che sono facile preda per gli amanti dei disordini. Ed anche in questi giorni tentatasi di costituire fra i medesimi un’associazione, il cui scopo apparente era quello di reclamare lavoro. Ma che realmente era destinata a servire da strumento ai soliti mestatori. Devesi all’intervento di autorevoli cittadini se nel suo primo nascere questa associazione s’è disciolta e gli stessi operai, convinti d’esser stati ingannati, e rassicurati che il Municipio, loro legittimo tutore, non avrebbe mancato di occuparsi del miglioramento delle loro sorti, smascherarono e sconfessarono i promotori. Ma ciò che non è avvenuto oggi, può avvenire domani. Ed è perciò che questo Consiglio comunale, per togliere ogni arma ai falsi amici del popolo, nell’adunanza 6 corrente deliberò di presentare un’istanza di cui mi pregio trasmettere copia alla S.V. Ill.ma, a S.E il Ministero delle Finanze, per interessare il Regio Governo in pro del personale operaio addetto alle miniere e del bene economico di questo Comune. Quanto si chiede in quella relazione al Regio Governo è quanto serve di base agli agitatori o per valersene nei periodi elettorali o per mantenere il malcontento nel popolo; l’attuale Amministrazione comunale, per sradicare la mala pianta, ha prelibato dalle aspirazioni del nostro popolo tutto ciò che ha ritenuto giusto ed attivabile e lo ha concretato nella citata istanza. Quando il Regio governo accolga le domande ivi contenute, riflettenti il personale della miniera, la classe marittima e quella operaia, molti motivi di malcontento spariranno e questo Governo sarà davvero benedetto dale nostre popolazioni e chiamato restauratore. Lo accogliere quella istanza non costerà alcun sacrificio allo Stato, perché le concessioni che dovrebbero farsi sarebbero che graverebbero sull’affittuario delle miniere. La causa principale di malcontento, che viene sempre sfruttata con efficacia dagli agitatori, è il vedere che mentre molti paesani adattissimi per il lavoro nelle miniere, sono disoccupati, rimangono invece adibiti alle miniere operai del continente, poco o punto adatti a quei lavori, che capitarono qui all’epoca in cui le miniere avevano bisogno di braccia. Ogni malcontento sotto questo rapporto scomparirebbe quando nel novo capitolato d’affitto delle miniere fosse posta la clausola che a parità di condizioni fossero preferiti gli operai indigeni.

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Il territorio di questo comune è limitato, montuoso, sterile e non proporzionato alla popolazione che vi abita e che quando le miniere non fossero attive, non offrirebbe sufficienti risorse per il di lei mantenimento. Le condizioni delle miniere sono tristi e disperate perché le medesime vanno esaurendosi: il Regio Ufficio geologico, dopo molti studi e saggi è venuto alla conclusione che, seguitando nell’attuale produzione annua, le miniere potranno essere esercitate con profitto, per circa un trentennio ed in forza di ciò il Regio Governo ha limitato da vario tempo la produzione per l’allontanamento della crisi mineraria, cha sarà la maggiore disgrazia, forse irreparabile, della nostra popolazione. Sarebbe perciò atto provvido di governo incoraggiare nel modo migliore l’agricoltura che finora è stata trascurata per i lavori più proficui della miniera ed anco per la ristrettezza del territorio. La filossera fatalmente ha distrutto i vigneti che trovansi nel nostro territorio e se non interviene l’aiuto diretto del governo o la sua cooperazione per l’istituzione di una cassa agricola, difficilmente ed in un tempo molto remoto i nostri vigneti potranno essere ricostituiti. Incoraggiare il credito ed accrescere il terreno coltivabile fra i contribuenti sono i due fattori che possono sollevare le condizioni di questa popolazione e che potranno far fronte in un avvenire non lontano alle conseguenze disastrose della crisi mineraria.

Il territorio di questo comune, oltre che ristretto per sua natura, è per la maggior parte costituito dalla zona mineraria di proprietà del demanio e dal monte Giove e relativa valle, che non contengono minerale di ferro ma che sono tenuti come boschi del demanio. Il monte Giove e relative vallate occupano un’area estesissima e che rappresenta una buona parte del territorio comunale, sono adatti alla coltivazione; bene esposti e che riuscirebbero fertilissimi specialmente per la cultura della vite; attualmente sono tenuti a bosco, custoditi e sorvegliati da una guardia forestale ma sia per i furti della legna, sia per gli incendi, hanno costituito per il demanio, se non una passività, certo neppure rendita. La quotazione dei medesimi e la vendita all’asta, mentre non porterebbe pregiudizio diretto allo Stato, avvantaggerebbe le condizioni di questa popolazione e così rimarrebbero intensamente produttivi quei terreni che verrebbero ad aumentare la ricchezza nazionale, mentre nelle mani del demanio non recano alcun benefizio.

La nostra rada è disgraziata perché non è protetta da nessun riparo, contro il mare e spesso vi avvengono sinistri. E’ sentito quindi il bisogno che si faccia un’opera d’arte che valga almeno a rendere possibili i salvataggi. Per la vigente legge sui porti il Regio Governo ne ha lo stretto obbligo. Questo Consiglio comunale con deliberazione 9 agosto1996, di cui unisco copia, fece domanda al Regio Governo affinché fosse costruita una scogliera che collegasse il moletto allo scoglietto. Quando tale domanda venisse accolta, non solo si renderebbero possibili i salvataggi, ma in caso di temporali sulla nostra Rada, potrebbero rifugiarsi le barche pescherecce di Santo Stefano, Giglio, Livorno, etc. etc. che tante e tante volte hanno corso pericolo di naufragarci; ed i lavori che dovrebbero eseguirsi sarebbero una non lieve risorsa per tanti operai disoccupati. Nutro fiducia che la S.V. Ill./ma non mancherà di raccomandare presso la superiore autorità questa pratica necessaria per la sicurezza degli approdi.

Questi per sommi capi sono i bisogni di questa popolazione. Tolte queste cause di malessere, questo paese vivrebbe quieto e tranquillo, fidente nelle patrie istituzioni, affezionato al Re ed alla Patria e saprebbe respingere le male arti dei seminatori d’odio fra le classi sociali e dei faziosi politici.

Con ossequio. Il Sindaco di Rio Marina, Ing. Giovanni Taddei Castelli

Segnalato a Elbacomunico da Lorenzo Marchetti, tratto da “La vena del ferro e le vie del mare” di Lelio Giannoni
Le immagini sono tratte dal sito del Parco Minerario Isola d’Elba

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